Mangiare pesce a casa propria? Si se già pulito, condito e precotto

Mangiare pesce a casa propria? Si se già pulito, condito e precotto

Roma – Il pesce? Solo se è ‘facile’. Agli italiani piace mangiarlo, molto meno pulirlo e cucinarlo e, quando non va al ristorante dove la ‘spinatura’ è affidata ad un
volenteroso cameriere, a casa preferisce cozze e vongole sottovuoto con guscio pronte all’uso, gamberi precotti in scatola, alici, orate, spigole a filetti sott’olio, arrosto di salmone con tanto
di retina e polpi da saltare in padella al naturale. E pazienza se c’é da spendere qualche euro in più, sull’altare della pigrizia si sacrifica anche il risparmio, un po’ come
quello che succede per insalate e verdure in busta, i cui consumi continuano ad aumentare da anni.   

Lo dimostrano gli ultimi dati Ismea 2008 degli acquisti delle famiglie italiane, secondo i quali il consumo dei prodotti trasformati è aumentato dell’1,7%, con prezzi in crescita del 2,7%,
a fronte di una riduzione della domanda per quello fresco del 4%. Insomma, è la velocità nella preparazione ad attrarre il consumatore, che non si accontenta più dei seppur
intramontabili bastoncini.   

E questo il mercato lo ha capito ampliando l’offerta, a cui sempre più spesso la grande distribuzione organizzata dedica un banco frigo a sé. I trasformati, infatti, rispetto agli
altri canali di vendita la fanno da padrone, con percentuali che sfiorano l’80% della domanda, rafforzando il fatturato del banco della pescheria anche del 25%. Il prezzo per le alici fresche, ad
esempio, è di 6 euro/kg, con forti oscillazioni tra nord e sud, ma per una confezione da 200 grammi di acciughe sott’olio si va dai 3,50 ai 7 euro, che al chilo fanno 17,50-35 euro. Per le
cozze, si passa dai 3 euro/kg per le fresche ai 5 euro/kg per quelle sottovuoto ‘simil fresche’, per le vongole dai 9 euro/kg a 15 euro/kg, per il polpo invece dai 10 euro ai 30 euro/kg da far
saltare direttamente in padella.   

Tra le novità ci sono anche gli arrosti di salmone già conditi da infornare per pochi minuti, dove per 500 grammi occorrono 18 euro, mentre per 1 kg di filetti di orata in busta si
superano i 30 euro.  
 
“E’ un segnale che deve essere preso in considerazione da tutta la filiera – sottolinea il presidente di Federcoopesca-Confcooperative Massimo Coccia – perché vuol dire che la richiesta
nonostante la crisi tiene, ma occorre sapere intercettare questo nuovo orientamento del consumatore e adeguarsi di conseguenza, modificando anche quelle che sono i processi produttivi e di
commercializzazione”. Secondo il presidente, il pescatore del vecchio e il mare è una figura che si è evoluta, che deve saper fare i conti non solo con le reti e le normative
comunitarie, ma anche con le regole della grande distribuzione organizzata.   

Non è un caso che tra i prodotti freschi, cresca la richiesta di orate, favorite anche da prezzi più contenuti rispetto agli ultimi anni, naselli merluzzi e sardine, tutti pesci
‘facili’ da preparare. Tra i trasformati, secondo la ricerca, bene anche le conserve ( 3,4%), in particolare sale il consumo di acciughe sott’olio ( 11,4% mentre le fresche calano del 3,4%). In
pratica si tratta di prodotti di quarta e quinta gamma, i primi già puliti e i secondi anche cucinati, che piacciono di più in quelle località che non hanno una grande
tradizione gastronomica di pietanze a base di prodotti ittici.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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