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L’etichettatura degli alimenti destinati all’estero – L’esperto risponde

L’etichettatura degli alimenti destinati all’estero – L’esperto risponde

By Redazione

Un nostro lettore ci chiede:

Ho bisogno di informazioni riguardo l’etichettatura di prodotti alimentari da esportare verso i ristoratori italiani all’estero. E’ possibile che sia richiesta necessariamente la lingua del Paese in cui il prodotto viene commercializzato, anche se il prodotto stesso è diretto ad un ristoratore italiano all’estero? C’è un’associazione di ristoratori italiani all’estero ?

Premettiamo che la nostra risposta riguarda unicamente i paesi appartenenti all’Unione europea; per gli altri valgono normative specifiche che, purtroppo, non conosciamo.

L’etichettatura dei prodotti alimentari all’interno della UE è regolata, tra l’altro, dalla direttiva 2000/13/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 20 marzo 2000 relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità: le nostre risposte
faranno, quindi, riferimento a tale documento.

– Per quanto riguarda la lingua

1. Gli Stati membri vietano nel proprio territorio il commercio dei prodotti alimentari per i quali le indicazionipreviste dall’articolo 3 e dall’articolo 4, paragrafo 2, non figurano in una lingua facilmente compresa dal consumatore, a meno che l’informazione di quest’ultimo sia effettivamente assicurata da altre misure stabilite per una o più indicazioni dell’etichettatura. Tale determinazione intesa a modificare elementi non essenziali della presente direttiva completandola, viene effettuata secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’articolo 20, paragrafo 3.

 

E’ del tutto evidente che, qualora ad esempio il prodotto fosse esportato in Germania, le indicazioni previste dovranno essere in tedesco e ciò indipendentemente dal fatto che il prodotto sia destinato al consumatore finale (in questo caso si tratterà delle indicazioni apposte sulle singole unità di vendita) o ad altri utilizzatori, come si vedrà più oltre.

La ragione è piuttosto semplice: se un prodotto circola in Germania, chiunque deve essere in grado di verificarne le caratteristiche, quindi la lingua tedesca è indispensabile.

– Per quanto riguarda la destinazione

Come detto, se il prodotto è destinato al consumatore finale, le indicazioni da apporre sulle unità di vendita sono tutte quelle indicate dall’articolo 3 della direttiva (si veda il testo integrale della direttiva 2000/13, nelle Note Finali).
Il quesito posto dal nostro lettore riguarda, però, un prodotto destinato a ristoranti (il fatto che siano italiani non è rilevante): in questo caso le cose si semplificano.
Osserviamo, innanzitutto, che i ristoranti rientrano nella categoria delle “collettività”, come indicato dall’articolo 1 della direttiva 2000/13:

1. La presente direttiva riguarda l’etichettatura dei prodotti alimentari destinati ad essere consegnati come tali al consumatore finale, nonché determinati aspetti concernenti la loro presentazione e la relativa pubblicità.
2. La presente direttiva si applica anche ai prodotti alimentari destinati ad essere consegnati a ristoranti, ospedali, mense ed altre collettività analoghe, in appresso denominate «collettività».

Le modalità di etichettatura dei prodotti destinati alle collettività sono stabilite dal successivo articolo 13:

1. a) Se i prodotti alimentari sono preconfezionati, le indicazioni di cui all’articolo 3 e all’articolo 4, paragrafo 2, figurano sull’imballaggio preconfezionato o su un’etichetta legata al medesimo.
b) In deroga alla lettera a) e fatte salve le disposizioni comunitarie relative alle quantità nominali, se i prodotti alimentari preconfezionati sono:

– destinati al consumatore finale, ma commercializzati in una fase che precede la vendita a quest’ultimo allorché tale fase non è la vendita ad una collettività,
– destinati ad essere consegnati alle collettività per esservi preparati, trasformati, frazionati o somministrati, le indicazioni di cui all’articolo 3 e all’articolo 4, paragrafo 2, possono figurare soltanto sui documenti commerciali relativi a detti prodotti, se è garantito che tali documenti, contenenti tutte le indicazioni dell’etichettatura, accompagnano i prodotti alimentari cui si riferiscono oppure sono stati inviati prima della consegna o contemporaneamente a questa.

c) Nei casi previsti alla lettera b) le indicazioni previste all’articolo 3, paragrafo 1, punti 1), 5) e 7), nonché eventualmente quella prevista all’articolo 10 figurano anche sull’imballaggio esterno in cui i prodotti alimentari sono presentati per la commercilizzazione.

Dunque, nel caso di prodotti destinati alle collettività (ristoranti) e proseguendo col nostro esempio:

– le indicazioni di cui all’art. 3 possono figurare (ovviamente in tedesco) anche solo sui documenti di accompagnamento, a condizione che questi viaggino con la merce o siano stati recapitati anticipatamente;

– l’imballaggio esterno deve comunque riportare (sempre in tedesco): denominazione di vendita; termine minimo di conservazione o, nel caso di prodotti molto deperibili dal punto di vista microbiologico, data di scadenza; nome o ragione sociale e indirizzo del fabbricante o del condizionatore o di un venditore stabilito nella Comunità.

All’interno dell’imballaggio, le singole confezioni possono o meno essere etichettate, dato che non verranno comunque destinate alla vendita al consumatore finale, bensì utilizzate dal ristorante.

Per quanto riguarda le Associazioni dei ristoratori italiani all’estero, segnaliamo:

Ciao Italia – Associazione dei ristoranti italiani nel mondo (www.ciaoitalia.org ).

NOTE FINALI:

Direttiva 2000/13/CE

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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