I chiarimenti in materia di apprendistato professionalizzante

 

Con la Circolare n. 27 del 10 novembre 2008, il ministero del lavoro, della salute e della solidarietà sociale ha fornito chiarimenti in materia di apprendistato
professionalizzante alla luce delle modifiche introdotte dall’art.23 del decreto legge n.112/2008 convertito dalla legge 133/2008.

Che cos’è l’apprendistato professionalizzante

L’apprendistato professionalizzante è un contratto di lavoro a tempo determinato (durata massima 6 anni) finalizzato all’acquisizione di una qualifica professionale.

Nel corso del rapporto di lavoro, all’apprendista deve essere garantita una formazione sul lavoro e l’acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico-professionali inerenti la
qualifica che s’intende ottenere. La formazione può essere fatta anche totalmente presso l’azienda. Importante in questo contratto la figura del tutor aziendale.

Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato professionalizzante, i soggetti di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove
anni.

Caratteristiche del contratto di apprendistato professionalizzante:

a) forma scritta del contratto, contenente indicazione della prestazione oggetto del contratto, del piano formativo individuale, nonché della eventuale qualifica che potrà
essere acquisita al termine del rapporto di lavoro sulla base degli esiti della formazione aziendale od extra-aziendale;
b) divieto di stabilire il compenso dell’apprendista secondo tariffe di cottimo;
c) possibilità per il datore di lavoro di recedere dal rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato;
d) possibilità di sommare i periodi di apprendistato svolti nell’àmbito del diritto-dovere di istruzione e formazione con quelli dell’apprendistato professionalizzante nel
rispetto del limite massimo di durata del contratto;
e) divieto per il datore di lavoro di recedere dal contratto di apprendistato in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

In particolare, la circolare interviene su:

Durata del contratto
Trasformazione anticipata del rapporto
Formazione esclusivamente aziendale
Formazione e responsabilità del datore di lavoro
Sottoinquadramento e profili retributivi
Cumulabilità dei rapporti di apprendistato
Al fine di semplificare le procedure burocratiche, il decreto legge 112/2008 abroga esplicitamente:

La comunicazione all’amministrazione dei dati dell’apprendista entro 30 giorni dalla data di assunzione (art.1 DM 7 ottobre 1999)
le informazioni da dare alla famiglia dell’apprendista e la comunicazione all’ufficio di collocamento degli apprendisti che avevano conseguito la qualifica (artt.21 e 24 DPR
1668/1956)
la visita sanitaria prima dell’assunzione come apprendista (art.4 legge 25/1955).
Il contratto di apprendistato professionalizzante è stato introdotto con il decreto legislativo 276/2003 in attuazione della legge 30/2003. La normativa prevede che possano
essere assunti, in tutti i settori di attività, i giovani di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni.

Il contratto di apprendistato professionalizzante, permette il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e la acquisizione di competenze di base,
trasversali e tecnico-professionali.

Durata del contratto
Tolto il limite minimo di durata, d’ora in poi il contratto di apprendistato professionalizzante potrà durare anche meno di due anni ma, in ogni caso, non può
comunque essere superiore a sei anni.

Il limite legale di durata minima del contratto di apprendistato professionalizzante è venuto meno in funzione della piena valorizzazione della capacità di
autoregolamentazione della contrattazione collettiva, nazionale o regionale, che potrà ora individuare percorsi formativi di durata anche inferiore ai due anni nel rispetto della
natura formativa del contratto in questione e, dunque, in ragione del tipo di qualificazione da conseguire.

Con la nuova disciplina risultano in linea anche quei contratti collettivi che consentono l’assunzione di apprendisti da impiegare in cicli stagionali.

Trasformazione anticipata del rapporto
Il contratto di apprendistato può essere trasformato in qualunque momento in rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il datore di lavoro può conservare per un anno, a
far data dalla trasformazione, lo stesso regime contributivo del contratto di apprendistato come previsto dall’art. 21, comma 6, della legge n. 56/1987.

Formazione esclusivamente aziendale
Viene costruito un “canale parallelo” affidato integralmente alla contrattazione collettiva, in caso di formazione esclusivamente aziendale.

L’articolo 49, comma 5, del decreto legislativo n. 276/2003 stabilisce che “la regolamentazione dei profili formativi dell’apprendistato professionalizzante è rimessa alle
regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, d’intesa con le associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano regionale” nel
rispetto di alcuni principi e criteri direttivi tra i quali “la previsione di un monte ore di formazione formale, interna o esterna alla azienda, di almeno centoventi ore per anno, per
la acquisizione di competenze di base e tecnico-professionali” e “la presenza di un tutore aziendale con formazione e competenze adeguate”.

Per superare le difficoltà rilevate nell’adozione delle discipline regionali è intervenuto in via transitoria il decreto legge n. 35/2005, convertito, con modificazioni,
dalla n. 80/2005 che prevede la disciplina dell’apprendistato professionalizzante venga rimessa ai contratti collettivi nazionali di categoria stipulati da associazioni dei datori di
lavoro e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. E’ dunque possibile, qualora manchi una legge regionale di regolamentazione del
contratto di apprendistato professionalizzante ovvero qualora detta regolamentazione non risulti applicabile in quanto non contempla determinati profili formativi o figure
professionali, stipulare validamente un contratto di apprendistato sulla base della disciplina contenuta nel contratto collettivo nazionale di lavoro. L’articolo 23 del decreto legge n.
112/2008 ha introdotto il nuovo comma 5 ter dell’articolo 49 del decreto legislativo n. 276 del 2003 secondo il quale in caso di formazione esclusivamente aziendale non opera quanto
previsto dal comma 5. In questa ipotesi, i profili formativi dell’apprendistato professionalizzante sono rimessi integralmente ai contratti collettivi di lavoro di lavoro stipulati a
livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale ovvero agli enti
bilaterali”. Sono dunque i contratti collettivi, di ogni livello, a stabilire cosa debba intendersi per “formazione esclusivamente aziendale” e a determinare il monte ore dì
formazione formale (anche inferiore a 120 ore annuali) necessario per la acquisizione delle competenze di base e tecnico-professionali.

In forza del dettato normativo è infatti la contrattazione collettiva a definire e disciplinare, per questo specifico canale, la formazione aziendale che, non può essere
aprioristicamente determinata né tanto meno condizionata dalle normative regionali, competenti a disciplinare, d’intesa con le parti sociali di livello regionale, i contenuti e
le modalità di accesso all’offerta formativa pubblica e alle relative risorse finanziarie. Pertanto, nel “canale parallelo” la formazione può essere svolta anche
“fisicamente” fuori dall’azienda, se così prevedano i contratti collettivi, a condizione ovviamente che sia l’azienda a erogare, direttamente o anche solo indirettamente la
formazione, e purché tale formazione non implichi finanziamenti pubblici. Naturalmente, ciò non esclude che le singole Regioni, nell’ambito della loro autonomia, possano
decidere di riservare forme di finanziamento o altre agevolazioni anche alle imprese che attuino formazione esclusivamente aziendale.

La previsione del comma 5 ter è immediatamente operativa anche con riferimento a quei contratti collettivi che hanno introdotto una nozione di formazione aziendale sulla scorta
del preesistente quadro normativo.

Formazione e responsabilità datore di lavoro
In caso di inadempimento nella erogazione della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalità,
il datore di lavoro è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta, con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore, che sarebbe
stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento. La maggiorazione così stabilita esclude l’applicazione di qualsiasi altra
sanzione prevista in caso di omessa contribuzione.

Sottoinquadramento del lavoratore e profili retributivi
Alla luce della combinazione tra le nuove norme sull’inquadramento degli apprendisti (art.23 decreto legge 112/2008 e art.53 decreto legislativo 276/2003) e le vecchie ancora vigenti
che prevedono gradualità della retribuzione anche in rapporto all’anzianità di servizio (art.13 legge 25/1955), l’apprendista può ricevere nel corso del rapporto di
lavoro una retribuzione inferiore in percentuale rispetto al livello di sottoinquadramento, a condizione che tale livello sia garantito almeno quale punto di arrivo della progressione
retributiva.

Poiché l’art. 53 del decreto legislativo 276/2005 è una norma che non ha introdotto un collegamento automatico tra la retribuzione iniziale dell’apprendista e quella
prevista per il lavoratore inquadrato nella qualificazione o qualifica finale, meno due livelli resta intatta la possibilità di combinare il sistema della percentualizzazione con
il livello di sottoinquadramento. Tale livello potrà essere utilizzato sia come “tetto” o livello finale sia come “soglia” o livello iniziale della progressione percentuale.

Cumulabilità dei rapporti di apprendistato
Ovvero, la possibilità di cumulare più periodi di apprendistato svolti presso diversi datori di lavoro. Tenuto conto che la disciplina dell’apprendistato
professionalizzante va integrata con le disposizioni contenute nella legge n. 25/1955, non abrogate dal decreto legislativo n. 276/2003, che continuano a trovare applicazione ai
contratti di apprendistato, in quanto compatibili con il nuovo quadro normativo è applicabile anche l’articolo 8 della legge n. 25/1955 e ciò anche nei rapporti tra
“vecchio” e “nuovo” apprendistato.

L’art.8 della legge 25/1955 è ancora vigente e recita: i periodi di servizio prestato in qualità di apprendista presso più datori di lavoro si cumulano ai fini del
computo della durata massima del periodo di apprendistato, purché non separati da interruzioni superiori ad un anno e purché si riferiscano alle stesse attività.

Ministero del lavoro, circolare n. 27 del 10 novembre 2008

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