Influenza A: si al vaccino per le donne in gravidanza
11 Settembre 2009
Per combattere un eventuale attacco del virus H1N1, le donne incinte dovrebbero accettare la vaccinazione, in quanto i benefici superano ampiamente i rischi potenziali
Questo è il parere del dottor Alberto Ugazio, direttore del Dipartimento di Medicina Pediatrica dell`Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma e presidente della Commissione vaccini
della Società italiana di pediatria, che individua almeno due buoni motivi per tale operazione.
Innanzitutto, l’influenza A tende a colpire più duramente le donne in stato interessante rispetto agli altri soggetti; inoltre “Finora nelle donne in gravidanza il vaccino è
risultato ben tollerato, anche se non abbiamo ancora statistiche al riguardo”, spiega il medico che, specifica “Non abbiamo ancora dati certi sugli eventuali effetti collaterali del vaccino
sulle donne in gravidanza, ma dalle esperienze rilevate risulta ben tollerato. Si va da poche linee di febbre a un lieve indurimento nella zona dell’iniezione.
Riguardo al periodo giusto per l’immunizzazione, Ugazio consiglia di evitare i primi tre mesi, svolgendo tale operazione durante il secondo-terzo trimestre di gravidanza.
Spiega il medico: “Il vaccino è piuttosto simile a quello dell’influenza stagionale, e negli ultimi sei mesi della gravidanza risulta tollerato anche dalle future mamme, al pari del
vaccino `stagionale.”
Va comunque osservato che sul tema donne incinte e vaccino anti pandemia, la comunità medica è divisa.
In Italia e Spagna, le donne in gravidanza non fanno parte dei soggetti “a rischio”, e quindi non possono essere vaccinate; mentre il 48% delle future madri del Regno Unito preferisce rischiare
con l’influenza suina che con il vaccino. Il disaccordo è abbastanza radicato: i CDC (Centers for Disease Control and Prevention) degli Usa hanno inserito le donne in stato interessante
tra i soggetti a rischio, azione non replicata dagli ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) d’Europa.
Spiega il dottor Ugazio: “La differenza è nella percentuale di ospedalizzazione: in Usa e Australia è stato rilevato che tra le donne incinte che si ammalano di nuova influenza le
percentuali di ricovero sono più alte rispetto al resto della popolazione, perché in loro la nuova influenza si manifesta più forte. Per questo hanno deciso di
`proteggerle` inserendole nei gruppi a rischio”.
Matteo Clerici





