Greenpeace: «acquacoltura, crescita esplosiva di una soluzione a rischio»

Roma ? L’acquacoltura è il comparto della produzione alimentare di origine animale con la crescita maggiore e fornisce il 43 per cento del pesce per uso alimentare, dal 1970
è cresciuta ad una media del 8,8 per cento l’anno e negli ultimi sei anni, secondo la FAO la produzione mondiale di acquacoltura è passata da 35,5 a 47,8 milioni di tonnellate
(Mt).

Al Seafood Summit 2008, la fiera mondiale dell’acquacoltura che si conclude oggi a Barcellona, Greenpeace ha presentato un Rapporto, elaborato dagli esperti del Greenpeace Research Laboratories
(University of Exeter, UK) che mette in guardia dai rischi dei metodi attualmente utilizzati. Il Rapporto indica i principali problemi da affrontare e alcune soluzioni perché
l’acquacoltura la smetta di fare disastri e si caratterizzi come un sistema di produzione ‘a misura d’uomo’.

«Oggi, l’acquacoltura non è la panacea che molti indicano per risolvere il problema dei rifornimenti di pesce, diminuiti a causa dalla pesca eccessiva» spiega Alessandro
Giannì, Responsabile della campagna Mare di Greenpeace. »In tutto il mondo, l’acquacoltura spesso causa inquinamento, usa sostanze chimiche e farmaceutiche pericolose e viola i
diritti umani, compresa la sicurezza dei lavoratori».

Un problema particolarmente grave è la dipendenza dell’acquacoltura dalla farina di pesce per nutrire, in particolare, specie ittiche pregiate per i mercati ‘di lusso’. Per ‘produrre’ un
chilo di pesce d’acquacoltura sono necessari mediamente tra 2,5 e 5 kg di pesce trasformato in farina o olio. Per alcune specie, il consumo è molto maggiore: per ingrassare di un
chilogrammo un tonno in uno dei troppi impianti del Mediterraneo, si impiegano mediamente 20 kg di pesce scongelato. In altre parole, spesso l’acquacoltura inasprisce il problema della pesca
eccessiva che, in teoria, dovrebbe risolvere.

Il Rapporto di Greenpeace, di cui è disponibile anche una sintesi in italiano, elenca una serie di criteri che possono portare questo comparto verso una reale sostenibilità.

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