Malpensa, Formigoni: «senza moratoria un danno di 1,3 miliardi»

Milano – La scure Air France su Malpensa genera un danno economico complessivo di 1,3 miliardi di euro all’anno in termini di minore Pil, cioè di minor ricchezza prodotta, e, di
conseguenza, sottrae alle casse dello Stato italiano 600 milioni di euro in termini di minor gettito fiscale.

Le cifre, contenute in un recentissimo studio dell’Università Liuc di Castellanza, sono state rese note oggi dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, in una conferenza
stampa insieme all’assessore alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo, a ulteriore conferma della «necessità» e della «convenienza» per l’Italia e per la Lombardia,
di una moratoria per quanto riguarda i voli di Alitalia su Malpensa. «Una strada – ha detto Formigoni – semplice, lineare, gratuita e conveniente», che il governo dovrebbe assumere
come caposaldo nella trattativa con Air France che l’Esecutivo stesso «dovrebbe condurre in prima persona e non delegare ad Alitalia».
Sono questi i punti chiave della posizione che la Regione Lombardia conferma e rilancia – in attesa di una nuova seduta del Tavolo Milano «che il Governo si è impegnato a
convocare» – alla vigilia di «una settimana che potrebbe essere decisiva» per il destino dello scalo lombardo, e che sarà riproposta come punto di convergenza negli
incontri con i sindacati Cgil, Cisl e Uil lunedì, e con il mondo economico, finanziario e imprenditoriale verso fine settimana. Incontri dai quali Formigoni si attende la conferma e il
rilancio di una strategia assolutamente unitaria del sistema lombardo. Un sistema che – ha ricordato il presidente – genera il 36,5% dell’import nazionale, il 28,5% dell’export, il 35% degli
investimenti italiani all’estero e che attrae il 50% degli investimenti stranieri in Italia.

Formigoni insiste nel dire che «le nostre tesi sono assolutamente fondate» e vanno perseguite. Respinge certi inviti a rassegnarsi perché i giochi sarebbero già fatti:
«Il governo deve paragonare in modo trasparente tutte le proposte in campo», o certa fretta da parte di taluni di concentrarsi sugli ammortizzatori sociali: «Sono l’ultima
spiaggia – ricorda Formigoni – non certo una cosa positiva, perché significa aziende che chiudono e lavoratori in cassa integrazione. Si possono e si debbono evitare, con la moratoria, e
così salvare occupazione e competitività del territorio». Già nei giorni scorsi Formigoni aveva mostrato, conti alla mano, che il costo degli ammortizzatori sociali
per 7500 esuberi, che graverebbe sullo Stato (150 milioni all’anno) è quasi uguale alle perdite di Alitalia su Malpensa (che il presidente di Air France, Spinetta, calcola in 200 milioni
all’anno).

Cattaneo ha dal canto suo rese note le cifre di uno studio del Gruppo Clas-Università Bocconi secondo cui, il ridimensionamento di Malpensa previsto nel piano Alitalia/Air France,
impedirebbe oltre 40mila nuovi posti di lavoro che diversamente si creerebbero. Lo studio valuta che nel 1995 Malpensa attivava 13.385 posti di lavoro e una produzione di 1 miliardo (1.043
milioni di euro per la precisione); nel 2005 (dopo il rilancio internazionale di Malpensa) attivava 76.698 posti di lavoro e 5,5 miliardi (5.574 milioni euro) di produzione. Le stime sul 2015
parlano di 120.363 posti di lavoro e di 8,9 miliardi di produzione (8.908 milioni). La stima di oltre 40.000 mancate assunzioni deriva appunto dalla differenza tra i 120.000 posti previsti nel
2015 e gli oltre 76.000 del 2005.

Cattaneo ha anche fornito le cifre dei mancati introiti del sistema alberghiero attorno a Malpensa, sempre indotti dal piano Alitalia/Air France: 286 milioni di euro all’anno (più delle
perdite Alitalia su Malpensa stimate da Spinetta), cioè 2.600.000 passeggeri/notte in meno al costo medio di 110 euro per pernottamento.
E ha anche quantificato i maggiori costi – 200 milioni di euro all’anno – che le aziende dovrebbero sostenere per i loro manager, qualora dovessero perdere tre ore in più nei loro viaggi
intercontinentali per partire da un hub europeo anziché da Malpensa. La cifra di 200 milioni è stata calcolata dallo studio della LIUC solo sui 665.000 biglietti business.

«Nella storia delle compagnie aeree – ha sottolineato infine Cattaneo – c’è stato un solo caso di trasformazione di un hub in scalo per voli point to point, quello di Cincinnati,
Usa.
L’esito è stato disastroso. In due anni i voli sono scesi da 500.000 a meno di 300.000 e i passeggeri da 23 milioni a 14 milioni. Malpensa non può certo seguire questo modello
sbagliato».

Intanto Klm ha confermato il no al marchio Alitalia nella compagnia. Gli olandesi insomma pretendono – lo ha ricordato il presidente Formigoni – che il nome sia sempre Air France/Klm, anche
dopo l’acquisto di Alitalia».

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