Manuel De La Osa e il lujo de la simplicidad
2 Febbraio 2010
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Quando noi pensiamo alla Spagna, pensiamo a tecniche di un certo tipo, con azoti liquidi e via dicendo. Ma Manuel De La Osano: potrebbe essere comparato, per intenderci, a Salvatore Tassao a
Pietro Zito: El lujo de la simplicidad, insomma.
È il momento della “cucina del pane”, uno stile a là Cervantesperché il padre di Don Chisciottenacque proprio a un tiro di schioppo dal paese natio del cocinero, terra di
mulini a vento da contrastare con la caponaggine di un Sancho Pancha.
Ma facendosi pure largo, se necessario, anche con le zaffate d’aglio, un bulbo che dalle sue parti non scatena negli investiti reazioni tipo Dracula. Tutt’altro: laggiù si va fieri di
parlare dopo aver provato la Minestra d’aglio e pane di Las Pedroñeras, bagnato con brodo di cottura di lepre: “è l’aglio migliore del mondo, una verità che noi manchegi
conosciamo da secoli, nella forma della zuppa di ceneri d’aglio”.
Poi c’è il Gazpacho, ma non pensate a quello più famoso della regione andalusa: il pomodoro non c’entra nulla e nemmeno la carne se è per questo (“è un gazpacho
vedovo”). Anche questo è legato a doppio filo alla cucina del pane. È un peccato che questa newsletter non sia un ricettario perché verrebbe voglia di scrivere ogni
passaggio per bene, tali e tanti sono i profumi che si diffondono per la sala.
Gabriele Zanatta
Dalla newsletter di Identità golose 293 del 02 febbraio 2010





