La Tellina romana, tra pescatori nomadi e Federico Fellini

La Tellina romana, tra pescatori nomadi e Federico Fellini

Roma: il nome fa venire in mente, i palazzi della politica, i resti dell’Impero dei Cesari, o magari la Dolce Vita e la movida. Ma Roma è anche mare: nelle sue vicinanze esiste, la
Riserva Naturale del Litorale Romano, dalle dimensioni ridotte ma dalla biodiversità elevata.

E tra le specie autoctone spicca la tellina (Donax trunculus L.) rara, saporita e romana DOC.

Parlando della tellina romana, bisogna parlare dei suoi pescatori.

La loro è un arte pratica fin dall’antichità, favorita dalla sabbia, fine e di alta qualità, e dalla vicinanza con la capitale. Proprio gli archivi della Città
Eterna restituiscono un documento, risalente al 500 che spiega come “Ai 18 di aprile del 1595 Andrea Cesi vendette a favore del cardinale Girolamo di Ciriaco e di Asdrubale fratelli Mattei, la
peschiera delle telline esistente sulla spiaggia del mare del casale di Corteccia e Cesolina o Villa, per scudi 2000”.

Tecnologia a parte, la vita dei pescatori di telline non è cambiata poi molto.

I tuninolari (tuniola, nome dialettale della tellina), risiedono nel territorio di Latina, presso Minturno: poi, quando la stagione e giusta, si spostano nel tratto di costa tra la foce del
Tevere e l’Arrone, integrando i raccolti di molluschi con quelli di altre specie locali.

Inizialmente nomadi, tali pescatori diventano semi-stanziali: negli Anni Cinquanta nascono così insediamenti in muratura, che prendono il posto delle vecchie (e trasportabili)
costruzioni di legno.

Proprio il primo dopoguerra è il periodo d’oro della tellina romana. Il boom economico, lo sviluppo artistico della Capitale, unito al valore artistico della zona rendono il mollusco uno
dei cibi più “in”.

Nei momenti di pausa, i mestieranti di Cinecittà vengono in spiaggia a godersi il bel tempo ed i molluschi. Nomi famosi, come Federico Fellini, e personaggi ignoti erano accomunati dalla
passione per i piatti locali, come la tipica bruschetta alla tellina.

Oggi, quei tempi di gloria sono lontani, ma la tellina del litorale romano mantiene i pregi e difetti: il gusto è tipico, più dolce e delicato dei colleghi molluschi, tanto che i
condimenti sono ridotti al minimo per non sopravanzarlo. La tellina presenta però dimensioni ridotte e ridotta resistenza ai cambiamenti.

Proprio per difenderla da tali vulnerabilità, è nato il locale Presidio Slow Food.

La prima difesa (della tellina e della sua storia) è il rispetto della pesca tradizionale e sostenibile. Le sue regole impongono l’uso esclusivo di natanti e rastrelli a mano ed il
divieto di mezzi di massa, come draghe idrauliche o grosse imbarcazioni. Le barche escono dall’alba a mezzogiorno, solo se il mare e calmo. Si usano anche i rastrelli: 60 centimetri quelli da
spiaggia, 150 quelli da barca. Tutti sono pezzi artigianali, costruiti dal proprietario.

Il Presidio si oppone anche allo sfruttamento eccessivo ed all’urbanizzazione selvaggia, che renderebbero necessarie misure come barriere anti-erosione ed importazione di sabbia. Sia il male
che la (presunta) cura porterebbero a modifiche dell’habitat e, nel migliore dei casi, a carenza di telline per intere stagioni di pesca.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

responsabile Slow Food del Presidio:

Francesca Rocchi, tel. +39 335 320031; info@slowfoodfiumicino.it

referente dei produttori del Presidio:

Claudio Brinati, tel. +39 06 18008544; cbrinati@hotmail.com

Matteo Clerici

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