Immigrazione, la Cgil ricorre al Tar contro il decreto flussi
24 Dicembre 2008
Roma – La Cgil e il patronato Inca ricorrono al Tar del Lazio contro il decreto flussi 2008. La decisione inedita è stata spiegata ieri durante una conferenza stampa alla
quale hanno partecipato, oltre alla segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, al responsabile dell’ufficio immigrazione dell’organizzazione sindacale, Pietro
Soldini, anche gli avvocati Vittorio Angiolini e Luca Santini che hanno proposto l’impugnazione al tribunale regionale del Lazio per ottenere l’annullamento parziale del decreto
flussi per l’anno 2008.
Il patronato della Cgil ha preso questa decisione perché, in base alla struttura dell’ultimo decreto flussi stabilito dal governo, non è possibile rispettare la delega e
il mandato che migliaia di lavoratori immigrati e di datori di lavoro immigrati hanno dato alle loro strutture per ottenere il nulla osta per le assunzioni di lavoratori immigrati. Gli
avvocati hanno spiegato che l’ultimo decreto flussi introduce norme restrittive e in particolare in contraddizione con il Testo unico sull’immigrazione.
Uno dei motivi di critica riguarda per esempio il riferimento alla Carta di soggiorno e ai tempi strettissimi durante i quali i datori di lavoro immigrati dovranno presentare le loro
domande, ovvero entro il 3 gennaio. L’avvocato Angiolini ha spiegato che i datori di lavoro stranieri che pur in possesso del titolo per lungo soggiornanti dovessero omettere
entro il 3 gennaio 2009 di manifestare il proprio interesse all’assunzione perderebbero “il diritto di assumere il lavoratore a suo tempo richiesto”. In pratica secondo gli
avvocati dell’Inca Cgil le norme che sono state introdotte nel decreto flussi sono inutilmente restrittive e appaiono perfino discriminatorie nei confronti dei datori di lavoro
stranieri.
Le procedure per il ricorso al Tar sono state già presentate e la prima udienza è stata fissata per il 14 gennaio prossimo. Se il tribunale amministrativo dovesse dare
ragione al ricorso dell’Inca si riaprirebbero i termini del decreto flussi e verrebbero meno le norme restrittive che introduce. I sindacalisti e i legali del patronato hanno anche
spiegato che rispetto alle precedenti domande sulle oltre 700 mila richieste di regolarizzaione solo 34 mila sono state perfezionate. Ci sono ancora poi da affrontare per
l’amministrazione oltre 100 mila domande arretrate alle quali si aggiungono le 150 mila previste dal nuovo decreto flussi. E’ chiaro però che finché non si
porteranno a termine tutte le pratiche arretrate l’amministrazione non potrà fare il vaglio delle nuove domande.
“E’ abbastanza paradossale – ha spiegato Piccinini- che debba essere un sindacato ad avviare un’azione legale in difesa non solo di lavoratori immigrati ma anche, come
in questo caso, di datori di lavoro immigrati, mentre le associazioni degli imprenditori finora non si sono mosse. In questo modo noi cerchiamo di produrre un’azione di contrasto
rispetto agli atteggiamenti vessatori bei confronti dell’immigrazione”.




