Identità Golose 2010 è finito con una festa tutta slovena

Identità Golose 2010 è finito con una festa tutta slovena

By Redazione

Identità Golose 2010è finito con una straordinaria festa dell’amicizia della nazione ospite, la Slovenia, presente Borut Pahor, primo ministro, presenti amici e
giornalisti, cuochi e produttori, presente una intesa voglia di divertirsi, di mangiare bene e bere bene, di ridere e scherzare dopo che per tre giorni in via Gattamelata si è parlato di
cucina e pasticceria con decine e decine di relatori, circondati da centinaia e centinaia di congressisti, mass media e appassionati, di salute della Terra e dell’uomo con Carlo Petrini, di
progetti come Bon – Identità di libertàil 1° marzo, un lunedì, a San Marino e della seconda edizione il 7/8 giugno di Identità London.

Tutto troppo caldo ora per mettere ordine nei ricordi e ragionarci.

Di sicuro Identità Golose è cresciuta, semina idee, fa pensare, avvicina cuochi, pasticcieri e artigiani che a volte sono diversi per storia e altre volte camminano sentieri amici
ma che vengono a Milano per vivere e condividere momenti di passione e di sincerità, per fare gruppo, per pesare, per farsi rispettare con l’esterno.

Sarebbe bene che tanti in Italia si chiedessero perché, pur di mangiare italiano, la stragrande maggioranza è contenta di ingurgitare delle autentiche porcherie che di nostrano
hanno un’etichetta che fa il verso alla nostra lingua, un gusto che vagamente ricorda una nostra squisitezza, in posti che sono delle pallide copie di un vero ristorante italiano, con cuochi
senza una vera formazione verde bianca e rossa.

Se ovunque nei vari continenti accettano tutto questo (il 90% del made-in-Italyè falso), è perché siamo così desiderati, così “buoni” e graditi, la
pasta…, la pizza…, il festival degli antipasti e dei salumi…, il tono amichevole…, che i più arrivano alla conclusione che “piuttosto che niente, meglio
piuttosto”.

Ma per noi è una sconfitta perché non sappiamo imporre per davvero le nostre eccellenze e i nostri migliori interpreti.

Sono convinto che il Lusso della semplicitàci ci  accompagnerà a lungo e dovremo impegnarci perché si capisca che non si tratta di spendere poco in maniera acritica,
ma di esigere il meglio e di pagarlo il giusto, senza effetti speciali e furbate collaterali.

E io che sogno una Leica S2 – e non me la posso permettere – non per questo penso che una saponetta da 400 euro sia in pratica la stessa cosa perché in fondo scatta foto come
l’altra.

Questo vale anche in cucina.

Non siamo uguali, nulla è uguale e non è possibile che tutto sia qualità assoluta.

La Cappella Sistina non è carta da parati.

Paolo Marchi

Newsletter Identità Golose N° 294 del 3 febbraio 2010

Redazione Newsfood.com
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