Nodi agricoli di fine annus horribilis MMXX… Italia e Italiani, corsa ad ostacoli senza fine

Nodi agricoli di fine annus horribilis MMXX… Italia e Italiani, corsa ad ostacoli senza fine

Italia e Italiani, corsa ad ostacoli senza fine

Nodi agricoli di fine anno MMXX – 2020… solo i più evidenti ed economici! Tutto il resto in altra puntata

 

Norme Leggi Regole Opzioni di fine anno in agricoltura

Testo di Giampietro Comolli

L’Italia ha qualche chances in più? Possibile creare un modello integrato fra fondi bilancio statale annuale e fondi del barile della Pac e Ocm UE ancora in attesa di una destinazione?

Si poteva rimpinguare il fondo bilancio annuale o biennale dello Stato? Sono stati spesi i “residui” cospicui della Pac-Psr 2014-2020 da pare delle Regioni un po’ distratte?

Reclamare soldi da Roma, quando ci sono quelli UE quasi gratis (oggi interessi passivi sotto zero… quando mai successo) da spendere non è forse una catastrofica presunzione politica?   

 

Avevamo già scritto tempo fa a proposito del ritardo tutto italiano della spesa reale dei fondi UE per l’agricoltura nel periodo del mandato europeo dal 2014 al 2020, anche su precisa indicazione della Coldiretti.

Un settenato che vedeva ancora una Pac vecchio stile, molto simile al mandato precedente, quindi ben nota a Ministero e Regioni. Si parlava di ben 682 mio/euro di contributi pubblici già assegnati all’Italia da dedicare ai Piani di Sviluppo Rurale, i Psr delle diverse Regioni nazionali che hanno delega decisionale in materia. Aiuti che devono essere utilizzati entro il dicembre 2020 cioè fra qualche giorno.

La Corte dei Conti, quell’organo che controlla i conti del nostro paese, spesso un po’ troppo silente e ossequiente ad un dato di fatto atavico, denuncia ancora una volta che l’Italia è, anche in questa classifica europea di Paesi, l’ultimo della fila su 28 Stati, per l’impiego dei così detti fondi strutturali. In un momento di crisi, di aziende agricole in difficoltà, di uso di enormi pacchi di fondi pubblici interni per voci di tutti i tipi e di tutte le categorie, di necessità del paese di investire e investire in strutture e infrastrutture… come possiamo non prendere decisioni, impegni, anche vincoli perché “prima” siano utilizzati fondi già giacenti potenzialmente in cassa dello Stato per un settore primario fondamentale per ripartire, per dare da mangiare, pe sostenere anche la bilancia dei pagamenti dello Stato in un momento di PIL in regressione forte e per un settore-asset trainante?

Non siamo un Paese leader nel petrolio, nelle estrazione di minerali, nei trasporti… siamo un paese leader nell’agroalimentare, o forse anche no. E’ la Coldiretti stessa che denuncia in modo chiaro, cioè il più grande sindacato datoriale di imprenditori e imprese nazionale, che la causa è l’arretratezza e i ritardi dettati da una burocrazia eccessiva, lenta, farraginosa, antagonista, precaria. Semplificare lo Stato va bene, ma altrettanto importante è “eliminare” uffici burocratici oltre una “filiera lunga” che vive di passacarte e di  scartoffie.

Non voglio essere discriminante, ma semplicemente “registro” un dato reale e pesante evidenziato dalla Corte dei Conti dello Stato Italiano, ecco quali Regioni sono indietro, sono un grave problema per tutti, indipendentemente da autonomia speciale o parziale o regioni ordinarie, in classifica: Puglia (256,6 milioni di euro), Sicilia (140,4 milioni di euro), Campania (72,6 milioni di euro), Basilicata (45,8 milioni di euro), Lombardia (44,6 milioni), Abruzzo (36 milioni di euro) ecc…..

Ma qualche speranza c’è. Spero che la ministra Bellanova imponga di ricorrere immediatamente ai ripari subito subito. Magari come si faceva a scuola alle elementari o alle medie, almeno una volta: chi studiava prendeva 10 e chi non studiava prendeva 4 ( e non 6 meno-meno come oggi), chi aveva preso 10 nel compito a scuola veniva fatto alzare in classe difronte a tutti, oppure invitato alla scrivania dell’insegnate, o era oggetto di un merito. Inoltre la scuola di allora controllava che il meritato non fosse bullizzato, grazie all’aiuto dei bidelli (n.d.r. oggi collaboratori scolastici) con occhio lungo e attento.

 

Al di là di questo grosso problema, interessante è che la Commissione UE, negli ultimi giorni dell’anno, ma già definito da alcuni mesi nei tavoli Alti dei mega burocrati, visto il prolungarsi della situazione sanitaria e con tutti gli annessi e connessi legati alla economia anche agricola, abbia prorogato e aggiornato le regole che consentono gli aiuti di stato alle imprese in difficoltà.

Nota positiva è data dal fatto che l’aggiornamento e l’aumento delle concessioni riguarda non solo le imprese “già” in difficoltà al 31 dicembre 2020 in base a dati oggettivi di bilancio, ma anche quelle entrate in crisi anche fino al 30 giugno 2021. Grande boccata di ossigeno se fosse stata presa in considerazione nella stesura dei 400 mio/euro previsti nel bilancio (NB: la Francia ha messo a bilancio 1 mld/euro/ anno per i prossimi due anni  all’agricoltura francese).

Altra notizia positiva è la proroga concessa dalla UE fino al 31 dicembre 2022 di aiuti di Stato specifici per le zone specificatamente “forestali e rurali” svantaggiate: mancano solo i dettagli di orientamento applicativo delle norme e i regolamenti che consentono l’esenzione per categoria degli aiuti di Stato.

Interessante anche la proroga della concessione degli aiuti “de minimis” per l’acquacoltura in senso generale che, in fase attuativa come le altre deroghe, saranno strettamente connesse con la nuova Pac-Pcp che entrerà in vigore dopo i due anni di transizione, cioè il 1 gennaio 2023.

Un problema, ancora una volta, sembra che sorga all’interno della struttura nazionale preposta alla gestione dei fondi Pac:  Agea sembra indietro nei pagamenti agli agricoltori soprattutto quelli “accoppiati” e quelli ai giovani agricoltori, causa il ritardo di calcoli. Solita storia.

Secondo la UE, per valere e non incorrere in riduzioni o spostamenti, i pagamenti nazionali vanno fatti assolutamente entro il 30 giugno 2021, 6 mesi dalla scadenza come concessione già programmata e nota. Se va tutto molto bene senza intoppi, forse a fine aprile avremo gli accrediti.

Ma durante i mesi “calmi” del 2020 che cosa è stato fatto negli uffici? Tutto questo “stop and go” accompagnato da un taglio generale, anche nel 2020, del 3% degli aiuti e fondi Pac per rimpinguare il fondo di riserva nazionale.

Addirittura una circolare Agea dei primi di dicembre 2020 scrive che la “erogazione dei pagamenti a saldo della domanda unica 2020” è in immediato pagamento ma con alcuni “paletti” cautelativi nuovi che riducono del 10% la spesa del greening e quelli di base, oltre al blocco in essere dei titoli ai giovani agricoltori e ai pagamenti accoppiati,  causa il principio della convergenza in essere e ben noto oramai da anni con la Pac.

La causa anche in questo caso è il ritardo nella “istruttoria” nazionale fra il valore economico  delle domande e il rispetto del tetto massimo da erogare per questa misura. In modo forse troppo semplicistico: causa burocrazia centrale lenta.

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
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