La riscrittura delle identità britanniche: James, Sat e Ashley
7 Giugno 2010
Da domani Vinopolis sarà il terrazzo perfetto di tre querce britanniche, cuochi di istinto e talento diverso ma tutti abili a proiettare i rami in là, con le radici ben
piantate nel passato.
Il talento di James Atherton dal Sud Yorkshire è stato istigato da Gordon Ramsey, ma prima ancora da Ferran Adrià, «l’uomo che mi condusse sulla
luna».
Era il 1997: James (nella foto) non riusciva a credere che le barbabietole, onnipresenti fuori dall’oblò del camper in cui viveva da piccino, potessero annichilirsi per rinascere
secondo nuove forme.
Memore di quella lezione, oggi è lui stesso a sbuffare davanti al banale.
E ad abbattere i luoghi comuni di volta in volta soffiando sui libri delle vecchie ricette ebraiche (il salmone affumicato con sedano rapa), raccontando storie del far-east (l’astice
alla Singaporese) o lasciando la scena a grandi acidità sospese come quelle che alleggiano sul pesce pollock (nulla a che vedere con gli omaggi di Marchesi o dei Costardi)
con capesante.
Ora che sta per lasciare Maze, sarà libero di ballare da solo, sfilandosi dalla scuderia malconcia di mister Ramsey.
I sentieri di Sat Bains da Nottingham sfilano invece attraverso una gimcana di 160 fornitori (160!): c’è l’agnello di Cumbria, il rabarbaro dello Yorkshire, il rombo della
Cornovaglia, il salmone organic delle Highlands scozzesi…
Ma il suo percorso va all’opposto rispetto a quello di Robin Hood: ruba ingredienti poveri per darli ai ricchi (di spirito), quelli che amano abbandonarsi passivi alla furiosa creatività
di una delle più fervide menti delle Terre di Mezzo.
Un rollercoaster che cambia di volta in volta vagoni secondo «tastes, textures and temperatures», gusti, consistenze e temperature.
Da vertigini palatali.
Il terzo moschettiere britannico si chiama Ashley Palmer Watts e viene dal Dorset.
DaHeston Blumenthal al Fat Duck di Bray, ha imparato a cucinare seguendo un ossimoro terrificante: tecniche di impegno calvinista assistite da uno spirito
giocoso, playful.
Dopo averne viste e cucinate di cotte e crude anche a Chicago e in Francia, è pronto per suonarle a sua volta ai gourmet in visita al Mandarin Oriental di Londra, hotel di uno
sfarzo clamoroso.
Questo, ispirandosi alla Gran Bretagna di sempre, che sarà passata al setaccio dalla brezza rivoluzionaria colta a Bray. Fuori da Knightsbridge c’è già una coda che neanche
per i biglietti di Wimbledon.
Gabriele Zanatta
Dalla Newsletter Identità Golose n° 310 del 6/6/2010 per gentile concessione
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