Influenza suina, il Piemonte è pronto a difendersi

Influenza suina, il Piemonte è pronto a difendersi

Il Piemonte è preparato a reggere le prossime ondate di influenza suina.

Finora, la regione ha registrato solo una dozzina di contagiati, ma questo ha un’ importanza relativa.

Le precauzioni messe in atto dall’ assessorato dalla Sanità, che verranno presentate lunedì in giunta, sono state pensate tenendo conto di un vasto ventaglio di possibilità
epidemiche, con 4 livelli di controllo: dal semplice isolamento per sette giorni fino all’ipotesi più catastrofica di una “diffusione totale” nella quale la mortalità supererebbe
i 15 casi ogni mille abitanti.

Su tale situazione, ecco il commento di Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore della Sanità pubblica: “Se si arrivasse a una situazione del genere gli ospedali sarebbero
praticamente riservati ai contagiati, oltre ai casi urgenti di chi è ricoverato per altre patologie.

Limiteremmo i viaggi da e per il Piemonte, chiuderemmo le frontiere, e ogni decisione passerebbe dalle Asl e dagli ospedali al comando di una sola Unità di crisi regionale”.

Prima di pensare ad epidemie apocalittiche, però, i medici vogliono fare il punto sulla pandemia.

I sintomi del virus H1N1 sono pressoché identici a quelli dell’ influenza normale; essendo tale patologia molto meno frequente, ciò rende la diagnosi più facile.

Detto questo, le raccomandazioni dell’ Oms spingono alla cautela.

A riguardo, le autorità sabaude sottolineano come “A chi telefona oggi temendo di esser stato contagiato viene consigliato l’isolamento a casa per sette giorni. Ma se compaiono
problemi respiratori o polmonite è il segnale che potrebbe trattarsi di Influenza A: meglio contattare immediatamente l’ospedale”.

In Piemonte ci sono 220 sedi e circa 400 operatori abilitati alla vaccinazione. Ogni dose di vaccino costerà alla regione 1-2 Euro, il resto sarà coperto dal Ministero della
Salute.

Nei prossimi mesi, i sanitari regionali inizieranno l’immunizzazione delle categorie calde, medicamente e professionalmente, per un totale di 3 milioni di dosi.

Spiega il dottor Demicheli:“I circa 200 mila fra operatori della sanità, poliziotti, carabinieri, e chi gestisce i servizi pubblici saranno i primi a essere sottoposti a
vaccinazione.

Ai 300 mila malati cronici ad alto rischio garantiremo sia il vaccino contro l’Influenza A sia quello contro l’infezione stagionale. E da gennaio sarà sottoposto a vaccinazione contro
la “suina” un milione di giovani”.

La situazione farà deviare dalle procedure normali: mentre abitualmente l’ immunizzazione si limita agli anziani, per combattere la pandemia si agirà diversamente.

Per Demicheli, dietro a tale novità sta la natura del virus: esso “pare molto diverso da quelli che siamo abituati a isolare, e su questa base si sta preparando un vaccino
specifico.

Ma se mutasse, il nostro obiettivo è avere persone già in parte pronte sul fronte immunitario”.

Attualmente, più che il vaccino, la malattia si combatte con l’ antivirale Tamiflu.

Al momento, tale prodotto è introvabile, e ciò è stato deciso volontariamente: “E’ stato deciso a livello nazionale che la distribuzione dovrà avvenire d’ora in
poi solo attraverso il servizio pubblico”,
afferma Demicheli.

Tutto questo per evitare una somministrazione preventiva che, probabilmente, avrebbe come unico risultato l’emergere di ceppi resistenti ad esso.

In conclusione, la Regione Piemonte gestirà i livelli d’emergenza da 1 (monitoraggio della situazione) a 3 (epidemia dichiarata, le autorità sanitarie passano sotto gestione
diretta della Regione); l’ ultimo e quarto livello spetterebbe allo Stato.

Finora però, vogliono sottolineare gli addetti ai lavori, l’allerta è massima, la preoccupazioni molto più basse.

Conclude così Demicheli “Non abbiamo alcun motivo per ritenere che si ripeta l’epidemia che ricordiamo di inizio secolo: allora la popolazione non era nutrita come oggi e non c’erano
le stesse possibilità di accesso ai farmaci”
.

Matteo Clerici

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