Il Ministro Turco a chiesto tre pareri al CSS

Il Ministro della Salute Livia Turco ha richiesto tre pareri al Consiglio Superiore di Sanità in riferimento alla sussistenza della vita autonoma del feto di cui agli articolo 6 e 7
della legge 194 del 1978, alle modalità di impiego del farmaco RU-486 e sull’assistenza ai nati molto pre termine.

Di seguito il testo della lettera inviata al presidente del Css, professor Franco Cuccurullo.

Caro presidente,
nelle ultime settimane sono stata più volte sollecitata ad intervenire in merito all’applicazione della legge 194 del 1978 per «la tutela sociale della maternità e
sull’interruzione volontaria di gravidanza».
Come ho avuto modo di sottolineare, sia in occasione dell’ultima relazione annuale al Parlamento sia in interventi sulla stampa, ritengo che la legge 194 sia una legge saggia, lungimirante,
quanto mai attuale e soprattutto capace di coniugare responsabilità della donna e responsabilità del medico di fronte a decisioni di massima importanza.
Grazie a questa legge, non solo è stata abolita la pratica indegna degli aborti clandestini ma si sono avviate tutte quelle iniziative di supporto e sensibilizzazione ad una
maternità consapevole e responsabile che hanno fatto sì che gli aborti si riducessero di ben il 44,6% dal 1982 (anno di massimo ricorso all’aborto) al 2006.
La riduzione percentuale risulta ancora più marcata, salendo al 60%, se il dato viene limitato all’osservazione del ricorso all’IVG da parte delle donne italiane.
Tenuto conto di ciò, ho più volte ribadito che non si presenta alcuna necessità di modificare questa legge né di prevedere linee guida per la sua applicazione
perché il successo indiscutibile di questa legge sta proprio nell’essere riuscita a dimezzare gli aborti e a far crescere sul territorio moltissime esperienze di assistenza alle donne
che sono di riferimento in Europa per la loro capacità di riunire diversi profili professionali e diversi approcci assistenziali di carattere sia sanitario che psico-sociale.
Un altro elemento di forte positività della legge 194 è ravvisabile nella formulazione degli articoli 6 e 7 che individuano gli ambiti entro i quali è legittimato il
ricorso all’interruzione di gravidanza. Essa, dopo i primi 90 giorni, è infatti praticabile solo a due condizioni: quando sussista grave pericolo per la vita della donna e quando siano
accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Inoltre, quando sussistono possibilità di vita autonoma del feto, l’aborto è possibile solo in caso di grave pericolo per la vita della donna e in ogni caso il medico è
tenuto ad adottare tutte le misure per salvaguardare la vita del feto. Queste disposizioni confermano in maniera chiarissima che non siamo in alcun caso di fronte a una legge eugenetica.
In questo spirito, a fronte dei continui sviluppi della medicina che rendono possibili tempi sempre più ravvicinati per la possibilità di vita autonoma del feto, in diversi
ospedali italiani sono stati nel tempo adottati specifici codici di autoregolamentazione per orientare gli operatori su come intervenire nei casi di richieste di interruzione di gravidanza in
età gestazionale avanzata.
Dobbiamo anche ricordare nelle prossime settimane inoltre l’Aifa terminerà l’iter dell’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco abortivo RU-486 attraverso la procedura di
mutuo riconoscimento prevista dalla normativa europea e vincolante per tutti i Paesi dell’UE.
Attualmente tale farmaco è già commercializzato in Francia, Austria, Belgio, Germania, Danimarca, Grecia, Spagna, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Svizzera e
anche negli Stati Uniti, in Australia e in Cina.
Con la procedura di mutuo riconoscimento attualmente in corso saranno coinvolti insieme all’Italia anche il Portogallo, la Romania, l’Ungheria e la Lituania.
In proposito il direttore generale dell’Aifa, dottor Nello Martini, mi sottolinea in una sua missiva del 7 novembre scorso che «la registrazione, la commercializzazione e l’impiego della
RU-486 risultano compatibili e coerenti con la legge 194 sulla interruzione volontaria della gravidanza e non hanno di per sé effetto induttivo o facilitante delle procedure
abortive.
Infatti la pillola RU-486 sarà autorizzata per l’impiego esclusivamente in Ospedale, secondo le procedure e le modalità previste dalla 194 e, di conseguenza, l’interruzione
farmacologia della gravidanza si pone come alternativa all’intervento chirurgico, quando tale procedura sia clinicamente controindicata o sulla base della scelta responsabile della donna.
Su tale problematica è opportuno richiedere un parere del CSS, che già si era espresso sulla materia, in occasione della sperimentazione clinica della RU-486 presso l’Ospedale S.
Anna di Torino.
L’atto definitivo della Autorizzazione alla Immissione in Commercio (AIC) della RU-486, sulla base delle valutazioni tecnico scientifiche dell’ISS, del CSS ed infine a seguito del giudizio
conclusivo della Commissione Tecnico Scientifica dell’AIFA, spetta al CdA dell’Agenzia, su proposta della Direzione Generale, con la successiva pubblicazione del provvedimento in Gazzetta
Ufficiale».

Mi vorrei infine soffermare sulla necessità di formulare indirizzi per gli operatori sanitari in materia di assistenza neonatale per i nati con molto anticipo rispetto al termine
naturale e in generale sulla gravidanza e il parto, che è avvertita da tempo dalla stessa comunità scientifica e per la quale mi ero già premurata di coinvolgere tutte le
società scientifiche interessate costituendo l’apposito gruppo di lavoro da lei presieduto.
Ritengo pertanto opportuno sottoporre all’attenzione del Consiglio Superiore di Sanità queste rilevanti questioni, per un’ampia valutazione scientifica che possa offrire indicazioni
utili agli operatori ma anche costituire una significativa assunzione di responsabilità da parte della comunità scientifica italiana attraverso il pronunciamento del suo massimo
organo di rappresentanza istituzionale.

Più precisamente, chiedo al Consiglio di esprimersi sui seguenti quesiti:
1. in relazione a quanto contemplato dall’art. 7 della legge 194 del 1978 che recita: «quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto l’interruzione della gravidanza
può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a dell’art. 6 (che recita: «quando la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna») e il
medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto», chiedo di formulare un parere, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche e delle
evidenze ad oggi dimostrate, sulla possibilità di estendere a tutto il territorio nazionale specifiche indicazioni sulla definizione di possibilità di vita autonoma del
feto;
2. in relazione all’imminente registrazione e commercializzazione del farmaco RU-486, chiedo anche sulla base di quanto osservato dal Direttore dell’Agenzia italiana del farmaco, di formulare
un parere sulle modalità di impiego di tale farmaco nel pieno rispetto della legge 194 del 1978;
3. in relazione alla opportunità di individuare protocolli per le cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse, chiedo di esprimere un parere per definire gli ambiti
temporali e le modalità di assistenza più idonei a garantire la tutela della salute e la dignità del neonato e della madre in linea con le più aggiornate evidenze
scientifiche.

Livia Turco

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