I “piccoli” dell'Unione temono l'accordo Veltroni-Berlusconi
3 Dicembre 2007
“Si viene a sapere che il leader del Pd ha consegnato i testi di riforma della legge elettorale a Violante e Bianco, vorremmo sapere chi l’ha deciso, non esiste che continuiamo a lavorare sulla
finanziaria mentre loro inciuciano con l’opposizione per la legge elettorale”.
A parlare così è stato il capogruppo dell’Udeur alla Camera, Mauro Fabris, ed i “loro” in questione sono Prodi e Veltroni. Il motivo della polemica è l’esito dell’incontro
tra il leader del Pd e Berlusconi, su cui si è trovato l’accordo sulla riforma della legge elettorale.
Sì, perché adesso i “piccoli” dell’Unione tremano davanti alla prospettiva dell’innalzamento dello sbarramento per i seggi e dinnanzi alla possibilità di perdere la
poltrona.
E’ così dall’Udeur è partita la minaccia: o si convoca una riunione dei rappresentanti dell’Unione o il partito del Campanile abbandonerà i lavori per la Finanziaria.
“Accettiamo di proseguire i lavori sulla Finanziaria se in giornata arriverà la data di convocazione” del vertice di maggioranza, ha annunciato Fabris.
A calmare le acque è prontamente intervenuto il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, che ha sottolineato che “non esiste alcun testo di riforma” elettorale: “Veltroni non ha
consegnato alcun testo di riforma della legge elettorale a Violante e Bianco. Non è vero. Non esiste un testo di riforma”, ha dichiarato Soro.
Nell’Unione, comunque, non è solo l’Udeur a richiedere il vertice. Il capogruppo dei socialisti alla Camera, Roberto Villetti, ha affermato che “l’Unione è a pezzi” e che “serve
un vertice”, mentre i Verdi hanno suggerito a Veltroni di “di non mangiare la polpetta avvelenata” del Cavaliere.
Dal canto suo, Berlusconi ribadisce che con Veltroni esiste “una coincidenza di obiettivi”: “Si vuol procedere entrambi sul modello delle grandi democrazie europee – ha ripetuto – un
bipolarismo vero, libero da veti e ricatti”.
Diffidenza sul tale convergenza di vedute, però, è stata espressa da Rutelli (che ha dichiarato “di non fidarsi troppo” dell’ex premier) e da Parisi (secondo il quale l’accordo
che i due hanno trovato “ha per oggetto la regola per ripartirsi al meglio per tutti e due i posti in Parlamento”), mentre secondo Ciampi il dialogo ha un profondo valore politico: “I maggiori
responsabili delle due coalizioni si sono resi conto che rischiano una vittoria di Pirro se poi le stesse coalizioni non riescono a operare in modo unitario”, ha spiegato l’ex presidente della
Repubblica.




