In pericolo la salute degli Europei. Gli esperti: “Leggi più severe per difenderla”
28 Novembre 2011
Un fantasma si aggira per l’Europa, il suo nome è cattiva salute. Incapaci di corrette scelte alimentari, seguaci di cattivi stili di vita, gli abitanti del Vecchio Mondo si scoprono
più soggetti alle malattie. In testa alla lista, malattie cardiovascolari, celebrali, ed i soliti noti: obesità e diabete.
Deve perciò attivarsi il legislatore, con provvedimenti e norme anche restrittivi e punitivi.
E’ il quadro dipinto dall’European Heart Network, con il suo “Dieta, attività fisica e prevenzione delle malattie cardiovascolari in Europa”. Tale ricerca è stata diretta dalla
dottoressa Susanne Løgstrup (direttrice del network) e presentata davanti ad un triumvirato composto da OCSE, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e Commissione europea.
In collaborazione con università ed esperti freelance, la squadra EuH ha condotto un’indagine ad ampio raggio, comparando stato di salute, diffusione di malattie, ed abitudini
(alimentari ma non solo).
I risultati, tutt’altro che positivi. Nonostante “Alcuni miglioramenti si osservano nella aspettativa di vita”, alcuni disturbi sono sempre più materia comune.
Ogni giorno, il Vecchio Mondo 12.000 persone muoiono per malattie cerebro-vascolari, soprattutto ictus ed infarti, il 48% dei decessi, per più di 4,3 di decessi l’anno.
Senza arrivare alla conseguenza estrema, tali disturbi sono la prima causa di disabilità cronica dell’Unione. Insidie come diabete ed obesità, per alcuni ancora problemi
individuali e di secondo piano, impongono un tributo sempre più pesante, in vita, salute e soldi. Nel solo 2008, la cifra richiesta ha raggiunto e superato i 192 miliardi di Euro, quota
maggiore al budget per tutto il territorio.
Ciò detto, l’equipe di Løgstrup evidenzia differenze, in primis per reddito e luogo di residenza.
Il primo discriminante è il reddito: i soggetti a basso censo hanno minore aspettativa di vita, un divario di 19 per gli uomini e 15 per le donne, la differenza notevole all’interno di
uno stesso Paese.
Se poi si esamina la geografia, obesità e compagnia sono più probabili nell’Europa dell’Est e del Nord, in testa il Regno Unito, in particolare Irlanda e Scozia.
Gli stati del Mediterraneo sono in salute migliore, anche se non mancano ombre.
I problemi sono in aumento in Spagna ed Italia:sempre più minori sono colpiti da obesità e si dedicano ad abitudini pericolose, come fumo alcol, cattiva alimentazione.
Se il presente è brutto il futuro può essere drammatico. La squadra EHN mette in campo tre elementi: le malattie in questione, l’invecchiamento della popolazione e la
necessità (prossima anche in Italia) di allungare il tempo di lavoro. Risultato, una bomba ad orologeria vicina alla detonazione. Così Hans Stam, uno degli studiosi coinvolti:
“Siamo nel 2011 e infarti e ictus, con tutte le relative conseguenze, sono ancora un problema terribile in Europa, le casse degli Stati nazionali sono sotto pressione, costringendo i governi di
tutta Europa a tagliare le spese previdenziali e ad aumentare l’età pensionabile. Nel clima economico attuale, le tesorerie Ue stanno facendo un grave errore a trascurare i costi
economici delle malattie cardiovascolari. I governi devono dare priorità ad azioni preventive su basi comprovate. Cambiare il sistema alimentare e i modelli di attività fisica in
Europa richiede un intervento coerente a livello nazionale e locale come mezzo per ottenere benefici economici significativi”.
Ciò detto, la caduta non è già scritta. Le malattie in questione originano (quasi) sempre da scelte precise: fumo, alcol, cattiva dieta, niente attività fisica. Al
contrario, alimentazione sana, moderazione con sigaretta e bicchiere e giusto movimento riducono il pericolo di malattia.
La relazione dell’European Heart Network presenta un contrattacco preciso.
Al primo posto, incentivi alla sana alimentazione, anche tutelando i prodotti locali tramite una riforma della PAC in primis l’agricoltura biologica.
Poi, la pubblicità, capace di spingere i soggetti, specie i più influenzabili come i bambini. Come fatto per le sigarette, gli spot dei prodotti poco sani (molti zuccheri e
grassi) devono mettere in chiaro e rischi per la salute ed essere progressivamente ridotti. Gli Stati devono poi colpire la produzione, tramite imposte sugli junk food. Azioni del genere sono
già presenti: l’Ungheria tassa gli alimenti ricchi di sale, grassi e zuccheri. La Danimarca ha ideato un balzello sui grassi saturi. La Francia ha aumentato i prezzi delle bevande
zuccherate analcoliche dalla Francia.
I protagonisti dell’alimentazione e della ristorazione dovrebbero regolarsi di conseguenza, riducendo i quantitativi dei nutrienti sotto accusa. Tra i primi alimenti da modificare, pane ed
altri farinacei, piatti pronti, merendine ed accessori da colazione.
A chiudere, una riforma legislativa che renda il sistema sanitario efficace, a prescindere da reddito.
La prevenzione è la base, ma cure efficaci e disponibili devono essere l’indispensabile tocco finale.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI:
SITO dell’European Heart Network
Matteo Clerici
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