La frontiera secondo Clint Eastwood, tra uomini veri ed hard drinks
4 Maggio 2009
Negli anni Sessanta, il western rischiò l’estinzione: fu salvato dagli italianissimi spaghetti-western, che effettuarono tale operazione in maniera del tutto particolare.
Caratteristica principale degli spaghetti-western è, infatti, la distruzione delle vecchie regole stilistiche.
Dimenticatevi le storie di crescita morale alla John Ford, gli eroi senza macchia e senza paura di John Wayne o le parabole Bene contro il Male di Howard Hawk: la Frontiera made in Italy
è un luogo ostile, selvaggio ed inospitale, dove la violenza è all’ordine del giorno (ed è mostrata sullo schermo senza troppi problemi), la vita umana è di poco
valore e spesso breve, e gli eroi sono brutali e feroci tanto quanto i loro avversari.
Figlio di tale corrente cinematografica è Gli spietati (Unforgiven, 1992) di Clint Eastwood.
Il regista-attore americano evidenzia il suo debito teorico con i maestri nostrani, sia a parole (i titoli di coda contengono una dedica “a Sergio”, quel Sergio Leone che l’aveva trasformato da
onesto mestierante delle scene a star di primo livello, affidandogli la parte dell’Uomo senza Nome nella Trilogia del Dollaro) che nei fatti.
Nella pellicola, un gruppo di prostitute, per vendicare la crudele aggressione subita da una collega ad opera di due cowboy, mette sui colpevoli una taglia di 1000 dollari.
La ricompensa attira William Munny (Clint Estwood), ex-killer ma con una coscienza, che con due colleghi si rimette in pista per guadagnare quello che si prospetta come denaro facile.
Niente di più sbagliato: la loro entrata in scena porterà a galla il lato peggiore dell’uomo tra brutalità diffusa e senza giustificazioni e pessimismo esistenziale, che
descrive l’uomo ostacolato, oltrechè dai suoi limiti, da elementi al di fuori del proprio controllo.
La visione della vita e dell’etica della pellicola è condensata dalla scena finale, dove Munny affronta lo sceriffo Little Bill Daggett (Gene Hackman), reo di aver causato la morte di
uno dei suoi due colleghi: “Non merito di morire in questo modo” sussurra Daggett-Hackman; “In questa storia i meriti non c’entrano” ribatte Munny-Eastwood e gli scarica un cannemozze in pieno
volto.
Oltre all’aspetto morale, Gli spietati offre un interessante spaccato delle abitudini alimentari dell’Ovest Americano nell’Ottocento, quando William Munny, descrivendo il suo passato, dichiara
di aver involontariamente ucciso donne e bambini poiché sempre ubriaco.
I locali dell’epoca, accanto a bottiglie di qualità riservate a pochi, offrivano bevande alcoliche che avevano i nomi di Miner’s Friend (L’amico del minatore, pubblicizzato come “il
più esplosivo degli esplosivi”), Tarantola Juice (Succo di tarantola), Brigham Young (esaltato perché “basta un sorso a farti diventare poligamo!” come appunto il religioso
mormone), Widow Maker (Il creatore di vedove, molto in voga ai tempi ai tempi della Guerra di Secessione), Six feet Under (Sotto Sei Piedi, dalla profondità cui si seppellivano i
cadaveri) e Dust Cutter ( Taglia Polvere, dall’aroma così forte da “fare sputare cotone”).
Le colorite etichette servivano forse a mascherare la dubbia qualità della merce: tabacco, acido solforico, trementina, avena, corteccia di quercia, ammoniaca, olio combustibile e
polvere da sparo erano solo alcuni degli ingredienti abituali di tali beveroni.
Economici e per questo diffusissimi, i liquori del Selvaggio Ovest (definiti dai cronisti dell’epoca Hard Stuff, Roba Pesante, lo stesso termine usato oggi per gli stupefacenti) provocavano
scoppi di violenza insensata e degrado psico-fisico.
Le scazzottate rituali dopo la bevuta al saloon (o l’aggressività immotivata di William Munny) non erano, infatti, sintomo della crudeltà innata degli attori, quanto i danni
causati da tali alcolici ai pellerossa non erano indizio della loro inferiorità rispetto all’uomo bianco; semplicemente, si trattava delle conseguenze “normali” di miscele ben più
pericolose delle loro sorelle servite oggi sui banconi dei bar o presenti negli scaffali dei supermercati.
State quindi attenti a non disprezzare troppo il vino rosso che vi hanno regalato a Natale o il liquore che vi ha portato la fidanzata, chiedendo di bere qualcosa “da veri uomini”,
perché non vi piacerebbe: per informazioni, chiedete a William Munny.
Scheda del film
Gli spietati (Unforgiven), Usa, 1992
Genere: Western
Regia: Clint Eastwood
Soggetto: David Webb Peoples
Sceneggiatura: David Webb Peoples
Fotografia: Jack N. Green
Musica: Clint Eastwood, Lennie Niehaus
Durata: 131 min. circa
Interpreti: Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris, Anna Thompson
Riconoscimenti: Oscar per il miglior film, 1993
Oscar per la miglior regia, 1993
Oscar per il miglior attore non
protagonista (Gene Hackman), 1993
Oscar per il miglior montaggio, 1993
Matteo Clerici




