Agroalimentare europeo: perché l’Italia eccelle nella qualità ma resta indietro nei numeri

Agroalimentare europeo: perché l’Italia eccelle nella qualità ma resta indietro nei numeri

By Giuseppe

L’analisi dei dati 2025 mostra un settore in crescita, ma evidenzia anche i limiti strutturali dell’Italia. 

La politica europea dovrebbe concentrarsi sulla competitività, non sull’eccesso di burocrazia

Newsfood.com, 17 Luglio 2026


NOTA del Direttore


I dati internazionali sull’agroalimentare 2025 mostrano un quadro positivo ma ricco di contraddizioni. L’Italia continua a distinguersi per qualità e valore aggiunto delle produzioni, ma resta lontana dai principali competitor europei in termini di esportazioni complessive. Paesi come Paesi Bassi, Germania, Francia e Spagna ottengono risultati superiori grazie a una maggiore produttività, innovazione tecnologica e una logistica più efficiente. Secondo Giampietro Comolli, la Politica Agricola Comune dovrebbe ridurre gli oneri burocratici e favorire investimenti, ricerca e competitività. Nel 2025 crescono il valore aggiunto dell’agricoltura italiana, gli investimenti e il reddito dei lavoratori, mentre aumentano anche i prezzi al consumo lungo la filiera. Cereali, olio d’oliva, zootecnia e industria alimentare mostrano risultati positivi, mentre ortofrutta e alcune produzioni vegetali risentono della concorrenza internazionale e della riduzione dei consumi. La sfida resta quella di produrre meglio, innovare di più e rafforzare la presenza sui mercati mondiali.
Giuseppe Danielli


di Giampietro Comolli

Agroalimentare europeo: perché l’Italia eccelle nella qualità ma resta indietro nei numeri

L’analisi dei dati 2025 mostra un settore in crescita, ma evidenzia anche i limiti strutturali dell’Italia. Per Comolli la politica europea dovrebbe concentrarsi sulla competitività, non sull’eccesso di burocrazia.
La UE deve fare politica agricola, non moltiplicare gli adempimenti

L’agroalimentare italiano ed europeo continua a rappresentare uno dei pilastri dell’economia continentale. Tuttavia, i dati più recenti suggeriscono una riflessione.

Secondo Giampietro Comolli, la PAC – Politica Agricola Comune- dovrebbe concentrarsi maggiormente sul sostegno alla competitività delle imprese, riducendo gli eccessi burocratici che generano costi senza produrre reali benefici economici o produttivi.


L’Italia cresce, ma i concorrenti corrono di più

Le statistiche elaborate da diverse piattaforme internazionali, tra cui Teseo-Clal, mostrano che il commercio mondiale agroalimentare supera gli 11.000 miliardi di dollari, mentre il valore delle sole esportazioni dei principali Paesi produttori raggiunge circa 2.100 miliardi di dollari.

La classifica vede ai primi posti:

  • Stati Uniti;
  • Cina;
  • Brasile.

L’Italia contribuisce con circa 75-77 miliardi di dollari di esportazioni nel 2025.

Davanti al nostro Paese troviamo:

  • Paesi Bassi (130 miliardi);
  • Germania (105 miliardi);
  • Francia (quasi 100 miliardi);
  • Spagna (85 miliardi).

Anche il Belgio si avvicina ai valori italiani.


Il caso Benelux

Il confronto con il Benelux merita particolare attenzione.

Pur disponendo di una superficie agricola molto ridotta, paragonabile a quella di Lombardia e Veneto insieme, Paesi Bassi e Belgio superano complessivamente i 200 miliardi di dollari di esportazioni agroalimentari.

Le ragioni sono note:

  • forte digitalizzazione;
  • agricoltura di precisione;
  • logistica altamente efficiente;
  • infrastrutture moderne;
  • elevata produttività.

Sono aspetti sui quali, secondo l’autore, anche l’Italia dovrebbe investire con maggiore decisione.


Prezzi agroalimentare in crescita lungo tutta la filiera

I dati Istat confermano che nel 2025:

  • i consumi intermedi aumentano dello 0,9% in volume;
  • i prezzi dei beni intermedi crescono dell’1%;
  • i prezzi al consumo aumentano del 5,9%.

Ne deriva che una parte rilevante del valore aggiunto si concentra nei passaggi successivi della filiera: trasformazione, distribuzione, logistica e servizi.

Per il consumatore finale significa pagare prezzi sensibilmente più elevati.


Cresce il valore aggiunto dell’agricoltura italiana

Un dato particolarmente positivo riguarda il valore aggiunto del comparto agricolo nazionale, che nel 2025 raggiunge circa 89 miliardi di euro.

Tra i comparti più dinamici figurano:

  • pesca;
  • industria alimentare;
  • ortofrutta.

Crescono inoltre:

  • gli investimenti fissi;
  • l’acquisto di macchinari;
  • le infrastrutture;
  • il reddito dei lavoratori dipendenti (+1%).

Prosegue invece il calo dei lavoratori agricoli indipendenti, mentre aumentano gli occupati nelle imprese di maggiori dimensioni.


I comparti: luci e ombre

L’analisi delle singole filiere evidenzia situazioni differenti.

Cereali

Aumentano le superfici coltivate e la produzione, ma i prezzi di mercato diminuiscono di circa il 3%, comprimendo la redditività delle aziende agricole.

Ortaggi

Produzione stabile ma fatturato in diminuzione del 5-6%, anche a causa della concorrenza di Spagna, Grecia e Paesi extra UE.

Olio d’oliva

Ottima annata produttiva, soprattutto nel Mezzogiorno, con volumi in crescita di circa il 10%, accompagnata però da una riduzione dei prezzi all’origine.

Frutta

Prezzi in forte aumento sia alla produzione sia al consumo, ma con una diminuzione dei volumi commercializzati tra il 6 e l’8%.

Zootecnia e lattiero-caseario

Produzioni sostanzialmente stabili, ma prezzi finali in crescita per effetto dell’aumento dei costi lungo l’intera filiera.


L’Europa agroalimentare continua a crescere

Nel complesso, la produzione agroalimentare europea supera i 560 miliardi di euro nel 2025.

Si registrano incrementi sia nei volumi sia nel valore economico, accompagnati da prezzi finali superiori al tasso d’inflazione.

Il valore aggiunto dell’export europeo cresce tra il 10 e l’11% rispetto al 2024.

La Francia mantiene il primato produttivo in Europa, mentre l’Italia conferma il primo posto per valore aggiunto agricolo, pur restando indietro rispetto ai principali concorrenti per produttività complessiva, esportazioni e valore della Produzione Lorda Vendibile (PLV).


La sfida non è produrre meno, ma produrre meglio

La conclusione di Giampietro Comolli è netta.

L’Italia possiede eccellenze riconosciute in tutto il mondo, ma questo non basta.
Occorre aumentare produttività, innovazione e presenza sui mercati internazionali, investendo in ricerca, tecnologie e logistica, anziché affidarsi prevalentemente a misure di sostegno o a una regolamentazione sempre più complessa.
Una Politica Agricola Europea moderna dovrebbe accompagnare la crescita delle imprese e rafforzarne la competitività, lasciando in secondo piano gli adempimenti burocratici che troppo spesso rallentano lo sviluppo del settore.


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Giampietro Comolli

 

Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Presidente CevesUni- centro studi ricerche
mercato consumi distretti produttivi

 

 


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