Ginkgo Biloba: nessun effetto sulla memoria

Ginkgo Biloba: nessun effetto sulla memoria

Gli anziani che assumono Ginkgo Biloba per difendere la propria memoria non ottengono nessun beneficio in più dei soggetti che prendono un semplice placebo.

Lo afferma una ricerca dell’Università di Pittsburgh, diretta da Beth Snitz e pubblicata dal “Journal of American Association” (JAMA).

I ricercatori sono partiti da un punto fermo: “L’estratto di Ginkgo Biloba è commercializzato su scala mondiale e utilizzato con la speranza di migliorare, prevenire e ritardare il
deficit cognitivo associato all’età e i disturbi neurodegenerativi come l’Alzheimer. In effetti, negli Stati Uniti, ma ancor più in Europa, i preparati a base di questa specie
vegetale rappresentano il trattamento erboristico più diffusamente utilizzato per prevenire il declino cognitivo legato all’età”.

Successivamente, gli scienziati hanno revisionato i risultati dello studio denominato Ginkgo Evaluation of Memory (GEM): il loro scopo era verificare le potenziali proprietà del Ginkgo
nell’attenuare il declino cognitivo nei volontari, tutti soggetti anziani con livello cognitivo normale o un lieve deficit all’inizio dello studio. Va notato inoltre come il GEM affermi come
l’estratto del vegetale non sia capace di ridurre l’incidenza della demenza da Alzheimer o di ogni altra forma.

La squadra dell’Università di Pittsburgh (alla fine del proprio trial controllato e randomizzato) ha così scoperto come non esiste nessuna prova della funzione difensiva del
Ginkgo Biloba a favore di variazioni cognitive globali e né evidenza di un effetto su specifici domini di memoria, linguaggio, attenzione, abilità visuospaziali e funzioni
esecutive.

E tale non-effetto colpisce allo stesso modo, senza fare distinzione per età, sesso, etnia, educazione o stato cognitivo di base.

Concludono allora i ricercatori: “In definitiva, non c’è evidenza del fatto che Ginkgo Biloba rallenti il ritmo del declino cognitivo negli anziani.

Questi risultati sono in accordo con precedenti studi minori sulla prevenzione del declino cognitivo o sulla facilitazione delle prestazioni cognitive e con la revisione Cochrane del 2009 per
demenza e deficit cognitivo”.

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Matteo Clerici

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