Marco Guglielmone: se n’è andata un’anima buona, buona come il Montebore

Marco Guglielmone: se n’è andata un’anima buona, buona come il Montebore

Marco Guglielmone - MonteboreMongardino Ligure, 27 marzo 2015

Se ne è andato Marco Guglielmone il commerciante caseario di Mongiardino Ligure tra i (ri)scopritori del formaggio Montebore

L’appenino pieno di anime buone come formaggi
Marco Gugliemone era un uomo semplice, uno che si poteva incontrare nei mercati rionali o nelle fiere dei paesi, sempre pronto a scambiare una battuta, a farti assaggiare un pezzettino di formaggio oppure a condividere una risata o un buon bicchiere di vino. Marco se ne è andato in silenzio, come solo i veri amanti dell’Appenino sanno fare. Sulle Alpi il minimo rumore può provocare una slavina o peggio; in Appennino il silenzio non è un rischio,  ma una risorsa.

Così era anche per Marco Guglielmone, tanto amante del silenzio quanto dello stare in compagnia, del passeggiare da solo per i verdi pratoni della val Borbera quanto del conversare su animali e piante.
Guglielmone era una persona dalla storia curiosa. Antiquario di gusti raffinati, ha sempre avuto un amore incondizionato verso quella che lui chiamava semplicemente “la valle”, cioè la Val Borbera (valle appenninica a cavallo di Piemonte e Liguria). Era anche un musicista, infatti suonava la fisarmonica ed anche i pifferi tradizionali, con i quali rallegrava le feste di paese, non per soldi, ma in cambio di un bicchiere di vin rosso “che fa sangue e non impegna”.

Scrive l’amico Maurizio Fava:-“Egli era depositario di un sapere antico, di lavoro duro e arduo come la terra che amava tanto. Non aveva fatto studi specifici ma la sua grande conoscenza affondava le radici nella tradizione orale”.
Proprio quella tradizione orale che portò lo stesso Fava, e in seconda battuta i produttori Roberto e Agata, grazie alla fattiva collaborazione come “venditore-affabulatore” di Marco, alla riscoperta del prelibato formaggio Montebore, divenuto nel breve volgere degli anni un vero e proprio “peso da 90” nella cucina italiana.

 

 monteboreMontebore:
Di tradizione antichissima (se ne parla già in un documento del XII secolo, in cui vi è scritto che venne portato come omaggio da un nobile di Tortona ad un alto prelato), il Montebore rischiò di sparire nel 1982, quando di fatto cessò di essere prodotto. Ma grazie a Maurizio Fava che recuperò la ricetta originale tramite i racconti (ecco qui l’importanza dell’oralità) di Carolina Bracco, ultima depositaria della tradizione, il formaggio poté tornare a fare bella mostra di sé sulle tavole prima dell’Oltregiogo e poi di tutta Italia. Grande merito fu anche di Marco Guglielmone che, di mercato in fiera, di piccolo in borgo a grande paese, grazie alle sue doti di grande affabulatore portò a conoscenza questo antico formaggio, ridandogli la nobilita perduta di un tempo.

Di Guglielmone rimarranno scolpiti nella roccia d’Appennino i suoi appassionati racconti invernali, quando, seduti intorno ad un fuoco nella sua casa di Mandirola (frazione di Mongiardino Ligure), si parlava di massimi sistemi, si discuteva di cibo e cultura e si riannodavano i lacci della memoria.

Ringrazio Maurizio Fava, senza il quale non avrei potuto combinare molto, per la realizzazione di questo articolo.

Mattia Nesto
Newsfood.com

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Commenti ( 4 )
  1. Marco Grassano
    30 Marzo 2015 at 9:31 am

    Lo ricordo molto bene, nelle varie occasioni (San Sebastiano Curone, Giarolo, Gremiasco….) in cui era in giro col suo banchetto. Parlava sempre il suo vivace dialetto della Val Borbera, e sapeva davvero come trattare i compratori. Una volta avevo comprato da lui un Montebore così stagionato da essere quasi marrone (come quello in basso a sinistra, nella foto): ma era sublime!
    Gli sia leggera la terra.

  2. maurizio fava
    30 Marzo 2015 at 12:36 pm

    Ringrazio Mattia per le fin troppo generose citazioni del sottoscritto.
    Mi permetto una precisazione: Marco entra nella storia del Montebore a recupero avvenuto, dopo che con l’impianto del moderno caseificio artigianale alla cooperativa Vallenostra Agata Marchesotti e Roberto Grattone avevano dato una svolta professionale alla rinascita di questo antico formaggio valligiano.
    Il contributo di Marco è stato importante sul piano della diffusione del prodotto sui mercati e nelle fiere, perchè la sua carica di entusiasmo e la sua innata facilità nei rapporti umani lo hanno fatto diventare un punto di riferimento per tante persone, al punto che molti lo identificavano col Montebore che presentava.

  3. Giada Guglielmone
    2 Aprile 2015 at 10:11 pm

    Che dire… Leggo parole meravigliose che descrivono il mio adorato e amato papà… Lui mi diceva sempre noi abbiamo un rapporto di amore e odio ma prevarrà sempre l’amore che provo per tè bamby mia… Ringrazio tutti col cuore.. Giada

  4. Giuseppe Danielli
    2 Aprile 2015 at 10:29 pm

    Cara Giada, il rapporto coi grandi, coi genitori -quando c’è vero Amore- è sempre difficile perchè c’è discussione e ognuno porta avanti onestamente la sua convinzione. Purtroppo ci accorgiamo dell’importanza dell’altro quando uno dei due se ne va in cielo. Resta un vuoto…ma la vita continua, se un giorno vorrai scrivere qualcosa sul tuo amato papà, la sua fisarmonica, il Montebore… noi siamo qua,

    Giuseppe Danielli, Direttore Newsfood.com

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