La Gluten sensitivity ed il business della falsa celiachia
8 Marzo 2012
Circa un anno fa la scienza ha preso in esame la Gluten Sensitivity. Grazie ad una ricerca pubblicata su “BMC Medicine” la malattia ha coordinate precise: un’intolleranza agli alimenti con
glutine (come pasta, pane o pizza) ma diversa dalla celiachia.
Tuttavia, ad oggi il vero pericolo sta nella falsa gluten sensivity: sorta di malattia fashion, che porta a misure alimentari e mediche dannose per salute e portafoglio.
Il fenomeno è definito da una ricerca della Fondazione Irccs San Matteo di Pavia (sezione prima Clinica medica) diretta dal dottor Roberto Corazza e pubblicata su “BMC Annals of
Medicine”.
Corazza è colleghi mettono subito le carte in tavola: la Gluten sensitivity “E’ una nuova patologia da studiare e non sottovalutare”.
Ad oggi, l’indagine scientifica è ancora agli inizi: a differenza di quanto accade con la celiachia, non c’è una procedura rapida di diagnosi ma una serie di prove lunghe e
complesse. A tale cautela scientifica ha però fatto da contraccolpo un notevole tam tam mediatico, dalle conseguenze negative.
Riassume infatti il medico: “I numeri della malattia e le affermazioni in materia che circolano nel grande pubblico sono senza basi scientifiche comprovate e sicure. Le indagini epidemiologiche
non sono state ancora fatte e quindi parliamo d’aria, mentre si rischia di alimentare una isteria di massa”.
Così, molti si sono auto convinti di essere malati di gluten sensivity, sulla base di notizie incomplete e di sintomi (come la stanchezza o il mal di testa) relativi a numerose
malattie.
A rendere ciò ancora più evidente, il “Business milionario” che ha riempito farmacie parafarmacie, negozi e supermercati di prodotti senza glutine. Gli studiosi di Pavia hanno
cosi elencato qualche piatto per i menu glutine: lasagne (1 chilo, 16 Euro), bucatini (10 Euro), pizza (240 grammi, 4 Euro e 40 centesimi), cracker (3 Euro e 99 centesimi), mini-baguette (300
grammi, 6 Euro e 41), merendine (200 grammi, 3 Euro ed 80 centesimi).
Perciò, conclude il dottor Corazza, le possibilità sono due.
Nella stragrande maggioranza dei casi, il consumatore è sano: quindi, avrà speso soldi e si sarà privato di alimenti perfettamente commestibili.
Tuttavia, è possibile che il soggetto sia effettivamente malato di celiachia o gluten sensitivity. Anche in questo caso, la diagnosi e la terapia fai-da-te sono bocciate: in caso di
dubbi, l’unica strada è rivolgersi ad un medico qualificato.
FONTE: Antonio di Sabatino, Gino Corazza, “Nonceliac Gluten Sensitivity: Sense or Sensibility?”, Annals of Medicine, February 21, 2012 vol. 156 no. 4 309-311
Matteo Clerici
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