La previdenza in agricoltura

“Lo stato deve riconoscere il valore sociale dell’agricoltura e deve dedicare maggiori risorse e strumenti per garantire al settore un sistema previdenziale che assicuri condizioni di vita
dignitose per tutti gli addetti”. Questo l’esordio del direttore generale dell’Enpaia Gabriele Mori, al convegno organizzato a Cremona nell’ambito della “Fiera del bovino da latte”, il 26
ottobre scorso e presieduto dal presidente Augusto Bocchini.

L’Enpaia, ente bilaterale di previdenza in agricoltura, che da 60 anni gestisce il Tfr e la previdenza integrativa degli impiegati e dirigenti agricoli, ripropone con forza il tema della
previdenza e ha chiamato a discuterne i protagonisti. Sono intervenuti il ministro Paolo De Castro, Giovanni Pollastrini consigliere del ministro del Lavoro Damiano, Eligio Boni commissario
Covip, Ferdinando Montaldi consigliere di amministrazione di Fondinps e tutte le organizzazioni sindacali e datoriali.

In pieno accordo con il direttore Mori, il ministro De Castro ha dichiarato che debbano esistere delle garanzie statali per mantenere l’agricoltura e debba esistere una politica previdenziale
adeguata per tutto il comparto agricolo. “La politica agricola negli ultimi decenni – continua Mori – è stata caratterizzata da una coraggiosa scelta delle forze sindacali e datoriali,
finalizzata ad omogeneizzare la disciplina normativa a quella degli altri comparti, rinunciando a privilegi ed assistenzialismo. E i risultati di questi sforzi sono evidenti: cartolarizzazione
dei crediti agricoli dell’Inps, introduzione del Durc, avvio della previdenza integrativa e riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, per un comparto così suddiviso: 220.000
aziende, 475.000 lavoratori autonomi, 987.000 lavoratori dipendenti (di cui il 90% stagionali e oltre 100.000 immigrati), circa 50.000 impiegati.
La retribuzione complessiva del settore è di quasi 4 miliardi di euro. Per quanto riguarda i contributi, l’aliquota base per le aziende da versare all’Inps, è al 43,93% della
retribuzione del lavoratore (8,84% a suo carico); questa comprende anche la quota Inail del 13% (è del 5% per gli altri settori). I contributi versati per il 2006 sono pari a 1,1
miliardi ? con l’80% del denunciato incassato.

L’agricoltura italiana produce il 3,5% del Pil ed ha accresciuto del 6% la propria quota nella bilancia commerciale.

La pensione netta di un bracciante agricolo è di 550 euro mensili, calcolata con il sistema retributivo. Ma quando andranno in pensione i giovani lavoratori di oggi, il loro assegno
mensile non raggiungerà i 350 euro. Di fronte alla ritirata dello stato solo la previdenza integrativa potrà garantire un reddito dignitoso a questi lavoratori. Previdenza
integrativa che nel nostro settore è riuscita comunque a decollare malgrado la clamorosa inefficacia della clausola del silenzio-assenso, su cui si faceva molto affidamento per una
diffusa adesione ai fondi, cosa che invece non è avvenuta. Con questo convegno vogliamo focalizzare l’attenzione sul tema della previdenza e sulla complessa normativa italiana che
coinvolge enti di diversa natura, alla ricerca di sinergie utili a razionalizzare il sistema. E presentiamo i risultati di gestione di Agrifondo e Filcoop oltre alla richiesta a tutte le fonti
istitutive di impegnarsi a promuovere l’adesione a questi fondi da parte dei lavoratori. Chiediamo anche alle istituzioni, allo Stato, maggiori risorse e strumenti per assicurare una adeguata
copertura previdenziale nel settore. La nostra aspirazione è che l’Enpaia possa divenire il soggetto operativo del welfare dell’agricoltura per le funzioni non svolte per legge da altri
Enti”.

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