Giampietro Comolli: la crisi del vino, cala il consumo, che fare?

Giampietro Comolli: la crisi del vino, cala il consumo, che fare?

Vini con bollicine, vini moderni, attuali per far re-innamorare i consumatori
In Italia si consuma sempre meno vino. Cresce l’acqua, la birra cresce lentamente. Nel 2012 abbiamo toccato meno di 35 litri pro-capite, vuol dire poco più di 46 bottiglie, 12 centilitri
al giorno! Erano 100 litri pro-capite solo nel 1980.

Giusto, da un punto di vista di controllo e riduzione di eccessi, abusi, malattie, danni, incidenti. Un segno di civiltà a non eccedere, grande maturità del consumatore attento, ma
un grande Paese produttore di qualità di grandi vini deve saper consumare, promuovere, far conoscere, stimolare e difendere un prodotto leader.

Già nel 2001 era chiaro – per OVSE, www.ovse.org – che la scelta edonistica e l’approccio extra tavola non avrebbe aumentato i consumi, ma li avrebbe
spostati e ridotti. Anche la tipologia, i contenitori di vino, non solo i luoghi di consumo, il modo e la quantità sono cambiati. In 15 anni si è passati dal vino rosso corposo e
invecchiato, al boom delle bollicine. Un trend che ha inciso sulle quantità, sul valore. Cause diverse: stili di vita, tempi di consumo, fuori pasto, minor pasti in casa, diete, salutismo,
lotta agli abusi, norme stringenti sono alcune, ma anche l’età dei consumatori, la velocità dei cambi di gusti, cucina più leggera, consumo più diretto e più
comodo, nuovi mercati, nuove scommesse commerciali, più facili contratti, filiera lunga, prezzi, edonismo, imitazione, ricarichi eccessivi ….

Tutti questi fattori – secondo Ovse, l’osservatorio economico vini fondato nel 1991 – sia positivi che negativi hanno contribuito a ridurre i consumi, sia a tavola fuori casa che nel consumo
domestico. Cioè non si acquistano più il numero di bottiglie di vino di soli 5-6 anni fa. Il calo di consumo del mercato nazionale si attesta nel 2013 intorno a un – 20%. Si
è persa 1 bottiglia su 5. Sempre secondo i sondaggi e indagini svolte da Ovse nel 2013, è urgente rivedere ogni strategia, coordinare interventi mirati e di sistema Paese.

In particolare i sondaggi confermano – dietro l’angolo – una opportunità di ri-crescita, seppur lenta, dei consumi interni, ma occorre però una sinergia di intenti, modi ben
calibrati, formule di approccio mirato e diretto, favorire l’accesso a più persone, certezze sui limiti dannosi, ritorno a una cucina regionale e tipica di territorio, meno arrivismo
enologico, più attenzione alla domanda, alla filiera corta e acquisti in cantina, trovare una nuova posizione del prezzo nelle insegne, più attenzione ai mercati occasionali, meno
enfasi virtuale e dare al vino più valore aggiunto, nuove linee di prezzo al consumo al dettaglio e nei ristoranti, meno ricerca degli effetti speciali, perdere totalmente la misura del
rapporto qualità/prezzo, riformulare il valore di una bottiglia al consumo (non all’origine) in base al rapporto valore/identità e, guardare ai rapporti economici dei grandi numeri
del vino e non alle sole etichette elitarie.

Proseguire su questo canale vuol dire che nel giro di 5 anni il consumo procapite sarà di 20 litri anno e vorrà dire che abbiamo perso un’altra bottiglia sul mercato nazionale.
Proseguirà il trend positivo sui mercati esteri, ma di sola commercializzazione un prodotto non riesce a durare per decenni. L’Italia è un mercato del vino che ha oltre 2000 anni,
necessita approcci e modalità commerciali diversi dai Paesi che si sono avvicinati al vino da 50 anni al massimo. La semplificazione produttiva e la omogeneità non aiutano i consumi
nazionali. Come pure un eccesso di etichette diverse per lo stesso vino, o per un vino che ha una diversa considerazione da Regione a Regione. Triplicare il prezzo di una bottiglia è
eccessivo, ma anche il ritorno allo sfuso non è una strada.

Occorre portare il vino nei luoghi di consumo, attirare il consumatore nei luoghi di produzione, far cadere la discontinuità a favore della regolarità misurata, il vino è
sempre più prossimo al luogo di consumo. All’estero è tutto diverso e occorre una politica differente.

(tutti i diritti riservati)
Giampietro Comolli
per Newsfood.com

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