Il predatore predato: un terzo delle specie di squali a rischio estinzione

Il predatore predato: un terzo delle specie di squali a rischio estinzione

La sua fama di crudele cacciatore dei mari, spietato divoratore dei più deboli ha attraversato i secoli.

E’ il protagonista di numerose terrificanti leggende marinare, quasi sempre dipinto come incarnazione di un destino avverso.

Il film di Spielberg ( è numerose altre pellicole del genere) non hanno fatto che rafforzare questo suo ruolo di “cattivo”.

Ma la realtà è totalmente diversa da racconti, miti e storie: lo squalo non è una sorta di super-predatore ,ma una delle specie sul bilico dell’ estinzione. Un terzo delle
specie di squali,i nfatti, inclusi quello bianco e il pesce martello, rischiano di sparire.

Questo è quanto emerge da uno studio dell’ IUCN ( Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), sottosezione Shark Specialist group,
con il quale si evidenzia la situazione particolarmente critica delle specie d’alto mare.

Gli esperti hanno analizzato 64 tipi di squalo pelagico,  ovvero del tipo che nuota fino ad un massimo di 200 metri di profondità, scoprendo come i fattori di potenziale estinzione
siano molti, da quelli diretti (come la pesca: gli squali sono apprezzati per la carne, ed ad alcune parti come le pinne viene attribuito un valore speciale) a quelli indiretti, (come la
sparizione di tonni e pesce spada).

A peggiorare le cose, non esiste nessuna tutela: “Attualmente non c’e’ nessun tipo di restrizione sul numero di squali che possono essere cacciati”, ha detto all’AFP Sonja Forham, una
degli autori dello studio,  “Malgrado la minaccia gli squali d’alto mare sono virtualmente senza alcuna protezione”.

Tale serie di circostanze ha creato una situazione esplosiva: ogni anno vengono pescati, per motivi commerciali o sportivi, circa 100 milioni di esemplari con Canada, Argentina, Nuova Zelanda a
fare la parte del leone.

La mattanza ha avuto conseguenze pesanti non solo sugli squali in sé (negli ultimi dieci anni ,alcune specie sono diminuite dell’80%) ma anche su alcuni ecosistemi che, privi di un
elemento fondamentale si stanno deteriorando.

Matteo Clerici

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