Contrordine: ridurre il sale è inutile per la salute
22 Novembre 2011
Uno dei messaggi più diffusi e condivisi della comunità scientifica è la necessità di ridurre il sale. Evitare di eccedere nel condimento, secondo tale filosofia,
porta con sé minor pericolo di malattie cardiovascolari.
Tuttavia, questo potrebbe essere impreciso: ridurre il sale sarebbe cioè causa di problemi.
La tesi viene difesa da una ricerca dell’Università di Copenaghen (Danimarca), diretta dal dottor Niels Graudal e pubblicata sul “American Journal of Hypertension”.
Sotto l’egida della Cochrane Collaboration, la squadra danese ha valutato i dati offerti da 167 ricerche, dal 1950 al 2011. Le indagini considerate indagavano sul (possibile) legame sodio-
malattie cardiovascolari mettendo a confronto un gruppo di consumatori di sale in bassa quantità con un gruppo di consumatori di sodio.
Secondo il dottor Graudal i dati raccolti sono ambivalenti. E’ vero che chi consumava poco sodio vedeva ridotti i valori della pressione sanguigna. Tuttavia, una dieta con poco sodio faceva
crescere i livelli di adrenalina, trigliceridi, colesterolo e renina, ormone prodotto dal rene e legato alla regolazione della pressione sanguigna. Perciò, conclude il team
dell’Università, non è corretto legare la riduzione del sale alla salute cardiovascolare.
FONTE: Niels A. Graudal, Thorbjørn Hubeck-Graudal & Gesche Jürgens, “Effects of Low-Sodium Diet vs. High-Sodium Diet on Blood Pressure, Renin, Aldosterone,
Catecholamines, Cholesterol, and Triglyceride (Cochrane Review)”, American Journal of Hypertension, doi:10.1038/ajh.2011.210
Matteo Clerici
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