La riscoperta del carciofo violetto di Chioggia

La riscoperta del carciofo violetto di Chioggia

 

Il carciofo violetto di Chioggia allo studio di Veneto Agricoltura. Ha affondato le radici anche sul territorio chioggiotto il progetto finanziato dalla Regione Veneto volto alla
riscoperta, al recupero, alla conservazione e alla caratterizzazione di biodiversità in orticoltura.

Una iniziativa, finalizzata a raccogliere una banca del germoplasma (materiale ereditario genetico) di alcune specie orticole del Veneto, (radicchio, aglio polesano, violetto di
Sant’Erasmo, patata dolce) per conservarne e preservarne la biodiversità, che potrebbe portare alla riscoperta e successivamente alla reintroduzione del violetto di
Chioggia sul territorio.

“La ricerca è partita dallo studio del violetto di Sant’Erasmo. – spiega il direttore del centro sperimentale ortofloricolo “Po di Tramontana”
Giannini Michele – Da lì ci siamo accordi dell’esistenza del violetto di Chioggia e abbiamo tentato di recuperare le piante dagli orticoltori.”

La storia del carciofo è ancora incerta. La presenza del carciofo nella laguna veneta era infatti probabilmente costituita dalla varietà “Violetto di Chioggia”
detto anche “Violetto dell’Estuario” che però fu quasi completamente distrutta dall’eccezionale gelata del gennaio-febbraio 1929. I nuovi impianti furono
realizzati con il più resistente Violetto di Toscana.

Il lavoro su Chioggia è partito circa tre anni fa grazie alla collaborazione di Marco Boscolo, libero professionista. “Due sono stati i punti di raccolta delle piante. A
Val da Rio, su un terreno già espropriato, coltivato da un anziano contadino di 85 anni, che continuava a curare una carciofaia per uso domestico risalente almeno al
bisnonno. – spiega Boscolo – Il secondo germoplasma invece è stato trovato in un orto vicino alla pista ciclabile nei pressi della ex scuola Magnasutti nella zona del
Lusenzo.”

La pianta di carciofo è una pianta perenne che si riproduce per propagazione. In termini semplici dalla piante madre germogliano dei “cloni”, tutti con lo stesso
patrimonio genetico. I violetti raccolti a Chioggia sono stati quindi riprodotti e fatti crescere in laboratorio, in ambiente sterile. A primi di Ottobre partirà lo studio e
l’osservazione di 300 piante, suddivise nelle due varietà raccolte, che verranno coltivate da produttori locali in tre differenti piccole carciofaie, nell’area della
gronda lagunare, ed analizzate nelle diverse fasi della crescita dai tecnici di Veneto Agricoltura.
Ci vorranno tuttavia ancora tre anni di ricerca per poter definire con esattezza le caratteristiche del violetto di Chioggia. Le premesse sembrano positive: le piante sono sane e
già a livello esteriore il carciofo di Chioggia sembra avere caratteristiche differenti rispetto a quello di Sant’Erasmo.

“Queste iniziative vanno valorizzate e promosse. – commenta l’assessore all’agricoltura Romeo Conselvan – Il recupero di produzioni orticole quasi
scomparse e la loro tutela potrebbe portare un nuovo valore aggiunto per l’orticoltura locale. Una volta terminata la fase sperimentale, se i risultati saranno positivi, si
potrà pensare ad una reintroduzione del violetto di Chioggia a livello locale e a far partire la richiesta di riconoscimento del marchio IGP”. 

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