Il 2015 salvato dai pensionati, dai dipendenti pubblici … e dall’enogastronomia

Il 2015 salvato dai pensionati, dai dipendenti pubblici … e dall’enogastronomia

ECONOMIA ITALIA. IL 2015 SALVATO DAI PENSIONATI E DIPENDENTI PUBBLICI…E DALL’ENOGASTRONOMIA
DI GIAMPIETRO COMOLLI *

Segnali positivi nel 2015 a fronte di una crisi economica-finanziaria iniziata nel lontano 2008?

Si, ma…!
Un “si” debole, marginale, ancora con troppi dubbi e decimali minimi di ripresa un po’ confusi e sempre interpretati!!.
Un “ni” debole dettato solo da alcuni segnali di basso profilo, di convinzione, di valore, di impegno latente e latitante.
Un “no” dettato dalle scelte sbagliate fatte dal governo (magari anche perché non c’era una alternativa sicura percorribile) e dalla mancanza di strade sicure e concrete per dare certezza, valore, speranze, prospettive per il Paese. Va bene lanciare messaggi di 144 caratteri perché veloci, diretti e facili, ma un paese come l’Italia che dal 1945 in poi ha vissuto una epoca di pace, ma di grandi eventi interni anche tremendi, un Paese vocato alla ospitalità e cultura che previlegia lobby e diritti acquisiti, che punta sul risultato immediato, che sforna per 20 anni pensioni baby, ha bisogno di un cambio di passo.

La crisi globale, e italiana, nasce per motivi prettamente finanziari e con una colpa mondiale ben chiara e già commentata da grandi economisti: speculazioni bancarie e finanziarie (non monetarie) dai mutui alle borse e salvaguardia di macro-sistemi e macro-interessi. In mezzo, in tutto il mondo, la borghesia lavoratrice, la piccola impresa, il giovane, il commerciante, l’impiegato che non ha mai chiesto il 150% del valore in prestito per far contenta la banca e non ha mai acquistato azioni infette per garantire speculazioni enormi di terzi.

Chi ci rimette però non è chi ha paracaduti pubblici, agganci istituzionali, accordi bancari, diritti acquisiti… chi ci rimette è il cittadino comune che ha sempre pagato fino all’ultimo euro (o dollaro) le tasse richieste. Dal 2008 ad oggi l’economia italiana è stata salvata soprattutto dai pensionati, da chi ha un basso stipendio di un posto fisso che non può perdere, dall’alimentare fatto in casa, dalla voglia di mangiare e bere bene. Purtroppo sono crollate le vacanze e i viaggi, gli acquisti di abbigliamento e auto, le cene al ristorante e le camere d’albergo, la cultura e la formazione, i libri e l’arte, i servizi agli anziani e l’investimento di una casa in proprietà…. si salvano i cellulari, i video al plasma, i tablet, i giochi digitali, le spese di bellezza fisica personale. Non credo che questo garantisca un futuro certo al nostro Paese.

Una bella notizia di fine anno 2015, concreta, aldilà delle parole di Expo: le parrocchie raccolgono i regali e i doni delle feste superflui o doppi per farli rivivere in casa di chi non ha avuto nulla, questo è vero ri-uso, recupero, riciclo, no spreco. Complimenti.

A guardare con astratto ragionamento i primi dati reali economici del 2015 emerge chiaramente che chi ha realmente sostenuto l’Italia sono state le 21 milioni di pensioni erogate a 17,8 milioni di pensionati (ovvero, 1 pensionato su 4 percepisce più di una pensione; solo 11,2 milioni sono quelle di vecchiaia e anzianità… le altre sono a superstiti e invalidità!!), anche quelle al minimo e con una sola erogazione (la maggior parte intorno a 500 euro netti al mese) che hanno rosicchiato i risparmi di una vita, che sono entrati nella fascia di inizio povertà…ma che in ogni caso l’ospizio lo pagano, la badante pure, vanno al supermercato, prendono le medicine, comprano il pane e qualche biglietto del bus. Cioè spendono tutto… chi altri?

Certamente non stipulano mutui, non comprano auto e case, non vanno in palestra e al cinema, men che meno al ristorante e in vacanza, però hanno dato “una ragione” di vita e di lavoro a tante altre persone.

Nel 2015 sono valse “una spesa netta” di 260 mld/euro per vivere e per sostentamento. Chi sta meglio fra i pensionati privati ha una pensione di circa 850 euro di media al mese, mentre chi proviene dal settore pubblico arriva a 1550 euro nette al mese di media. Una bella differenza su cui bisognerebbe riflettere e che ci porterebbe ad un discorso di diritti acquisiti, contratti collettivi, sistemi sindacali, ecc…..  Attualmente attivi nel settore pubblico sono 3 milioni di lavoratori (erano 3,6 milioni nel 2010, con circa 350mila prepensionamenti) per una spesa lorda per salari di 300 mld di euro sugli 800 mld di spesa totale della macchina statale-pubblica.

In ogni caso, all’Inps, già oggi lo Stato versa 20 mld/anno per pareggiare entrate/uscite. Al comparto “pensioni” il Governo deve mettere mano, subito, con strategia di unificazione deficit–debito di ripianamento, e non di patimento e perdite a carico del cittadino singolo,  in modo che nell’arco di 30 anni l’Inps non ci sia più, senza creare esodati, esclusi, dimenticati, figli di nessuno!

Le soluzioni Fornero non servono, anzi non risolvono il problema vero perché lo rimandano nel tempo e lo trasferiscono ad altre generazioni e creano povertà.  Non si può andare avanti con l’assioma che chi lavora paga le pensioni, soprattutto se il numero di lavoratori non cresce anzi cala. E sarà così ancora per qualche tempo. Sarebbe sufficiente – ecco la proposta concreta – che lo Stato prevedesse nella legge di Stabilità una finanziaria fissa totale per il settore maturando così in massimo 27-30 anni (una sola generazione) la risoluzione del contratto pubblico della previdenza (no welfare e assistenza).

I nuovi lavoratori e i giovani di oggi potrebbero farsi da soli come credono la propria pensione!!
Questa è la soluzione.

Giampietro Comolli

Giampietro Comolli

*Giampietro Comolli
economista distretti agroalimentari e vite-vino

in esclusiva per Newsfood.com
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