Istruzioni dell’Inps sul diritto al congedo del figlio convivente di disabile grave

Istruzioni dell’Inps sul diritto al congedo del figlio convivente di disabile grave

A seguito della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimita’ della norma (art.42 del Testo Unico sulla maternita’ e paternita’) che non prevede il figlio convivente,
tra i soggetti che possono fruire del congedo per assistenza a familiare con handicap grave, l’INPS ha emanato scrupolose istruzioni applicative.
Il figlio convivente ha diritto a fruire dell’indennita’ quando non esistono altri soggetti che possano prendersi cura del familiare con handicap grave.
Hanno quindi diritto al congedo i familiari del disabile, lavoratori dipendenti, con il seguente ordine di priorità: coniuge convivente, genitori, fratelli o sorelle conviventi, figlio
convivente. àPer quanto riguarda i genitori (naturali, adottivi o affidatari) essi hanno diritto al congedo quando il figlio non e’ coniugato o non convive col coniuge, quando il coniuge
non lavora, e’ lavoratore autonomo, o ha espressamente rinunciato a fruire nei medesimi periodi del congedo.
I fratelli o le sorelle conviventi hanno diritto a due condizioni: che il portatore di handicap non sia sposato o non conviva col coniuge oppure che il coniuge del disabile non lavori, sia
lavoratore autonomo, o abbia espressamente rinunciato a fruire del congedo; che entrambi i genitori del disabile siano deceduti o totalmente inabili.
Il figlio convivente ha infine diritto al congedo quando si verifichino ben 4 condizioni: che il disabile non sia sposato o non conviva col coniuge o, se sposato, il coniuge non lavori o svolga
attivita’ autonoma o abbia rinunciato al congedo; che entrambi i genitori del disabile siano morti o totalmente inabili; che il disabile non abbia altri figli o non conviva con nessuno di essi o,
pur avendo altri figli conviventi, questi non lavorino, siano lavoratori autonomi, o abbiano rinunciato al congedo; che il disabile non abbia fratelli o non conviva con nessuno di essi o, se
convivente, il fratello non lavori, sia lavoratore autonomo, abbia rinunciato al congedo.
Alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, le sedi dell’INPS riesamineranno le domande a suo tempo presentate e respinte purche’ non siano intervenute una sentenza passata in giudicato
o la prescrizione del diritto, che si verifica nel termine di 1 anno dal giorno successivo alla fine del periodo indennizzabile a titolo di congedo.

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