Giulio Sapelli in “Giovanissima e immensa”… Crisi, Manager e stock-option

Giulio Sapelli in “Giovanissima e immensa”… Crisi, Manager e stock-option
Giulio Sapelli in “Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal. Libro di Achille Colombo Clerici
Milano, 10 gennaio 2021
“Giovanissima e immensa”. Ritratto della nostra società alle soglie del new normal.
Libro di Achille Colombo Clerici ediz. Casagrande Lugano Milano. Interviste di Antonio Armano.  Nelle librerie da Natale.

                     Anticipiamo uno stralcio del libro in cui si parla di Giulio Sapelli

Manager e stock-option
Se parli con Giulio Sapelli… Giulio dice delle cose che ti fanno riflettere.
«Quando tu leggi che un’impresa automobilistica deve raggiungere
la produzione di almeno sei milioni e mezzo di auto – almeno sei milioni e mezzo di auto! – per raggiungere il break-even… Il break-even… non fare utili.
«Capisci che tutto questo starnazzare sull’industria automobilistica fa ridere…
«Sono cifre pazzesche. Vuol dire che tutti i gruppi sono in crisi e non ne usciranno mai. Guarda cosa sta capitando adesso nei grandi gruppi del cemento. Quinto è un gruppo messicano, la Cemex. Noi siamo sesti con Italcementi. C’è una crisi da sovrapproduzione.
Si produce di
più quello che i mercati possono assorbire. Perché? Perché c’è stata la crisi dei mercati emergenti. Che gli economisti non avevano previsto,
questi poveretti degli economisti che misurano tutto con gli average, le medie… Dato che crescevano all’11%. Invece la maggior parte della popolazione mondiale va a piedi. L’unica cosa è che compra telefonini.
Ecco: lì c’è stata una crisi da sovra-capacità produttiva che spinge le nuove masse di disoccupati e poveri ad abbandonare le campagne e trasferirsi in città creando nuove favelas. Non è un fenomeno piacevole.
A nessuna città fa piacere che si creino nuove favelas. Questo nei Paesi in via di sviluppo.»
E a Milano?
«Milano non fa testo perché è una città di ricchi anche se ultimamente i ricchi hanno preso un po’ di calci nelle palle. Comunque per quanto riguarda l’Occidente e Milano, la crisi che più ha colpito è una crisi diversa.
Non è una crisi industriale da sovrapproduzione, ma una crisi finanziaria da eccesso di leva, eccesso di rischio. Questa crisi si ripercuote maggiormente sull’Occidente, rispetto ai Paesi in via di sviluppo, e ha un’influenza sulle città e il tessuto urbano.
«Che cosa è successo? Che un gruppo di manager pagati con stock-option e una classe politica – i democratici americani e i socialisti europei – hanno sregolato e distrutto la finanza. Tutto quello che era stato costruito con la grande crisi da Roosevelt col New Deal. Diciamo che l’industria era di destra e la finanza di sinistra… e loro hanno agito di conseguenza. Basta vedere che fine hanno fatto questi qui.»
Che fine hanno fatto?
«Vanno in giro a fare conferenze pagati da quelli che li hanno eletti e a cui loro hanno consentito di diventare miliardari: Clinton, Blair, Schroeder…
Questa dinamica di crisi finanziaria ha prodotto un impoverimento della popolazione e una concentrazione delle ricchezze nelle mani dell’1% della popolazione che poi non è l’1%, ma il 10%…
Perché nei Paesi anglosassoni e del Far East, la tassazione sulla ricchezza è ridicola e non c’è redistribuzione del reddito. La differenza di tassazione è eticamente insostenibile tra i ricchi e i salariati. Lo vogliamo dire? Nei Paesi occidentali, non di common law, ci sono le tasse, ma io contesto le tasse come sistema di redistribuzione del
reddito, perché i soldi finiscono in mano allo Stato.
Se escludiamo i Paesi scandinavi che sono pochi milioni ed è gente che vive nel gelo… Bisogna aumentare gli stipendi non le tasse per favorire una redistribuzione del reddito, questo il modo più certo.»
FOTO:
Giulio Sapelli con Achille Colombo Clerici

A  questo link la rassegna stampa sempre aggiornata su:
“Giovanissima e immensa” (Clicca qui)

Vedi anche:

  • GIOVANISSIMA E IMMENSA. RITRATTO DELLA NOSTRA SOCIETA’ ALLE SOGLIE DEL “NEW NORMAL” – Milano- Libro strenna Natale 2020

    13 DICEMBRE 2020 – La più recente fatica letteraria di Achille Colombo Clerici… Leggi tutto

     

Chi è Giulio Sapelli

Laureato in Economia con una tesi in storia economica presso l’Università degli Studi di Torino nel 1971, ha conseguito la specializzazione in Ergonomia nel 1972. Ha insegnato e svolto attività di ricerca presso la London School of Economics and Political Science nel 1992-1993 e nel 1995-1996, nonché presso l’Università autonoma di Barcellona nel 1988-1989 e l’Università di Buenos Aires. È stato professore ordinario di Storia economica presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegnava anche Economia politica e Analisi culturale dei processi organizzativi.

Ha lavorato con compiti di ricerca, formazione e consulenza presso l’Olivetti e l’Eni. Ha svolto incarichi consulenziali presso numerose altre aziende. Dal 1996 al 2002 è stato Consigliere di Amministrazione dell’Eni. Dal 2000 al 2001 è stato Consigliere Governativo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Dal 2002 al 2009 è stato Consigliere di Amministrazione di Unicredit Banca d’Impresa.

Ha fatto parte di diversi comitati scientifici di imprese, fondazioni e istituti. Dal 1993 al 1995 è stato il rappresentante italiano di Transparency International, organizzazione che lotta contro la corruzioneeconomica. Dal 2002 è tra i componenti del World Petroleum Council, un’organizzazione internazionale non governativa con lo scopo di promuovere l’uso e la gestione sostenibile delle risorse petrolifere mondiali. Dal 2003 fa parte dell’International Board per il no-profit dell’OCSE. È collaboratore delle testate Corriere della Sera e IlSussidiario.net.

Nel maggio 2018 il suo nome viene annoverato dai mezzi d’informazione tra quelli potenzialmente indicabili per la carica di presidente del consiglio dei ministri da Lega e Movimento 5 Stelle, all’epoca impegnati nelle trattative per formare il primo governo della XVIII legislatura della Repubblica Italiana. Sapelli successivamente conferma di essere stato contattato dai due partiti, ai quali avrebbe dato la sua disponibilità ad accettare l’incarico (giudicando “un buon programma” quello propostogli), ponendo come unica condizione la nomina di Domenico Siniscalco al ministero dell’economia e delle finanze. La proposta non trova però attuazione.

Il 3 dicembre 2018 è stato nominato vicepresidente del gruppo bancario Banca Popolare di Bari, su delibera del relativo consiglio d’amministrazione; lascia la carica l’8 gennaio seguente. (Leggi tutto)

Redazione Newsfood.com
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