Era “La Versa”, ora è “Valle della Versa” controllata da Terre D’Oltrepò e da Cavit

Era “La Versa”, ora è “Valle della Versa” controllata da Terre D’Oltrepò e da Cavit

Il travaglio che aveva portato al fallimento un’antica cantina cooperativa dell’Oltrepò Pavese, “La Versa”, alla fine ha avuto una conclusione positiva. Nel senso che l’esito dell’asta fallimentare oltre ad assicurare la ripresa produttiva, la struttura  passa sotto il controllo della società “Valle della Versa”, una nuova società costituita da Terre D’Oltrepò e da Cavit, che per 4,2 milioni di euro, ha acquisito il complesso dei beni per la produzione di vini e spumanti, composto da immobili ubicati nel Comune di Santa Maria della Versa, beni strumentali, autorizzazioni, brevetti, giacenze, lista di clienti e fornitori, marchi, magazzino semilavorati e sfusi. Così, per un quinquennio “Valle della Versa” è obbligata a mantenere operativa la sede della società a Santa Maria della Versa e i siti produttivi, a non cedere i marchi e, entro un anno, assumere almeno 5 dipendenti estrapolati dall’elenco dei dipendenti fornito dal curatore fallimentare.

Si potrebbe dire che non ci dovrebbero essere problemi sul futuro della storica cantina, visto l’importanza degli acquirenti: Terre D’Oltrepò è la più grande cantina vitivinicola cooperativa dell’Oltrepò Pavese mentre Cavit lo è addirittura a livello nazionale. E, perciò, fra poco potrebbero tornare sugli scaffali lo spumante classico, charmat, vini rossi (Pinot nero, Bonarda, Barbera) e bianchi (Pinot, Riesling, Moscato), che rappresentavano il patrimonio della cantina pavese. In questa ottica va vista l’incontro, proprio presso la cantina, dell’Assessore lombardo all’agricoltura, Gianni Fava, con Andrea Giorgi, Fabio Perini ed Enrico De Corso, rispettivamente presidente di Terre d’Oltrepo, presidente di Confcooperative e  direttore Confcooperative Lombardia. “Sono qui per conoscere i progetti di rilancio di una struttura che ha bisogno di ripartire, nell’interesse dei conferitori, quasi tutti agricoltori. C’è attenzione a una attività come questa che ha una propria valenza suggestiva: dal rilancio de La Versa ci si aspetta un rilancio generale dell’area e del territorio”.

E, ha aggiunto, Fava: “visto che è stata strumentalizzata anche la mia assenza, in questo periodo, ci tenevo a chiarire che mi fa piacere che questa operazione sia stata aggiudicata da questi imprenditori, ma lo stesso avremmo detto per altri. Quel che conta è la dinamica del mercato. Fuori di qui non conta chi ha realizzato quella bottiglia, vale quello che compratori e consumatori attribuiscono al prodotto. Il vino deve confermarsi elemento trainante di un territorio, non certo una commodity. E sono più preoccupato che le uve siano remunerate in misura adeguata. E’ strategico che l’impianto riparta perché è l’incarnazione di una filosofia che punta a far si che il mercato del vino concentri maggiormente l’attenzione verso produzioni di alto valore. Oggi abbiamo bisogno di vendere prodotti che valgono, non puntiamo sulla quantità. Il confronto con la Francia ce lo insegna”.

Chiara la risposta di Perini: “questa è un’occasione importante per ribadire come un sistema cooperativo, fatto di strutture diverse, possa lavorare insieme, per valorizzare le uve di questo territorio. Qui c’è imprenditoria diffusa, un progetto ambizioso che va rilanciato, con un gruppo dirigente nuovo”. Gli obiettivi, insomma, restano sempre gli stessi: valorizzazione del prodotto in bottiglia, internazionalizzazione e una miglior valorizzazione delle uve perché sia riconosciuto un margine adeguato a chi produce. Anche perché il valore del vino è rappresentato dalla suggestione, non solo da qualità e processi produttivi. E da una promozione adeguata di tutto il territorio.

Che l’operazione La Versa è un progetto ambizioso per far tornare la sua produzione nel posto che merita nella spumantistica italiana, ne è convinto anche Giorgi: “vorremmo risolvere quelle divisioni che hanno caratterizzato il territorio, sotto un unico obiettivo che è quello di dare valore aggiunto alle uve dei nostri soci”.

C’è da dire che l’assenza dell’attività de ‘La Versa’ non ha sconvolto gli equilibri del mercato. Però, secondo l’assessore Fava, un polo di produzione e trasformazione in più serve a garantire ciò che è mancato in questi anni, stabilità in un area che ha brillato per il contrario. Se ci si concentra soprattutto sul tema della spumantizzazione, quindi nel vino in bottiglia, si possono ottenere risultati economici importanti”.

Alla fine della vicenda, è emersa la consapevolezza che chi ha numeri e forza di fare proposte concrete, il mercato offre grande opportunità. Per questo l’assessore regionale è convinto che vale di più il rilancio di ‘La Versa’, che non la qualità e la provenienza del soggetto che ha fatto l’offerta e si è accaparrato la gestione dell’immobile”.

Michele Pizzillo
per Newsfood.com

 

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