Il tempo e i tonni si stanno esaurendo

Roma, 9 Novembre 2007 ? Il giorno dell’apertura della XX riunione della Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonni in Atlantico (Iccat), dal 9 al 18 novembre ad Antalya in
Turchia, gli attivisti di Greenpeace hanno aperto uno striscione gigante con la scritta “Il tempo e i tonni si stanno esaurendo” per chiedere ai delegati misure urgenti per salvare il tonno
rosso e le altre specie sotto la gestione Iccat. Greenpeace lancia oggi il rapporto “Il Bottino dei Pirati” che denuncia il far west della pesca gestita dall’Iccat.

In particolare, il tonno rosso è al collasso per una pesca indiscriminata e illegale. Ogni anno si pescano circa 50.000 tonnellate di tonno, mentre la quota legale è intorno a
32.000 tonnellate e il Comitato Scientifico dell’Iccat ha avvisato che non se ne dovrebbero pescare più di 15.000 tonnellate. Greenpeace chiede di fermare la pesca per il recupero dello
stock.

“Il cosiddetto ‘piano di recupero’ del tonno rosso, deciso dall’Iccat l’anno scorso, è solo uno scherzo e di pessimo gusto” – dichiara Alessandro Giannì, responsabile della
campagna Mare di Greenpeace. – “Quel piano permette di pescare il doppio di quanto suggerito dalla ricerca scientifica e l’Iccat non è nemmeno in grado di farlo rispettare. Se l’Iccat
vuol recuperare il tonno rosso, e la sua credibilità, deve fermare subito la pesca.”

Nelle attività illegali, scoperte da Greenpeace sia con attività investigative che tramite osservazioni in mare effettuate dalle sue navi, sono coinvolti anche pescherecci
italiani, oltre che libici, francesi, spagnoli, cinesi, taiwanesi, e molte altre imbarcazioni con “bandiera ombra”. Non meno preoccupante è l’illegalità nel settore degli impianti
di ingrasso del tonno rosso. Ad esempio, i proprietari di un impianto localizzato a Cetara, che Greenpeace ha contestato, hanno dichiarato al Consiglio di Stato di aver già avviato
l’attività, ma l’impianto non è tra quelli autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole. Il Consiglio di Stato ha ritenuto di far consentire, al momento, ‘la prosecuzione
dell’attività economica intrapresa’. Un’attività ovviamente non autorizzata.
“Quanti tonni ci sono a Cetara?” – continua Giannì -“Quanti altri impianti fantasma esistono nel nostro Paese? Cosa fa il Ministero delle Politiche Agricole per controllare l’attuazione
dei propri decreti?”

Greenpeace chiede, inoltre, all’Iccat di proteggere con riserve marine le aree di riproduzione del tonno rosso, come il Tirreno Meridionale, e di avviare una gestione efficace delle
attività di pesca senza concedere deroghe, come quelle che consentono, in alcuni Paesi, di pescare tonni di pochi chilogrammi di peso, e con una lotta serrata alla pesca pirata e alle
“bandiere ombra”.

Greenpeace chiede la creazione di una rete di riserve marine per proteggere il 40 per cento dei mari del Pianeta, compreso il Mediterraneo, come soluzione a lungo termine contro la pesca
eccessiva e distruttiva e per consentire ai nostri mari di ritornare in salute.

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