Il caso di Torino e la questione del latte crudo
30 Dicembre 2011
Una vicenda piemontese rimette sul palco il latte crudo, con sostenitori ed oppositori che si dividono.
Tutto inizia dall’azione della procura di Torino, guidata da Raffaele Guariniello. Insieme ai colleghi, il magistrato si sta occupando di un possibile caso di contaminazione del latte crudo
venduto alla spina.
Ad attivare il procedimento, i controlli dell’Istituto Zooprofilattico su alcuni campioni di latte. Svolte nel 2010, le analisi hanno mostrato tracce di tre tipi di batteri: 8 contaminazioni da
Campylobacter jejuni, che può provocare malattie diarroiche acute; 5 di Lysteria monocytogenes, che si manifesta con vomito, dolori addominali e febbre; 4 di Staphylococcus aureus, che
causa in genere vomito e forti tremori. Rari, ma presenti, campioni con più tipi di batteri.
Inoltre, il lavoro della Procura potrebbe trovare nuova linfa dall’inchiesta ad un produttore di Pianezza. L’uomo, allevatore di bovini e titolare di un distributore automatico, era era stato
accusato di aver messo in commercio latte contaminato dal batterio Campylobacter jejuni. Il produttore ha patteggiato la pena, mentre altri due colleghi risultano ad oggi ancora indagati.
Tuttavia, la questione del latte crudo va ben oltre le zone di raccolta dei campioni, ma diventa una sorta di verifica generale sull’affidabilità dell’alimento in questione.
Forse anche per questo, il procuratore sceglie la via della prudenza: “Si tratta di un problema controverso. Il latte crudo ha molti sostenitori, per questo motivo stiamo cercando di fare
chiarezza sul grado di sicurezza del prodotto”. Allora, i dati della procura saranno poi inviati al Ministero della Salute, che deciderà se introdurre misure più severe per la
distribuzione di latte sfuso.
Questa severità non piace a tutti, ed i sostenitori del latte crudo si mobilitano.
In prima fila, Beppe Grillo, che su blog scrive: “Chi beve latte crudo campa cent’anni e risparmia almeno un terzo”. Proprio il sito ospita diversi esperti ed opinionisti, che denunciano un
comportamento scorretto delle multinazionali, che diffonderebbero false informazioni sul latte crudo.
Poi, ecco un nutrito gruppo, formato da allevatori e gestori di distributori.
La loro tesi pro latte crudo si articola in tre punti. Primo, meno inquinamento sulle strade in quanto “Il latte crudo non viene trasportato per chilometri e chilometri”. Secondo, il latte
crudo pesa meno sull’ambiente, poiché “Il latte crudo non è impacchettato. Può essere prelevato con una bottiglia di vetro, lavabile e riutilizzabile”. Terzo, il latte
crudo è riutilizzabile e per questo riduce gli sprechi: “Il latte crudo non è impacchettato. Può essere prelevato con una bottiglia di vetro, lavabile e riutilizzabile”.
Ultimo, ma non meno pesante, l’intervento della Coldiretti Torino. Secondo un suo portavoce, il latte crudo “E’ un prodotto nostrano e soprattutto, non subendo i vari passaggi di
intermediazione, è più conveniente del latte industriale”.
Matteo Clerici
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