IMU: strategia politica? A chi giova?

IMU: strategia politica? A chi giova?

Milano, 5 dicembre 2012
Le piccole e grandi imprese italiane stanno arrancando per far quadrare i conti ed ovviamente cercano di risparmiare anche sul costo dei lavoratori. La disoccupazione è ai massimi
livelli e spesso gli occupati  sono precari ed hanno una busta paga che vale poco più del doppio del costo dell’affitto di un appartamento (senza contare luce, acqua,
riscaldamento,…).

C’è un’impresa però, la più grande in assoluto, che ha milioni di “dipendenti” forzati, per i quali non deve pagare i contributi ma li obbliga a produrre sempre più
reddito.

Il “datore di lavoro” di tutti noi è infatti proprio l’Erario, con una continua voracità famelica.: più mangia e più ha fame.
In pratica siamo ritornati alla mezzadria, con la differenza che il padrone di allora prelevava il 50% di quanto prodotto (i costi di produzione li sosteneva il padrone). Oggi, noi contadini
moderni, siamo proprietari di casa, siamo padroni delle nostre aziende ma abbiamo un socio in affari -che non lavora ma ci controlla- che sta aumentando le sue pretese in modo spropositato, tanto
da obbligarci a svendere i nostri beni. E non dimentichiamo che sono più di cento gli imprenditori che si sono tolti la vita negli ultimi tempi!

I ricchi non hanno mai fatto una rivoluzione ma oggi sono scontenti anche loro. Il giorno che si dovessero unire lo scontento degli ex benestanti e la fame dei disperati, saranno
dolori.

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

Roma, 4 dicembre 2012

RADIO VATICANA
Imu, una strategia politica?

“In certi ambienti si sostiene che gli immobili non debbano essere delle famiglie, ma delle società finanziarie che, poi, li daranno in affitto così da creare un mercato più
mobile.
Ovviamente, una società immobiliare può far fronte a tributi come l’Imu molto più facilmente rispetto ad una famiglia di ceto medio”.

Lo afferma ai nostri microfoni, Francesco Forte, già presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato.

“E’ così – prosegue il professore – che si sviluppa la finanza strutturata. Far cadere un po’ il valore degli immobili e consentire appunto alle varie istituzioni di comprarli.
Questa tesi è prevalente tra gli esperti finanziari di questo governo che, tra l’altro, include molte persone provenienti da ambienti bancari.
Tale concezione è sostenuta da un’ideologia, un’idea di capitalismo contraria a quella cattolica.”

Scade il 17 dicembre il termine per pagare l’Imu, l’imposta sugli immobili che sta facendo discutere esperti di fisco e di categoria e preoccupare migliaia di Italiani.

Nostro ospite, anche Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia.

         *      *      *     *

(Trascrizione non riveduta e corretta della registrazione sonora)

– Emanuela Campanile:

“Entro il 17 dicembre, che cade di lunedì,  tutti i proprietari di immobili devono versare il saldo dell’Imu, l’imposta sugli immobili che ha sostituito l’Ici.

Il saldo che l’Imu presenta è un saldo pesante, spesso molto superiore all’acconto versato a giugno, perché molti Comuni hanno aumentato le aliquote quindi; sarà necessario
verificare le aliquote ricalcolare cioè l’imposta con le aliquote definitive.
Un calcolo, già di per sé complicato tant’è che un quotidiano come il Sole 24 Ore in questi giorni ha pubblicato pagine intere per spiegare come fare i conti.

Al di là di questo, la tassazione patrimoniale in Italia ha raggiunto livelli record mettendo in crisi famiglie e imprese.
Ne parliamo con i nostri ospiti: il Prof. Francesco Forte, Professore emerito di scienze delle Finanze all’Università Sapienza di Roma, già Presidente della Commissione Finanze e
Tesoro del Senato e con Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia.

Francesco Forte
“E’ chiaro che se uno aggiunge la tassazione della propria abitazione, per la quale c’è spesso anche un mutuo a queste gravose imposte che ci sono in Italia, la famiglia ha un’estrema
difficoltà a pagare simultaneamente i conguagli per l’imposta personale sul reddito, le varie tasse che scadono a fine anno o hanno delle rateazioni.

Per esempio in Francia sia il canone della televisione che l’imposta per la spazzatura sono incorporate nell’imposta sull’abitazione; quindi c’è un solo tributo mentre qui ce ne sono tre,
anche perché l’imposta è stata introdotta in un modo frettoloso con una discrezionalità rilevante per i Comuni.

Campanile: quindi una sorta di federalismo all’italiana?

Forte: tutti i federalismi hanno questo inconveniente; che, se esiste una pressione tributaria statale pesante e gli enti locali a loro volta ci aggiungono la loro, il federalismo è
costoso.

L’idea che il federalismo sia un modo di spendere di meno, è sbagliata. In Italia c’è uno stato centrale che costa molto e l’ente locale per sua natura è portato a spendere,
e se ha dei tributi e lo Stato gli dà meno contributi, l’ente locale tassa e ovviamente tassa i proprietari per il semplice fatto che la base politica di moltissimi comuni è
costituita da non proprietari.

Questo c’era da aspettarselo; perciò questo Governo è sostanzialmente di sinistra anche per i suoi componenti di cui si vede l’origine storica e culturale.
Ha questa idea che i proprietari, anche medi o piccoli  siano da discriminare rispetto a coloro che non lo sono e quindi questo succede, avendo dato mano libera ai Comuni, che
 preferiscono tenersi buono un elettorato per la rielezione soprattutto nelle grandi città e nelle città che in passato avevano molti impegni di spese.

E’ successo che questa imposta sta dando circa il 30% in più di quello che si era calcolato, perché i Comuni usano l’aliquota massima e non quella media o minima.

Quindi c’è questa sorpresa della seconda rata che diventa doppia della prima perché include il conguaglio sulla prima rata.
Quest’anno è una stangata pazzesca a causa della tecnica di tassazione adottata dal Governo.

Campanile:

Quindi l’abitazione principale quando dicono che è stata risparmiata, non è vero

Forte:
no, l’abitazione principale è grosso modo un onere che sta tra i 400 e i 500 € l’anno, come media; può arrivare anche a 1000 € l’anno.
Tra l’altro oltre alle aliquote sono stati aumentati anche i coefficienti catastali.
In Germania e in altri Paesi il fatto di avere i coefficienti catastali non aggiornati ha fatto sì che la Corte Costituzionale decretasse che le aliquote devono essere basse perché
diversamente si viola il principio di capacità contributiva e di uguaglianza.
Anche in Italia è così, cioè certi immobili sono magari nel centro storico hanno un elevato valore e sono abitati da persone molto benestanti; altri immobili più
recenti sono abitati dal ceto medio e hanno altre abitazioni che valgono meno, ma i coefficienti catastali sono maggiori di quelli del centro storico, per varie ragioni,

Uno degli esempi da fare è questo: che conta attualmente il numero di locali; a volte i locali sono di più però poco utilizzabili.
Insomma, dove c’è una sperequazione può accadere che questo aumento si inserisca su un valore già alto e quindi il tributo diventi molto difficile da pagare. Perché la
media indica che c’è gente che ha la tassa raddoppiata o triplicata all’improvviso, quindi una spesa non pianificata.

Le famiglie soprattutto non benestanti o anche del medio ceto che hanno voluto fare questo encomiabile sacrificio che in alcuni ambienti è criticato perché si sostiene che gli
immobili non debbano essere delle famiglie, ma delle società finanziarie che li danno in affitto; perché in questo modo c’è maggiore mobilità e si sviluppa
maggiormente la finanza strutturata.

Questa tesi è molto prevalente nella Banca d’Italia e negli esperti finanziari di questo Governo che, tra l’altro, include molte persone che provengono da banche; e quindi c’è anche
un’ideologia in questa concezione, che però è sbagliata dal punto di vista proprio del sistema bancario, perché una delle ragioni per cui l’Italia, a differenza della Spagna
o della Gran Bretagna o anche degli Stati Uniti, non ha avuto la crisi immobiliare, è che da noi non c’era una pesante imposta sulla casa quindi il mutuo che è stato fatto,
più basso che altrove, ha potuto essere pagato.

In quei Paesi invece si son dati alla casa  mutui in modo molto generoso; c’era una sostanziosa imposta immobiliare, le famiglie sono andate in crisi ed è scoppiata la famosa
bolla.

Fra l’altro la bolla è scoppiata in Spagna, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti che sono, a parte la Francia, i tre Paesi ad alta tassazione immobiliare che hanno finanziato la casa con
mutui molto generosi.

In Francia c’è il quoziente familiare che abbassa moltissimo l’imposta sul reddito, quindi questo problema non si è posto.

Campanile:

vorrei chiedere al presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, i proprietari si trovano di fronte a due creditori fiscali come ci spiegava il Prof. Forte, Stato e Comune

Colombo Clerici:

originariamente l’IMU era prevista come imposta municipale unica e serviva per realizzare quel federalismo fiscale che si sostanziava nel dotare i Comuni di un gettito fiscale, per il
finanziamento dei servizi comunali.

La versione viceversa dell’IMU contenuta nel decreto salva Italia del dicembre dell’anno scorso, quello che ha introdotto l’IMU sperimentale del Governo Monti, prevede che parte dell’IMU sia da
destinare al bilancio dello Stato, quindi introduce un peso, un carico che l’IMU originaria non prevedeva.

Questo chiaramente porta alla tendenza, da parte dei Comuni, ad innalzare le aliquote,  per poter avere un gettito che possa soddisfare quelle che sono le esigenze dei bilanci
comunali.

Teniamo presente che parallelamente lo Stato ha ridotto ulteriormente i trasferimenti ai Comuni, mettendo questi nelle condizioni di dover calcare la mano sul prelievo IMU.

Campanile:

però in crisi con l’IMU ci sono le famiglie, ma anche le imprese. Allora come Assoedilizia, visto che anche il Prof. Forte ha fatto dei riferimenti ad altri Paesi dell’Unione Europea, non
c’è la possibilità di farsi sentire a livello europeo, perché non è sostenibile una pressione anomala sui fabbricati?

Colombo Clerici:

noi come Assoedilizia e Confedilizia abbiamo esaminato questo aspetto, cioè l’aspetto della comparazione del prelievo fiscale immobiliare del nostro Paese rispetto a quello degli altri
Paesi europei, perché il Governo attuale nell’introdurre queste misure fiscali è partito dall’assunto che qui si paghino meno imposte immobiliari di quante se ne pagano
all’estero.

Proprio grazie a uno studio che è stato presentato dal Prof. Forte a Roma qualche giorno fa, si è chiarito che viceversa una lettura esatta dei dati ufficiali dell’OCSE ci porta a
dire che noi eravamo perfettamente in linea con il carico fiscale medio degli altri Paesi europei.

Dopo il rincaro conseguente all’introduzione dell’IMU cui dobbiamo far fronte in questi giorni per il saldo, il carico fiscale è senz’altro più elevato che negli altri Paesi
europei.

Teniamo presente, peraltro, che sugli immobili locati è stata ritoccata, modificata quella disposizione che prevedeva, non un’agevolazione fiscale, bensì la deduzione forfetaria
delle spese manutentive, cioè di spese inerenti alla produzione del reddito; che è giusto che il fisco riconosca.

Quella deduzione è stata   ritenuta erroneamente un’agevolazione fiscale  e quindi ridotta dal 15% all’attuale 5%.

Quello che ha preoccupato molto i mercati, gli operatori, è anche quella prospettiva di una riforma catastale che, innestata sul sistema fiscale attuale che riguarda gli immobili che
è sperequato e iniquo, è in grado di provocare delle distorsioni enormi, perché la riforma catastale pretenderebbe di adeguare i valori del Catasto a quelli di mercato,
cioè a quelli delle compravendite intervenute in un certo periodo storico. Ebbene, tali valori  spesse volte non rispondono al valore di mercato attualizzato, perche’ questo risponde
a situazioni che hanno visto un regredire dei valori, come attualmente sta avvenendo.

Oggi, se dobbiamo affrontare questa riforma catastale, ci vedremo affibbiare dei valori non più attuali  perché il fisco e il catasto non hanno mai preso in considerazione i
fenomeni recessivi e le diminuzioni dei valori, ma hanno continuamente aumentato nel tempo gli stessi.

Con il riferimento dei valori ai  massimi del mercato e senza la possibilità di tener conto di situazioni soggettive (quali ad esempio le locazioni in corso che incidono diminuendo il
valore in sede di compravendita)  
nasce una forte preoccupazione, perché con le attuali aliquote, il rischio è che il prelievo fiscale sia un prelievo espropriativo, cioè vada al di là del reddito ed
intacchi il valore patrimoniale, producendo, di conseguenza, fenomeni di dismissione massiccia, deleteri per l’economia.

Significherebbe arrivare al punto che i proprietari debbano svendere il loro patrimonio per pagare le imposte.

Quindi, questa prospettiva ha creato molta preoccupazione negli operatori e c’è stato un crollo degli investimenti, proprio dovuto al fatto che non c’è certezza di dove andremo a
finire.

Campanile:
facendo l’avvocato del diavolo, questo che Lei ha detto della dismissione va legato con quanto affermato dal Prof. Forte a proposito di creare questo mercato mobile, cioè che questi grandi
istituti mettano loro a disposizione gli appartamenti, le case.

Forte:
certo, questo è un disegno evidente, anche perché in questo caso la tassazione ha un’altra struttura e diventa molto più benevola, perché non si basa più magari
sui valori.

Almeno per quanto riguarda l’uso dell’abitazione è chiaro che  l’IMU  incorpora la stessa come reddito, come patrimonio.

Una società immobiliare invece può detrarre le spese di vario genere e quindi poi fa fronte a questi tributi in modo diverso e comunque opera a livello finanziario.

Quindi mi sembra che il disegno sia proprio questo: far cadere un po’ i valori immobiliari e consentire a varie istituzioni di intervenire.
E’ un’idea, come dire, di capitalismo contraria all’idea cristiana o cattolica dell’economia sociale di mercato, nella quale siamo in presenza di una molteplicità di proprietari; in una
versione degli Stati Uniti si chiama capitalismo popolare, nella versione tedesca, storica (e anche in quella italiana) di autori come Walter Eucken, Wilhelm Röpke e altri invece si chiama
appunto liberalismo sociale, economia sociale di mercato, inteso come proprietà diffusa.

Sono quindi due modelli a confronto; uno con la finanziarizzazione della proprietà, l’altro con la proprietà diffusa.

In fondo anche l’idea di Keynes è che la gente non deve essere proprietaria, ma che la proprietà deve essere di grandi istituzioni  – come dire – una forma di capitalismo
collettivistico privato.

Questo è il modello che Marx chiamava il capitale monopolistico, che però è capitale finanziario strutturato; l’individuo si compra quota di fondo di investimento, non ha
più una sua identità familiare nel senso che loro trovano ridicolo dire qui c’era la cameretta dei bambini, ora c’è un’altra cosa, insomma questi fatti personali di amare la
propria casa intesa come oggetto, di avere un rapporto per cui si risparmia per avere questo luogo proprio, di sentirsi come dice Einaudi “signori in casa propria”.
Lui lo chiama appunto il signore, il dominus, che sarebbe anche il piccolo proprietario, che è un dominus in casa propria.

Tutto ciò viene concepito come male, come sbagliato. La finanza pensa che gli individui debbano avere un reddito, debbano indebitarsi e il resto viene gestito dalle grandi
democrazie.

Campanile:

Presidente Colombo Clerici, un appello: vogliono arrivare a 187 di spread…

Colombo Clerici: principalmente bisogna farsi sentire dal nostro Governo.

Questo obiettivo che lei dice, non va realizzato a spese dei beni immobili, cioè dei risparmi degli italiani, di chi ha investito nella casa.

Va realizzato con una serie di misure, con dei tagli alle spese e con l’eliminazione degli sprechi e mettendo a disposizione il patrimonio dello Stato e degli Enti pubblici prima di pensare a
intaccare il patrimonio dei cittadini, perché il patrimonio degli Enti pubblici si è formato con le imposte prelevate dai cittadini, prelevate dalle tasche delle famiglie.

E quindi è un’ottica sbagliata quella di rivolgersi alle famiglie, inermi sotto il gioco del fisco, per ottenere quello che non si riesce ad ottenere dallo Stato.

Lo Stato ha una ricchezza patrimoniale che potrebbe benissimo permettere l’abbattimento del debito pubblico in modo sensibile.
Quell’operazione di dialogo va fatta in casa nostra, non rivolta all’Europa alla quale preme solo che i conti economico-finanziari dello Stato quadrino, tant’è che per far quadrare i conti
si rischia di scassare il tessuto economico del Paese.

Redazione Newsfood.com

Leggi Anche
Scrivi un commento