L'Economia salvata dalla Biodiversità
28 Novembre 2008
3.100 istituzioni e 450 milioni di persone coinvolte nel mondo. Questi gli ultimi dati del Micro Banking Bullettin sul mondo della microfinanaza, citati da Leonardo Becchetti, docente
di economia politica all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, nel corso del V congresso internazionale «Scienza e società» della Fondazione
Diritti Genetici, cominciato ieri e in corso per tutta la giornata di oggi. «Si tratta di una realtà in espansione – ha continuato l’economista – che ogni anno
consente l’accesso al credito di soggetti vicini alla soglia di povertà, altrimenti impossibilitati ad accedere ad alcuna forma di finanziamento».
«Il 3 Settembre 2008 E-bay ha lanciato una piattaforma dedicata (WorldOfGood.com) per il commercio equo on-line – ha segnalato Becchetti – calcolando che il fatturato nel
mercato Usa dovrebbe passare dai 209 miliardi di dollari del 2005 ai 420 del 2010».
Questi sono solo alcuni esempi di «biodiversità» in economia, secondo l’economista, che ha spiegato come «Per realizzare l’obiettivo di creazione di
valore economico in maniera socialmente ed ambientalmente sostenibile è necessaria la coesistenza e l’interazione tra diverse forme organizzative e non è possibile
prescindere da un comportamento non totalmente auto interessato ma anche socialmente orientato della persona».
Oltre il microcredito, un altro esempio «virtuoso» è rappresentato dal commercio equo e solidale, anch’esso in espansione.
Il tutto assume un significato particolare alla luce della attuale crisi finanziaria. «Paradossalmente, la crisi finanziaria e gli eventi di questi ultimi mesi rovesciano il
paradigma della sostenibilità definito dai riduzionismi» – ha detto Becchetti. «In un contesto di asimmetrie informative e in organizzazioni complesse è il
criterio della massimizzazione del profitto a rivelarsi non sostenibile quando incentivi basati sulla performance diretti a tutti i membri dell’organizzazione finiscono per
favorire comportamenti opportunistici di breve periodo che mettono in crisi la sopravvivenza dell’organizzazione stessa. Tutto questo sottolinea l’importanza e la ricchezza
della «biodiversità» in economia».
«Fino a qualche tempo prima della crisi la cultura imperante metteva in discussione l’importanza dell’esistenza di banche cooperative o etiche – ha sottolineato il
docente «Il modello vincente era quello della banca orientata alla realizzazione del massimo profitto a breve per gli azionisti, nella sua versione di banca commerciale (con
sportelli e depositanti) o in quella più aggressiva di banca d’affari (senza sportelli e depositi e unicamente orientata ad operazioni di finanza). Il commissario alla
concorrenza McCrewy aveva addirittura avviato una procedura per valutare se la diversità delle banche cooperative e popolari (la regola una persona / un voto) fosse un ostacolo
alla concorrenza e come tale se dovesse essere rimossa. La crisi ha improvvisamente modificato il campo di gioco. Il modello che è andato in difficoltà è quello
delle banche d’affari e commerciali più aggressive ed orientate alla realizzazione di utili a breve. La ricerca di tali risultati ha spinto queste banche ad orientarsi
maggiormente verso le operazioni in derivati che promettevano rendimenti elevati trascurando la loro maggiore rischiosità».





