Alzheimer: nel cervello i segni precoci della malattia
8 Aprile 2010
L’Alzheimer lascia dei segni, sorta di avanguardie, nel cervello: tali tracce possono essere scoperte, al fine di conoscere e curare meglio la malattia.
Lo spiega una ricerca del Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma, in collaborazione con l’università dell’Aquila (Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica), l’Università di
Roma Tor Vergata, la Clinica della Memoria, il San Camillo-Forlanini e il San Giovanni Addolorata. Lo studio è stato diretta dalla dottoressa Margherita di Paola, neuropsicologa, e
pubblicato su “Neurology”.
Gli scienziati sono stati ispirati da ricerche precedenti, tutte indirizzate sul corpo calloso, regione del cervello umano formata da fibre che collegano formazioni corticali dei due emisferi
perlopiù omologhe, cioè con la stessa funzione.
Da tempo, la medicina cerca di conoscere meglio tale sezione nei soggetti colpiti da Alzheimer; fino ad oggi, però, si è dovuto dare i conti con la difficoltà di recuperare
gruppi numerosi di individui caratterizzati dalla stessa fase della malattia. Questo rendeva le analisi carenti dal punto di vista dell’omogeneità.
Per ovviare a tale problema, l’equipe della Di Paola ha reclutato diversi volontari, suddividendoli per severità di patologia ed esaminandoli tramite Voxel Based Morphometry e il
Diffusion Tensor Imaging. Tali tecniche hanno evidenziato due distinti processi di degenerazione della sostanza bianca del corpo calloso, individuando dove e come questo subisce cambiamenti
durante il corso della malattia.
Allora, secondo i ricercatori la conoscenza acquisita permetterà di osservare il corpo calloso come biomarker dei cambiamenti provocati dalle varie fasi dell’Alzheimer: dalla fase
preclinica (la Mci) a quella di demenza di grado lieve, fino a quella di grado più severo.
Conclude la dottoressa Di Paola: “Il cambiamento del corpo calloso è una caratteristica misurabile e valutabile obiettivamente. Questa misura può fornire informazioni riferibili a
processi biologici normali o alla presenza di processi patogeni, ad un costo relativamente contenuto, quello di una risonanza magnetica, esame ormai entrato appieno nella routine diagnostica”.
Fonte: M. Di Paola, F. Di Iulio, A. Cherubini, C. Blundo, A.R. Casini, G. Sancesario, D. Passafiume, C. Caltagirone, and G. Spalletta, “When, where, and how the corpus callosum
changes in MCI and AD: A multimodal MRI study”, Neurology 2010
Matteo Clerici
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