Crisi, gli italiani tornano alla spesa in campagna
29 Giugno 2012
La crisi economica spinge a cercare soluzioni, e non sempre il risparmio va contro la qualità ed il gusto.
Questo il risultato di un’indagine della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), presentata alla VI Conferenza Economica dell’organizzazione, di Lecce.
L’indagine descrive una nuova tendenza, la spesa in campagna, cioè la ricerca dei prodotti locali, una volta discriminati in favore della grande distribuzione. Questo avviene nelle
aziende agricole e negli agriturismi, che vendono direttamente le loro specialità.
Secondo l’indagine alla base del successo dell’iniziativa il binomio risparmio (82%) e voglia di gusto e cibi sani (73%). Non va dimenticata la singolarità dei sapori (52%) e la voglia
di tradizioni del posto. Infine, alcuni vanno a fare spesa per passare qualche ora all’aria aperta.
La Cia traccia poi il profilo del acquirente-tipo. Questo ha circa 40 anni, almeno un figlio piccolo ed un buon livello di scolarizzazione. Il 25% sono laureati: tra loro, la maggioranza (33%)
sono insegnanti, il 24% impiegati ed il 19% pensionati.
E, se il cliente chiama, l’azienda risponde.
Per aumentare il gradimento (e gli acquisti) nascono così prodotti originali, dove la tradizione viene pensata in maniera originale. Ecco allora gli aperitivi con vini e formaggi
invecchiati. Altri puntano sull’agro-gelateria od agro-latteria, con il latte fresco delle mucche della propria stalla. Altri ancora sono più commerciali, con frullati alla mela
“zittella” o granite al gelso nero di Sicilia. Così facendo, tradizioni ormai (quasi) sparite ottengono il loro posto al sole.
Ma il primo motore del sistema rimane il risparmio.
Spiega infatti Rossana Zambelli, direttore nazionale Cia: “Nella filiera distributiva ‘classica’, infatti, fra il produttore e il consumatore il prezzo può moltiplicarsi addirittura di
dieci volte. E l’unico modo di “tagliare” gli innumerevoli passaggi della filiera agroalimentare che gonfiano i prezzi dei prodotti dal campo alla tavola è proprio la vendita in azienda,
che permette di risparmiare fino al 30 % rispetto alla tradizionale catena distributiva”. Secondo i calcoli della Confederazione su un budget medio mensile per alimentari e bevande di 467 euro
a famiglia, la “spesa in campagna” fa spendere circa 140 euro in meno. Cifra che, moltiplicata per dodici mesi, si traduce in un risparmio annuo di ben 1.680 euro per nucleo familiare. Non
poco, quindi, soprattutto se si considera che la crisi economica ha costretto una famiglia su tre a “tagliare” il carrello alimentare, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menu’
quotidiano e oltre il 39% ha scelto di rivolgersi quasi esclusivamente agli hard-discount e alle promozioni commerciali”.
Matteo Clerici





