Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti a fianco dei dipendenti delle farmacie private

Lo sciopero dei farmacisti dipendenti delle farmacie private, indetto per domani dalle organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e sostenuto dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, è
un segnale forte dello stato di malessere in cui versa la maggioranza della categoria dei farmacisti italiani.

Da 22 mesi i dipendenti delle farmacie private (40.000), laureati e non, hanno il proprio contratto scaduto e per tutta risposta la Federfarma, sindacato che rappresenta le 16.112 farmacie
private, chiede il massimo della flessibilità d’orario sino a 50 ore settimanali proponendo aumenti di 140 euro lordi (complessivi) in quattro anni.

Proposte e richieste arroganti che rappresentano al meglio la natura feudale di un sindacato abituato da sempre a considerare i propri dipendenti dei veri e propri schiavi piuttosto che una
risorsa economica ed intellettuale.

Il ritardo nella firma del contratto ha un ulteriore risultato negativo per i lavoratori: l’impossibilità di scegliere la propria pensione integrativa di categoria in quanto a tutt’oggi
manca un accordo su questo tema, infatti la Federfarma vorrebbe introdurre l’Ente previdenziale di categoria (Enpaf, non ancora autorizzato) tra quelli legittimati a raccogliere i contributi.
Il motivo di tale insistenza è nel fatto che la totalità dei titolari di farmacia ha quest’istituto previdenziale come erogatore delle proprie pensioni.

Di professionalità i titolari di farmacia parlano quando si tratta di difendere i propri privilegi, professionalità che gli stessi soggetti poi, però dimenticano, quando si
tratta di riconoscerla in termini economici ai propri dipendenti.

Ai titolari di farmacia un suggerimento: facciano anche loro come quell’imprenditore ascolano, provino essi stessi a vivere per un mese con 1200 euro, provino anche loro a non avere nessuna
carriera, nessuna possibilità d’intraprendere liberamente la propria professione, provino anche loro a mantenere una famiglia e nel contempo a pagare l’iscrizione all’Ordine, la pensione
obbligatoria di categoria, i corsi d’aggiornamento.
E dopo aver fatto questa prova provino a riflettere sulla condizione dei propri dipendenti.

Sempre che riescano a superare il quindicesimo giorno del mese senza aver finito tutto lo stipendio.

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