Intervista a ELDA GHIRETTI, Cibus Brand Manager su Cibus Tour

Intervista a ELDA GHIRETTI, Cibus Brand Manager su Cibus Tour

23 dic 2010, stiamo passando da Parma e non possiamo non andare a fare gli Auguri agli amici di Fiere di Parma. Sinceramente siamo anche curiosi di sapere come hanno reagito agli attacchi di
Milano: bordate da grosso calibro, sparate da una corazzata potente con velleità da protagonista mondiale per l’agro-alimentare. La teoria e le argomentazioni sono ineccepibili ma “dal
dire al fare c’è di mezzo il mare…” . Sinceramente la nostra preoccupazione  è quella che non sia sempre e solo la piccola impresa ed il consumatore finale a farne le spese.
Ben venga quindi una sana competizione (a proposito di Sana, anche qui, col Bio c’è un po’ di tensione)  ma vediamo cosa ci dice Elda Ghiretti, responsabile di CIBUS TOUR.

Elda Ghiretti, abbiamo già presentato qualche mese fa Cibus Tour su NewsFood.com ed ora vorremmo chiederle se ci sono aggiornamenti e come procedono i preparativi.
Elda Ghiretti:
Siamo a buon punto. L’obiettivo che ci eravamo dati era quello di cercare di coinvolgere un po’ tutta la filiera dell’agroalimentare e portarla ad una sorta di incontro con i consumatori per
ascoltarne le richieste, interpretarne gli umori, studiare le tendenze. E finora abbiamo le adesioni delle grandi industrie di marca aderenti a Federalimentare, dei piccoli produttori regionali,
degli artigiani di Slow Food, degli agricoltori della Confagricoltura, delle aziende del Biologico, la Grande Distribuzione.

La partecipazione di Slow Food ci sembra particolarmente significativa…Non accade tutti i giorni vedere esporre insieme, fianco a fianco, gli industriali dell’agroalimentare e i piccoli
produttori di  Slow Food…

Elda Ghiretti:
Come dicevo abbiamo cercato di riunire un po’ tutta la filiera. SlowFood  organizzerà un evento sulla lavorazione della carne di maiale, chiamato  “Po( r )co ma buono”. Ci
saranno spazi espositivi, laboratori, degustazione ed acquisto della migliore produzione artigianale di salumi e carni suine, incontri guidati da esperti e chef per conoscere il mondo dei salumi,
e poi luoghi conviviali, conferenze e dibattiti.

Interessante anche la presenza di Confagricoltura. Cosa faranno in fiera?
Elda Ghiretti:
Avranno a disposizione uno spazio espositivo significativo, diviso in quattro settori: il lattiero-caseario, l’ortofrutticolo, il cerealicolo, l’ittico. Alla fine di ogni settore sarà
presente uno spazio per l’educazione del visitatore sulle realtà di ogni singolo comparto.
Infine, una serie di stand delle varie associazioni aderenti per esporre, far gustare e vendere le produzioni ai visitatori.

Lei ha parlato anche di operatori del biologico…
Elda Ghiretti:
L’aspetto salutista e nutrizionale è sempre al centro delle nostre manifestazione, tanto che ripeteremo l’esperienza già varata con successo a Cibus 2010 dell’allestimento di
“Pianeta Nutrizione”, corsi e conferenze sulla alimentazione responsabile.
Anche per questo abbiamo dato la massima priorità ai contatti con una delle realtà più vive del biologico in Italia, la Associazione degli Operatori Biologici e Biodinamici
dell’Emilia Romagna (la Pro.B.E.R.) che associa ben tremila aziende del settore. Prober avrà il compito di informare i visitatori sulle potenzialità qualitative ed organolettiche
dei prodotti biologici, segnalare ricette gourmet, introdurre ricette bio nei menu di alcuni importanti ristoratori italiani, organizzare esibizioni di chef impegnati in “cooking show” e un
concorso per la creazione di un ricettario Bio con le migliori ricette ideate per l’occasione.

Dunque il panorama di questa nuova fiera che, lo ricordiamo, è
pensata per il grosso pubblico, è ormai delineato?
Elda Ghiretti:
Certamente le linee essenziali sono tracciate, ma non escludiamo qualche sorpresa dell’ultimo minuto.

L’ultima domanda la poniamo oggi, mentre scriviamo l’articolo.

In qualità di Direttore di Newsfood.com , di consumatore, di potenziale visitatore, ed anche a nome di tutte le testate serie, certificate, della radio e degli altri mezzi classici, sia
della carta stampata che del web, cosa e come Fiere di Parma, e gli enti coinvolti, pensano di comunicare alle aziende ed a tutti gli interessati dell’agroalimentare?

Si affideranno sempre e solo agli uffici stampa, accontentandosi dei Comunicati che questi riescono a “strappare” gratis oppure si pensa ad una campagna di Comunicazione seria, ben articolata,
lasciando da parte il nepotismo e guardando a portare utili e benefici all’azienda espositrice e, di conseguenza all’economia del Paese?

(Questo metodo di operare all’americana, per meriti e competenze, piuttosto che all’italiana per amicizie e corporativismo siamo certi che, prima di tutto porti grandi benefici alla Fiera
stessa, qualunque essa sia).

Qualche tempo fa un alto dirigente di un ente Fiera tra i più importanti, grande esperto di marketing e di comunicazione, ci ha dichiarato:-“tutto il budget a disposizione, viene
utilizzato per portare i buyer in fiera. Non ci sono risorse per una campagna di comunicazione…tanto i giornali ed i mezzi parlano ugualmente di noi.

Il sottoscritto è dal 1978 che frequenta le fiere di mezza Europa, conosce “buyers” e BUYERS che provengono da tutto il mondo. I primi, i “buyers”, li incontro spesso, sono presenti
alle cene, alle visite guidate, in giro per gli stands e difficilmente danno il loro biglietto da visita aziendale (sono ospiti della fiera, spesati).
I BUYERS invece li vedi passare come dei fantasmi nei corridoi, oppure sono negli stand (ma non a vista), in genere le loro trattative avvengono lontano da occhi e orecchie indiscreti.

A Bologna, si fanno più affari nella saletta dell’UNAWAY HOTEL che negli stand.

Ben difficilmente i BUYERS, quelli veri, sono ospiti, e le aziende, se possono, cercano di tenerseli ben stretti.

Attenzione quindi a spendere bene quei soldi in biglietti aerei, alberghi e ristoranti.

Mi viene in mente un ex amico (…un “principe”) che andava (forse ci va ancora) nei ristoranti, alberghi, pizzerie con un codazzo di 10-12 “giornalisti” a mangiare e dormire a sbafo. In realtà i “giornalisti” erano: un sarto con la moglie, un medico chirurgo con la compagna di turno, un venditore di spazi pubblicitari, un “sommelier” perito elettrotecnico con moglie, un consulente marketing con moglie, due operatori TV (veri con attrezzatura e capacità professionali) con mogli …

Nota: non ci aspettiamo risposte, anzi, probabilmente questa nostra impertinenza ci procurerà sicuramente dei fastidi ma non è più il momento delle vacche grasse ed
è ora di rimboccarsi le maniche. Ognuno di noi deve farlo. Solo così riusciremo ad uscire dal tunnel e dare un futuro di speranze ai nostri giovani.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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