La dieta modifica la flora intestinale

La dieta modifica la flora intestinale

La nostra alimentazione modifica la flora intestinale. Se infatti si passa da una dieta vegetale (perciò povera di grassi) ad una più ricca di grassi e zuccheri, la flora
intestinale cambia di conseguenza, portando alla proliferazione di microrganismi che facilitano l’assimilazione di queste sostanze e favoriscono l’insorgenza dell’obesità.

E’ quanto viene evidenziato da uno studio della Washington University School of Medicine a St. Louis, diretto dal professor Jeffrey Gordon e pubblicato da “Science Translational Medicine”.

Gli scienziati hanno lavorato con alcuni topi da laboratorio, modificati geneticamente per avere un ecosistema intestinale come quello umano. Le cavie sono state divise in due gruppi: i primi
sono stati sottoposti a bruschi cambiamenti di dieta (da un regime “light and green” ad uno ricco di grassi e zuccheri), i secondi (gruppo di controllo) no.

Peter Turnbaugh, uno dei ricercatori coinvolti, spiega così i risultati: “Siamo stati sorpresi dall’osservare il rapido cambiamento nelle comunità microbiche dei topi con dieta ad
alto contenuto di grassi e/o di carboidrati. Valutando in 4-6 ore il tempo necessario ai batteri per muoversi in tutto l’intestino, ciò significa che l’inizio del cambiamento nella
popolazione batterica è avvenuto 18-20 ore dopo l’esposizione alla dieta occidentale”.

Analizzando gli animali, si è così notato come quelli del primo gruppo mostrassero un cambiamento della flora intestinale. In essi, i microorganismi delle classi
Erysipielotrichi e Bacilli, appartenenti entrambi al phylum dei Firmicutes, diminuivano a vantaggio dei batteri del phylum dei Bacteroidetes, un cambiamento che
precedenti studi dello stesso Gordon avevano mostrato essere correlato all’obesità.

A riprova di questo, trapiantando le comunità dei Firmicutesnell’intestino dei topi a dieta vegetale e povera di grassi, anche questi acquistavano rapidamente peso anche se non
veniva modificata la dieta

Perciò, sulla base delle loro conoscenze, i ricercatori della Washington University sostengono come esista un nesso tra obesità e microrganismi dell’intestino. Essi affermano come
le pietanze non abbiano un valore calorico e nutritivo fisso, ma che tale numero dipenda dalla composizione degli “abitanti” dell’intestino.

Matteo Clerici

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