L'agricoltura Toscana ha già sete

L’agricoltura toscana ha sete, e siamo ancora in pieno inverno, la siccità nei campi e gli invasi vuoti -denuncia la Cia Toscana- stanno creando una situazione di profondo disagio, con
perdite produttive ormai cronicizzate e possibilità di accedere a risarcimenti fortemente ridimensionate.

La sempre più profonda siccità e le pressioni crescenti sul fronte dei consumi idrici e, dall’altra parte, l’inadeguatezza del quadro normativo nazionale e del sistema
assicurativo, che presenta forti limiti sia per la copertura dei danni che per l’incertezza dell’intervento pubblico a copertura dei costi assicurativi.

E’ il grido d’allarme lanciato dalla Cia Toscana, in una lettera agli assessori regionali all’Agricoltura Susanna Cenni, e alla difesa del suolo e risorse idriche Marco Betti, in cui si
sottolinea la pesantezza dei cali produttivi che hanno contraddistinto il settore olivicolo e che stanno affliggendo anche altri settori produttivi.

«Occorre adesso passare dalle parole alle realizzazioni concrete -sottolinea Giordano Pascucci, presidente della Cia Toscana- assumendo come prioritaria la soluzione dei problemi
strutturali del sistema idrico in Toscana». Le priorità: potenziamento degli interventi di difesa del suolo, riduzione delle perdite, risparmio idrico, aumento delle
capacità di accumulo idrico, realizzazione di piccoli invasi collinari, completamento delle opere di adduzione di alcuni invasi; impianti per il riuso delle acque. «Come del resto
-ricorda la Cia- si tratta di strategie e scelte essenziali che sono già state indicate nei documenti di programmazione regionale».

L’agricoltura toscana ha sete, insomma, non tanto per aumentare la produttività -dato che è principalmente orientata verso colture a basso consumo idrico- ma per poter mantenere
uno standard produttivo e di reddito per le imprese agricole.

«Occorre uscire dalla logica dell’emergenza e predisporre un piano di interventi strutturali e coordinati con obiettivi definiti e verificabili -afferma il presidente Pascucci- che
consenta di affrontare concretamente questa situazione di profonda gravità. Occorrono dunque -prosegue- impegni concreti da parte delle istituzioni: un vero e proprio patto con
l’agricoltura nel cui contesto tutti i soggetti concorrano alla soluzione dei problemi, fermo restando l’impegno dell’agricoltura a fare la propria parte e a proseguire nello sforzo di
innovazione nell’ambito del risparmio idrico. Il sistema delle imprese agricole non è più disposto a pagare il prezzo di questa situazione in termini di perdita di redditi e di
vincoli produttivi, senza che le esigenze economiche e produttive del settore siano prese in considerazione».

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