L’Europa dell’agroalimentare (Quaderno 2 di 3 ) – Dalle quote latte al Green Deal: quando l’Europa ha aiutato l’agricoltura e quando l’ha messa in difficoltà

L’Europa dell’agroalimentare (Quaderno 2 di 3 ) – Dalle quote latte al Green Deal: quando l’Europa ha aiutato l’agricoltura e quando l’ha messa in difficoltà

By Giuseppe

Sessant’anni di Politica Agricola Comune raccontati attraverso le grandi riforme che hanno cambiato il volto dell’agricoltura italiana: quote latte, zucchero, vino, allevamenti, sicurezza alimentare e ambiente.


Newsfood.com, 22 Luglio 2026


NOTA del Direttore
L’Europa agricola non può essere giudicata con un “promossa” o “bocciata”. Ha contribuito a costruire il sistema agroalimentare più sicuro del mondo e ha valorizzato produzioni come DOP e IGP, diventate un modello internazionale. Allo stesso tempo, ha imposto un crescente carico amministrativo e costi che oggi pesano sulla competitività delle imprese. La vera sfida non è scegliere tra più Europa o meno Europa, ma costruire un’Europa capace di coniugare qualità, sostenibilità e libertà d’impresa. Nel terzo e ultimo capitolo proveremo a delineare quale potrebbe essere la PAC del futuro: meno burocrazia, più innovazione e una concorrenza realmente equa con il resto del mondo.
Giuseppe Danielli


Già pubblicato:

L’Europa dell’agroalimentare (Quaderno 1 di 3 )
Perché è nata la Politica Agricola Comune


L’Europa dell’agroalimentare (Quaderno 2 di 3) 

Dopo il successo arrivano le prime difficoltà. Dalle quote latte al Green Deal: quando l’Europa ha aiutato l’agricoltura e quando l’ha messa in difficoltà

Negli anni Settanta la PAC è considerata uno dei maggiori successi dell’integrazione europea.
L’agricoltura produce. I redditi crescono. L’Europa è autosufficiente, ma proprio questo successo genera un nuovo problema. Si produce troppo: burro, latte, vino, cereali, zucchero.
Le eccedenze costano miliardi di euro ai contribuenti europei. Bruxelles decide quindi di cambiare completamente strategia.

Le quote latte: la misura più contestata

Nel 1984 vengono introdotte le quote latte. L’obiettivo era semplice: evitare che ogni Paese producesse più latte di quanto il mercato europeo fosse in grado di assorbire.
L’idea economica aveva una sua logica ma la sua applicazione italiana molto meno. L’Italia contestò per anni il quantitativo assegnato e molti allevatori produssero oltre i limiti previsti.
Arrivarono le multe e cominciò uno dei contenziosi più lunghi della storia agricola italiana.
Ancora oggi molti attribuiscono ogni responsabilità all’Europa ma la realtà è più complessa.
Una parte consistente del problema infatti nacque anche da ritardi amministrativi, controlli incompleti e scelte politiche nazionali.

La riforma dello zucchero in Europa

Un’altra ferita riguarda la barbabietola da zucchero. Per decenni l’Italia era uno dei principali produttori europei ma con la riforma dell’OCM zucchero molti zuccherifici vengono chiusi e interi territori perdono una coltura storica.
L’obiettivo europeo era ridurre una produzione ritenuta eccessiva e poco competitiva ma il risultato, almeno in Italia, è stato una drastica riduzione della filiera nazionale. Oggi buona parte dello zucchero consumato arriva dall’estero.

Il vino: da eccedenza a patrimonio

Anche il settore vitivinicolo cambia profondamente; negli anni Ottanta e Novanta Bruxelles finanzia perfino l’estirpazione di vigneti. L’obiettivo era ridurre la sovrapproduzione e, negli anni successivi, la politica cambia radicalmente.
Si punta sulla qualità, nascono strumenti di valorizzazione delle denominazioni e si rafforza la tutela delle DOP e delle IGP. Si investe sulla promozione internazionale e il vino diventa uno dei maggiori successi dell’agroalimentare europeo.

Sicurezza alimentare: il grande successo europeo

Se esiste un settore nel quale l’Europa ha realmente cambiato il mondo è quello della sicurezza alimentare. Dopo le crisi della BSE (“mucca pazza”), della diossina e delle contaminazioni alimentari, Bruxelles costruisce uno dei sistemi di controllo più rigorosi al mondo.

Nascono:

  • EFSA;
  • rintracciabilità obbligatoria;
  • sistema di allerta rapido;
  • controlli veterinari uniformi;
  • norme comuni sui residui.

Oggi il consumatore europeo dispone probabilmente del sistema di tutela alimentare più avanzato del pianeta.

Benessere animale e sostenibilità

Negli ultimi vent’anni l’Europa ha progressivamente aumentato gli standard relativi a:

  • allevamenti;
  • trasporto degli animali;
  • uso dei farmaci;
  • emissioni;
  • fitofarmaci;
  • ambiente.

Sono norme che hanno migliorato la qualità delle produzioni ma hanno anche inevitabilmente aumentato i costi delle imprese europee ed è proprio qui che nasce una delle critiche più frequenti.

La concorrenza è davvero uguale per tutti?

Molti produttori si pongono una domanda: perché un agricoltore europeo deve rispettare regole ambientali, sociali e sanitarie molto severe mentre possono entrare nel mercato comunitario prodotti provenienti da Paesi dove gli stessi obblighi non esistono?
È uno dei temi più delicati della politica agricola europea ed è destinato a diventare sempre più centrale.

Il Green Deal divide il mondo agricolo

Con il Green Deal europeo la sostenibilità diventa il principale obiettivo politico:
riduzione dei fitofarmaci, tutela della biodiversità, minori emissioni, economia circolare, obiettivi condivisibili.
Il dibattito riguarda soprattutto tempi e modalità di applicazione; sono molte le organizzazioni agricole che chiedono una transizione più graduale.
La Commissione europea, negli ultimi due anni, ha già corretto alcune delle proposte iniziali proprio dopo le proteste degli agricoltori.

Il vero nodo della Comunità Europea

In questi sessant’anni l’Europa ha certamente migliorato:
qualità, sicurezza, tracciabilità, tutela del consumatore, valorizzazione delle produzioni tipiche.
Ha però anche aumentato notevolmente il peso della burocrazia e dei costi amministrativi.
La sfida futura sarà trovare un nuovo equilibrio per produrre in modo sostenibile ma senza perdere competitività.


BOX

Gli italiani che hanno lasciato il segno nella politica agricola europea

L’Italia ha espresso figure di primo piano nella costruzione della politica agricola nazionale ed europea.

Tra queste meritano di essere ricordati:

Giovanni Marcora – Ministro dell’Agricoltura dal 1974 al 1980. È considerato uno dei principali artefici della modernizzazione dell’agricoltura italiana. Promosse cooperazione, innovazione e sviluppo rurale.

Attilio Ruffini e Filippo Maria Pandolfi contribuirono al consolidamento del rapporto tra Italia e Comunità Economica Europea negli anni Settanta e Ottanta.

Luca Zaia – Ministro delle Politiche Agricole (2008-2010). Si è distinto per la difesa del Made in Italy, delle denominazioni d’origine e delle produzioni tipiche.

Paolo De Castro – Ministro dell’Agricoltura per due volte e successivamente parlamentare europeo. Paolo De Castro è stato presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, partecipando direttamente alla riforma della PAC e al rafforzamento delle politiche sulla qualità alimentare.

Accanto a loro, numerosi tecnici, funzionari e ricercatori italiani hanno contribuito in modo determinante alla costruzione della normativa europea su sicurezza alimentare, qualità e sviluppo rurale.


 

 

L’Europa e il diritto di veto: che cos’è e perché oggi se ne parla tanto

Per molti anni alcune decisioni dell’Unione Europea richiedevano l’unanimità degli Stati membri.
Ciò significava che anche un solo Paese poteva bloccare una proposta.
Oggi, nella maggior parte delle materie agricole, il veto individuale non esiste più: le decisioni vengono adottate attraverso la procedura legislativa ordinaria, con il voto del Consiglio dell’Unione Europea (a maggioranza qualificata) e del Parlamento europeo.
L’unanimità rimane invece necessaria in alcuni ambiti particolarmente sensibili, come la politica fiscale, l’adesione di nuovi Stati membri, alcune questioni di politica estera e modifiche fondamentali dei Trattati.

Il dibattito resta aperto: c’è chi ritiene che il veto rallenti l’Europa e chi, al contrario, lo considera una garanzia per evitare che i Paesi più piccoli siano penalizzati dalle decisioni delle grandi nazioni.


 

Continua… 

Nel terzo e ultimo Quaderno di “L’Europa dell’agroalimentare” l’argomento è:

La PAC del futuro: meno burocrazia, più competitività
e una nuova sovranità alimentare

 


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