Italia, calano i consumi alimentari ma aumenta la spesa alternativa

Italia, calano i consumi alimentari ma aumenta la spesa alternativa

I consumi d’Italia calano a causa della crisi economica. Tuttavia, in tale situazione negativa, appaiono segnali confortanti come la lotta allo spreco, la riscoperta della tradizione e
dell’aiuto reciproco.

Questa la visione d’insieme di “La crisi cambia spesa e le vacanze degli italiani”, rapporto Coldiretti basato sui dati Istat.

Come detto, la situazione è difficile. In base ai dati, nel 2011 il 30% delle famiglie ha ridotto nettamente la spesa per i generi alimentari, anche a causa del netto aumento dei prezzi.

L’andamento è simile per il 2012. Nel periodo gennaio-giugno, infatti, si è in generale mangiato meno (-1,5%), tagliando in particolare la quantità di carne (-6%) e pesce
(-3%). Ridotti anche i vizi superflui, come l’aperitivo serale (-4%) o la colazione al bar. Aumentano invece i pasti considerati fondamentali, come quelli a base di pasta (+3%) e la colazione
a casa, fatta con latte (+2%), biscotti (+3%), ma anche caffè (+1%) miele (+4%) e fette biscottate (+5%).

Proseguendo l’osservazione, il messaggio non cambia: meno alimentazione “costosa”, più alimentazione alternativa.

Crollo degli acquisti dei beni voluttuari (in primis caramelle, -6%) della spesa al supermarket tradizionale (-43%) e della spesa fatta tanto per riempire il carrello, praticata solo dal 43%
della popolazione.

Aumentano invece gli acquisti dei prodotti con un buon rapporto qualità-quantità/prezzo, come frutta e verdura di stagione (+50%) e prodotti locali (40%).

Discorso simile per gli alimenti multiuso, in primis uova (+6%), farina (+8%) ed burro (+4%), validi sia per un pranzo ufficiale che per una merende fai-da-te od un pranzo in spiaggia. A
riguardo, gli esperti Coldiretti fanno notare come stiano tornando antiche abitudini: meno cibi confezionati e più vacanze con ricette della nonna e panini preparati con gli avanzi

Per lo stesso motivo, la spesa si fa sempre più al discount (+29%) od in quelle strutture capaci di mantenere un rapporto con il cliente (+53%).

Infine, la questione orti urbani. Questi sono la manifestazione più evidente del nuovo modo di mangiare, leggero per il portafoglio ma attento a gusto e salute. Allora, il 30% ha un
pezzo di terra coltivato, mentre il 13% sfrutta lo spazio di terrazza e balcone.

Allora, in conclusione, la crisi è devastante ma offre anche opportunità: per usare le parole del presidente Coldiretti, “Ricostruire il rapporto che lega il cibo in tavola con il
lavoro necessario per coltivarlo, è un passo importante per un Paese che ha bisogno di riscoprire la propria identità per tornare a crescere”.

Matteo Clerici

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