«L’orticoltura dei furbi volta le spalle al futuro»

«L’orticoltura dei furbi volta le spalle al futuro»

Si terrà oggi, presso gli spazi di Cesena Fiere, l’annuale appuntamento con Ortomac, la convention nazionale che a primavera richiama nella cittadina romagnola i protagonisti della
filiera orticola in Italia allo scopo di condividere conoscenze e affrontare le tematiche specifiche del settore.

Secondo i calcoli dell’Osservatoriodei Consumi ortofrutticoli delle famiglie, gli ortaggi freschi rappresentano quasi la metà dei consumi di prodotti ortofrutticoli degli italiani con
4,2 milioni di tonnellateacquistate nel 2008, pari a una spesa di 6,9 miliardi di Euro.

Inoltre, il nostro Paese ha il duplice ruolo di grande importatore ed esportatore di prodotti orticoli. Tuttavia, il settore stenta ancora a superare logiche a compartimenti stagni che frenano
l’innovazione, la competitività e, in generale, un’armonica evoluzione in senso qualitativo.

I limiti dell’attuale situazione dell’orticoltura in Italia, in equilibrio instabile tra tensione all’eccellenza e involuzione, verranno messi a nudo dall’intervento del Dottor Enrico Rappuoli,
membro del comitato di indirizzo di AIS Orto WIC,associazione che rappresenta 22 aziende sementiere orticole in Italia.

Il comparto sementiero, che nel nostro Paese vale circa 140 milioni di Euro, lanceràdalla tribuna di Ortomacun forte richiamo al senso di responsabilità e al rispetto delle regole
rivolto sia agli attori della filiera sia alle istituzioni deputate a vigilare sull’applicazione delle norme e delle convenzioni a tutela della proprietà intellettuale.

«Oggi il commercio di riproduzioni illegali di semi e di moltiplicazioni per talea genera tra i 18 e i 20 milioni di Euro, cioè il 10% del valore del mercato delle sementi
professionali per l’orticoltura. Il danno generato da queste pratiche, però, è enormemente superiore al valore commerciale del seme originale. Significa immettere sul mercato ed
esportare produzioni prive di garanzie di qualità e di tracciabilità oppure diffondere virosi, ipotecando la credibilità e gli sforzi di chi opera correttamente», ha
dichiarato EnricoRappuoli. «ll rischio maggiore, però, è che si creino barriere sempre più forti all’innovazione. Se la difesa della proprietà intellettuale
resta sulla carta e il disinteresse degli attori della filiera va a coprire le ampie zone opache del mercato, si alimenteranno le resistenze e la diffidenza dell’industria sementiera a
introdurre nel sistema orticolo italiano varietà innovative, costate anni di studi e investimenti in Ricerca e Sviluppo a volte superiori al 15% del fatturato».

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