Troppa burocrazia inacidisce il vino, i mercati e l’economia nazionale

Troppa burocrazia inacidisce il vino, i mercati e l’economia nazionale

VITE-VINO: MENO BUROCRAZIA UGUALE PREZZI PIU’ CONTENUTI AL CONSUMO
Il sistema delle Denominazioni di Origine dei vini italiani  (le Dop) è estremamente frazionato, eccessivamente localizzato, ma è il sistema che ha consentito all’Italia e all’Europa di puntare a una qualità riconosciuta, tutelata, certificata a garanzia e sicurezza del consumatore finale. Un sistema, oggi, forse estremamente ferraginoso fra leggi, circolari, decreti sia europee che italiane. Certamente il sistema  DOP , basato sulla certificazione obbligatoria, non è sufficiente per restare indenne dalla riduzione e dal mancato aumento di competitività e valore verso vini extraeuropei o non sottostanti alle regole DOP.  Giampietro Comolli, fautore del sistema Dop e dei consorzi di tutela dal 1986, oltre ad essere un fondatore dei processi di autocontrollo dei produttori, è molto chiaro: L’Europa deve farsi carico con la prossima  Pac e l’Ocm vino, fra difesa della produttività e tutela delle DO, di emanare norme che garantiscano e supportino il valore aggiunto delle DO nel mondo sostenendo i costi di registrazione commerciale di tutte le DO (usando le leggi dei paesi terzi), chiedendo che addetti tecnici siano presenti in consolati e ambasciate europee in altri paesi, aprendo uffici all’estero per spiegare la sicurezza e la garanzia verso il consumatore offerto dal sistema DO  e – per mantenere o migliorare i consumi del mercato unico – inserire nell’Ocm anche contributi , non aiuti di Stato, per la valorizzazione e promozione dei vini DO prodotti in Europa, purchè per consumi corretti e giusti e misurati, chiosa Comolli.  L’Italia deve immediatamente aggiornare il testo unico della vite-vino perché anche gli aspetti internazionali, rapporti bilaterali, accordi commerciali diventino un modo per sburocratizzare il sistema nazionale, favorire il commercio in paesi nuovi, dia un supporto ai consumi nazionali e nei paesi storici produttori.  Comolli punta il dito : Un aspetto non marginale è la eccessiva burocrazia nelle vigne e cantine italiane rispetto alle altre, per esempio quelle in Francia. Questo dimostra che nell’ambito della stessa norma – dice Comolli – è possibile dare interpretazioni diverse. La burocrazia eccessiva crea una concorrenza sleale sul mercato interno e nell’export, oltre che rappresentare un costo pubblico e privato, un onere alla produzione che si ripercuote sul consumatore finale. Non dico che per tutti i vini significherebbe un costo ridotto al consumo, ma un margine del 20-25% di ribasso senza burocrazia è realtà, probabilmente oggi sul mercato nazionale vorrebbe dire un +10% dei consumi. Una grande inversione di tendenza visto il continuo calo.  La burocrazia – dice Comolli –  incide di più dove i costi di produzione sono già i maggiori d’Europa. Troppi soggetti a verificare, troppe carte anche ripetitive. soprattutto dove i costi inerenti sono i maggiori d’Europa, cioè l’Italia. La burocrazia pubblica italiana vede 19 soggetti ufficiali autorizzati a fare e verificare controlli dalla vigna allo scaffale,  contro i 7 enti di Francia e i 5 in Germania. In Italia, ogni partita o lotto di vino imbottigliato al consumo, ha assolto direttamente e indirettamente a 68 adempimenti, dal cartoncino sulla vasca di pigiatura al timbro in Comune. Occorre cambiare, ma con controlli e sanzioni certe e di garanzia, grazie anche al sistema informatico che in Francia è attivo da 5 anni grazie al sistema telematico dell’Inao unico soggetto deputato al controllo produzioni e certificazioni.  Inoltre i consorzi di tutela, vigilanti e presenti, devono essere degli agevolatori del sistema e della filiera e non dei tappi, devono saper anticipare i problemi, devono saperli risolvere per tutti i produttori.>> detto da Comolli diventa quasi un vademecum normativo per tutti i consorzi di tutela in Italia
Redazione Newsfood.com
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Wine, Food & Euro Marketing by Giampietro Comolli

 

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