Missione UE: salvare gli squali

Missione UE: salvare gli squali

By Redazione

Bruxelles si schiera in difesa degli squali. Un gruppo di politici, capitanati dal Commissario Maria Damanaki, vuole tutelare la loro sopravvivenza, imponendo pesanti regole di pesca.

In alcune culture orientali, gli squali sono prelibatezza gastronomica. Nella sola Cina, le sue pinne sono protagoniste di menu (specie di nozze), con i ricchi disposti a pagare 7.500 euro per
le specie più pregiate, come lo squalo elefante. Di conseguenza, ogni anno 100 milioni di squali vengono pescati uccisi e spesso sottoposti a finning: taglio delle pinne e scarico in
mare del corpo.

Protagonisti della mattanza, denunciano gli ambientalisti di Shark Alliance, anche stati del Vecchio Mondo, in cima Spagna, Portogallo, Cipro. Le regole esistono ma sono insufficienti: il
divieto dell’Unione Europea di taglio pinne è presente dal 2003, si è rivelato poco più inutile.

Allora, ecco la serie proposta da Damanaki e sostenitori.

Primo obiettivo: “Divieto assoluto” del finning. I pescatori attivi nelle acque dell’Unione dovranno tornare in porto con “Gli squali pescati con le pinne attaccate al corpo”. No a deroghe e
permessi speciali. Unica concessione: i pescatori potranno piegare le pinne (magari tagliarle in parte) per facilitare stoccaggio ed immagazzinamento.

Inoltre, gli organi UE rafforzeranno controlli e sanzioni per i trasgressori.

In generale, spiega un portavoce della Commissione, la proposta consente “Di colmare un vuoto giuridico nella nostra legislazione. I controlli saranno facilitati, e ora la commissaria attende
con impazienza l’approvazione del Consiglio UE e del Parlamento europeo”.

FONTE: “Commission closes shark finning loophole”, European Commission Press Room, 21/11/011

Matteo Clerici

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