Italia, una cascata d’acqua minerale

Italia, una cascata d’acqua minerale

  C è della minerale in Italia, forse troppa. Il Paese  tende ad usare troppa acqua colle bollicine e ciò ha una serie di ricadute, sull’economia e non solo.

A fare il punto sulla situazione gli esperti di Legambiente, che hanno usato la Giornata Mondiale dell’acqua per dare risalto al dossier “Acque Minerali: la privatizzazione delle sorgenti in
Italia”.

Il documento ha una tesi di base precisa: in Italia vi è una netta discrepanza tra intenzioni legislative (buone) e loro applicazioni (pessime), con ciò a svantaggio del
cittadino.

Nel 2006 furono emanate le linee-guida nazionale sull’acqua, che creavano tre categorie di tariffe:da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro
cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta. Infine, almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.

Tuttavia, in numerosi casi le linee-guida rimangono lettera morta e le regioni decidono le tariffe delle società imbottigliatrici tramite regio decreto (Molise o Sardegna) o leggi
regionali del passato (Liguria, provvedimento del 1977).

E, come visto, a diversa regione corrisponde diversa situazione.

Dal 2006, solo 13 hanno varato un normativa in sintonia con le linee-guida, le altre sono immerse nella palude legislativa. Ad esempio, nel 2010 tre regioni hanno modificato le regole per il
rilascio di concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua: Abruzzo e Lombardia con maggior successo, il Veneto che invece ha fatto un passo indietro e la Puglia che, pur avendo aumentato le
tariffe, ha mantenuto un canone per superficie.

Allora, il team di Legambiente dà le pagelle.

La prima lista è quella dei bocciati, perché prevedono i canoni di concessione solo in base alla superficie della concessione e non sui metri cubi di acqua imbottigliata. Essa
comprende Liguria, Molise, Emilia Romagna.

Poi ci sono i rimandati, con canoni in funzione dei volumi di acqua ma al di sotto di 1 euro per metro cubo imbottigliato: Piemonte, Basilicata e Campania.

I promossi con riserva offrono il doppio canone: sulla superficie della concessione e sui volumi di acqua, superiore o uguale a 1 euro a metro cubo. Tra le loro fila si notano il Veneto, la Val
d’Aosta, le Marche, la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia, l’Umbria, il Friuli Venezia Giulia, la Toscana. Va notato come il Veneto abbia aggiunto uno sconto, che ha peggiorato la
normativa e la nuova legge della Lombardi abbia fatto (parzialmente) crescere i canoni di concessione.

Si chiude coi promossi a piena titolo con i canoni più alti per le concessioni sulle acque minerali. Nel 2011 in tale settore si trovano Lazio ed Abruzzo, padre di una normativa che
rispetta le linee-guida nazionali.

In ogni caso, tale patchwork di norme e condizioni diverse ha il suo peso nel rapporto degli italiani con l’acqua minerale.

Secondo le statistiche nella Penisola si consumano 192 litri di frizzante procapite, il record europeo per il più alto consumo di acqua in bottiglia. La media nazionale è infatti
il doppio di quella dell’Unione: nel 2009 a fronte di 12,4 miliardi di litri, solo l’8% ha superato la frontiera. Ed il settore non conosce crisi: negli ultimi 30 anni, il business delle acque
imbottigliate ha visto una crescita continua, con un +500% nei consumi dagli ’80 ai giorni nostri.

Allora, Legambiente conclude come, visto “L’altissimo valore della risorsa idrica e l’impatto ambientale, causato dai consumi da primato delle acque in bottiglia, le Regioni dovrebbero attivare
al più presto un lavoro di revisione dei canoni di concessione per l’imbottigliamento dell’acqua che porterebbe anche ad un forte incremento dei fondi incassati. Al contrario, oggi le
amministrazioni che incassano i canoni in gran parte dei casi non riescono nemmeno a raggiungere una quota sufficiente a coprire le spese necessarie per i controlli o per lo smaltimento delle
bottiglie di plastica utilizzate”.

Sulla stessa frequenza il direttore di Pietro Raitano, direttore del mensile Altreconomia: “Nonostante alcune novità, sono ancora irrisori i canoni che le aziende imbottigliatrici
corrispondono alle Regioni. Se venissero fissate tariffe adeguate, assisteremmo a un riallineamento dei prezzi al consumo, che sarebbero più corrispondenti ai reali costi della
minerale”.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

LEGGI il dossier di Legambiente (file formato PDF)

Matteo Clerici

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