La Gluten sensitivity ed il business della falsa celiachia

La Gluten sensitivity ed il business della falsa celiachia

By Redazione

Circa un anno fa la scienza ha preso in esame la Gluten Sensitivity. Grazie ad una ricerca pubblicata su “BMC Medicine” la malattia ha coordinate precise: un’intolleranza agli alimenti con
glutine (come pasta, pane o pizza) ma diversa dalla celiachia.

Tuttavia, ad oggi il vero pericolo sta nella falsa gluten sensivity: sorta di malattia fashion, che porta a misure alimentari e mediche dannose per salute e portafoglio.

Il fenomeno è definito da una ricerca della Fondazione Irccs San Matteo di Pavia (sezione prima Clinica medica) diretta dal dottor Roberto Corazza e pubblicata su “BMC Annals of
Medicine”.

Corazza è colleghi mettono subito le carte in tavola: la Gluten sensitivity “E’ una nuova patologia da studiare e non sottovalutare”.

Ad oggi, l’indagine scientifica è ancora agli inizi: a differenza di quanto accade con la celiachia, non c’è una procedura rapida di diagnosi ma una serie di prove lunghe e
complesse. A tale cautela scientifica ha però fatto da contraccolpo un notevole tam tam mediatico, dalle conseguenze negative.

Riassume infatti il medico: “I numeri della malattia e le affermazioni in materia che circolano nel grande pubblico sono senza basi scientifiche comprovate e sicure. Le indagini epidemiologiche
non sono state ancora fatte e quindi parliamo d’aria, mentre si rischia di alimentare una isteria di massa”.

Così, molti si sono auto convinti di essere malati di gluten sensivity, sulla base di notizie incomplete e di sintomi (come la stanchezza o il mal di testa) relativi a numerose
malattie.

A rendere ciò ancora più evidente, il “Business milionario” che ha riempito farmacie parafarmacie, negozi e supermercati di prodotti senza glutine. Gli studiosi di Pavia hanno
cosi elencato qualche piatto per i menu glutine: lasagne (1 chilo, 16 Euro), bucatini (10 Euro), pizza (240 grammi, 4 Euro e 40 centesimi), cracker (3 Euro e 99 centesimi), mini-baguette (300
grammi, 6 Euro e 41), merendine (200 grammi, 3 Euro ed 80 centesimi).

Perciò, conclude il dottor Corazza, le possibilità sono due.

Nella stragrande maggioranza dei casi, il consumatore è sano: quindi, avrà speso soldi e si sarà privato di alimenti perfettamente commestibili.

Tuttavia, è possibile che il soggetto sia effettivamente malato di celiachia o gluten sensitivity. Anche in questo caso, la diagnosi e la terapia fai-da-te sono bocciate: in caso di
dubbi, l’unica strada è rivolgersi ad un medico qualificato.

FONTE: Antonio di Sabatino, Gino Corazza, “Nonceliac Gluten Sensitivity: Sense or Sensibility?”, Annals of Medicine, February 21, 2012 vol. 156 no. 4 309-311

Matteo Clerici

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