La chemioterapia è inutile per alcune giovani malate di cancro al seno

Da uno studio è emerso che le giovani donne che soffrono di cancro al seno non traggono necessariamente beneficio dalla chemioterapia; la ricerca, pubblicata sulla rivista on line
«Breast Cancer Research», ha evidenziato che le donne non ancora quarantenni malate di cancro al seno che ricevono cure farmacologiche în concomitanza di trattamenti di
lumpectomia e radioterapia, nota come chemioterapia adiuvante, potrebbero non trarre alcun beneficio dalla somministrazione di questi farmaci. Il gruppo di ricercatori olandesi ha scoperto che
ciò vale soprattutto se i loro tumori reagiscono alle variazioni dei livelli di ormoni come gli estrogeni.

«Sviluppare il cancro al seno in giovane età è molto preoccupante in termini di sopravvivenza», ha spiegato il responsabile della ricerca, dottor J. van der Hage, del
Centro medico dell’Università di Leida. «Ma alcune giovani donne potrebbero essere sottoposte a una spiacevole quanto inutile chemioterapia, che invece può essere
evitata».

Quasi il 10% delle donne cui viene diagnosticato il cancro al seno in Europa ha meno di 40 anni. Nei due terzi dei casi di cancro al seno, noto per essere positivo per i recettori
dell’estrogeno (ER ), è caratterizzato da un elevato numero di cellule in cui sono presenti recettori estrogeni. Questi tumori tendono a svilupparsi in maniera meno aggressiva rispetto
ai tumori di tipo recettore estrogeno negativo (ER-). Attualmente, alle giovani pazienti affette da cancro al seno viene consigliato di sottoporsi a trattamenti di chemioterapia, nonché
all’esportazione del tumore e/o dell’intera mammella.

L’équipe del dottor van der Hage, dell’Organizzazione europea per la ricerca e la cura del cancro (EORTC), ha selezionato pazienti sottoposte a quattro diverse sperimentazioni
terapeutiche EORTC al fine di studiare gli effetti della chemioterapia sulle giovani donne. Il gruppo di studiosi ha scoperto che le pazienti con recettori estrogeni positivi, pur beneficiando
del trattamento chemioterapico, non avevano un tasso di sopravvivenza superiore a quello delle pazienti con recettori estrogeni negativi.

Tra i due gruppi di pazienti si è registrata una differenza nei tassi di sopravvivenza pari solo al 5% (a favore del gruppo ER-), dato dal quale si evince che la chemioterapia non ha
apportato alcun beneficio. Di tutte le pazienti esaminate, comprese coloro che erano state sottoposte solo a un trattamento primario come la mastectomia, oltre il 25% era deceduto a distanza di
sette anni dalla diagnosi iniziale.

«La chemioterapia adiuvante è un trattamento consolidato ma inefficace per le pazienti affette da cancro al seno ER di età inferiore ai 40 anni. Occorre concentrarsi sulla
reattività ormonale per mettere a punto terapie mirate per le giovani donne nella futura lotta contro questa patologia», ha concluso il dottor van der Hage.

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