Mantova: conclusa l'Assise degli amministratori camerali lombardi

Mantova, 19 Novembre 2007 – Gli amministratori delle 12 Camere di Commercio della Lombardia si sono ritrovati questa mattina al Centro Congressi Mantova Multicentre per il quarto
appuntamento annuale, questa edizione ha visto la partecipazione della Camera di Commercio di Monza e della Brianza, nata a seguito della trasformazione di Monza in capoluogo di Provincia.

Ha aperto i lavori il saluto del presidente della Camera di Commercio di Mantova, Ercole Montanari, che ha sottolineato come il territorio di Mantova abbia saputo negli anni trasformare il
limite del decentramento geografico rispetto alla Regione Lombardia e all’area milanese, in un punto di forza ponendosi strategicamente fra le Regioni Emilia Romagna e Veneto e diventando un
“avamposto” lombardo in un crocevia di grandi tradizioni imprenditoriali.

Una decisa presa di posizione sul futuro del sistema camerale lombardo, e non solo, la relazione del presidente di Unioncamere Lombardia, Francesco Bettoni che, sulla base dell’attuale scenario
politico-economico e istituzionale, ha illustrato le strategie e le priorità dell’azione camerale (innovazione, internazionalizzazione, semplificazione, infrastrutturazione).
«Nonostante la situazione di stallo della crescita nazionale, la Lombardia risponde con una crescita netta del 2%, un dato che deve spingere le Camere di Commercio a un’azione sempre
più incisiva. Le imprese ci chiedono di agire in modo coordinato, efficace ed efficiente e la risposta delle Camere non può che essere di raccordo, una politica di alleanze con le
amministrazioni centrali e con i governi locali, Province e Comuni in primis, senza tralasciare il dialogo con le associazioni di categoria». Le Camere come luogo della
sussidiarietà in un contesto di positiva affermazione soprattutto della media impresa lombarda sul territorio nazionale e sui mercati internazionali.

Mauro Magatti, preside della facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano, nel ricordare le origini storiche delle Camere ha affermato che «il loro futuro sta
nel diventare reti, contrastando la deriva localistica che è una errata interpretazione della identità territoriale».
Sul concetto di rete è intervenuto anche il sociologo Aldo Bonomi, presidente del Consorzio A.A.Ster, che ha parlato delle trasformazioni in atto nella società lombarda, in
particolare del formarsi di una “neoborghesia” nelle quattro piattaforme territoriali del sistema regionale: metropoli milanese, fascia pedemontana, bassa padana e area alpina. «In questo
contesto il ruolo delle Camere di Commercio è porsi al crocevia tra flussi e luoghi, tra capitalismo di territorio e capitalismo delle reti».

Il modello “rete” così evoluto in Lombardia è stato anche al centro dell’intervento del presidente di Unioncamere nazionale Andrea Mondello, che lo ha contrapposto a quello delle
imprese isolate che caratterizza ancora lo scenario dell’economia meridionale. Mondello ha anche denunciato i 14,9 miliardi di euro di costi della burocrazia, una cifra enorme che mette in
ginocchio l’intero sistema.

Il rapporto tra imprese e sistema camerale è stato poi al centro del dibattito, moderato dalla giornalista del TG2 Maria Concetta Mattei, tra il vice presidente di Confindustria Matteo
Colaninno e l’amministratore delegato di Bipop Carire-Gruppo Unicredit Rodolfo Ortolani. Secondo Colaninno alle Camere di Commercio gli imprenditori chiedono sostegni concreti per affrontare
l’apertura verso i mercati esteri, mentre secondo Ortolani le Camere sono una parte di Stato che funziona perché ancorata all’economia reale, anche se non in tutte le parti d’Italia
rappresentano adeguatamente le componenti più dinamiche del sistema.

Niente mezzi termini per il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che ha affermato: «Sulla Brebemi – l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano approvata ma non ancora avviata in
quanto sub judice presso l’Unione europea – stiamo rischiando una nuova Val di Susa lombarda, anzi nazionale». Da una parte, Di Pietro ha attaccato l’Europa, «di cui non mi fido per
niente perché sta umiliando l’Italia a favore dell’Asse del Nord», dall’altra ha criticato l’incapacità italiana di creare e difendere il sistema-Paese al di là degli
schieramenti politici. Antonio Di Pietro ha anche criticato le imprese che vincono gli appalti e fanno subito partire il contenzioso («che oggi riguarda il 90% degli appalti, di cui il
60% prima dell’avvio dei lavori»): un meccanismo che non può più essere tollerato.

L’intervento del ministro, che ha anche annunciato prossime modifiche al sistema di finanziamento delle grandi opere («a superamento della società creata da Tremonti, l’Ispa, che
non è stata difesa né dal centro-destra né dal centro-sinistra») è giunto al termine di una mattinata di lavori caratterizzata da approfondite riflessioni sul
ruolo e sul futuro del sistema delle camere di commercio, non solo lombardo ma nazionale.
Prima del ministro Di Pietro è intervenuto l’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo, che ha sottolineato la priorità delle politiche infrastrutturali,
«il cui fabbisogno regionale è di circa 30 miliardi di euro, non più del 10% dei quali potranno essere coperti dallo Stato centrale». Quindi via libera alle
istituzioni locali e ai privati con gli strumenti del project financing.
Francesco Bettoni ha chiuso i lavori della mattinata. Nel pomeriggio, a porte chiuse, la riunione del Consiglio Generale di Unioncamere Lombardia, chiamato ad approvare il programma di
attività e il bilancio preventivo 2008.

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