L’orario dei pasti influenza la salute

L’orario dei pasti influenza la salute

Dimmi quanto mangi e ti dirò come starai: per la salute, il momento dell’alimentazione è importante quanto cosa finisce nel piatto.

A dirlo, uno studio del Salk Institute for Biological Studies, diretto dal professor Satchidananda (Satchin) Panda e pubblicato da “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS).

Il professor Panda ed i suoi compagni spiegano come l’attività di numerosi geni del fegato (fondamentali per il benessere) sia influenzata dall’assunzione di cibo, e non dall’orologio
circadiano dell’organismo.

I ricercatori fanno notare come nei mammiferi (uomo compreso) il sistema circadiano è composto da un “orologio” cerebrale centrale e d diversi “oscillatori” presenti nei tessuti
periferici. L’orologio centrale si regola in base alla luce e determina la predisposizione all’attività diurna o notturna, definendo fattori come i ritmi sonno-veglia e l’alimentazione.
Al contrario, gli oscillatori periferici sono insensibili alla luce, venendo regolati da elementi, tra cui l’alimentazione.

Spiega Satchidananda Panda: “L’oscillatore epatico in particolare aiuta l’organismo ad adattarsi allo schema quotidiano di disponibilità del cibo sincronizzando temporalmente
l’attività di migliaia di geni che regolano il metabolismo e la fisiologia. Questa regolazione è molto importante perché l’assenza di un robusto orologio circadiano
predispone l’organismo a varie disfunzioni e malattie metaboliche”

Gli fa eco Christopher Vollmers, uno degli studiosi coinvolti: “Le funzioni di trascrizione indotte dagli alimenti sono come una clessidra metabolica che funziona per 24 ore, ma che è
resettata quando si mangia, mentre l’orologio circadiano centrale è diretto da ritmi autonomi che ci aiutano ad anticipare l’alimentazione sulla base del nostro schema di alimentazione
usuale. Ma nel mondo reale non mangiamo sempre alla stessa ora ogni giorno e quindi è perfettamente ragionevole che l’attività dei geni metabolici aumenti quando servono di
più”.

Secondo il team del Salk Institute, la differenza tra ritmi ideali e ritmi reali (imposti dalle necessità di lavoro) contribuisce a spiegare perché alcuni lavoratori siano
particolarmente suscettibili alla sindrome metabolica, caratterizzata da diabete, elevati livelli di colesterolo e obesità.

In conclusione, il professor Panda ritiene che gli oscillatori locali servano a un ben preciso e importante scopo: tenere separati processi incompatibili, come la generazione di specie reattive
dell’ossigeno, potenzialmente molto pericolose per il DNA, e la replicazione del DNA

Matteo Clerici

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