Germania, la birra blocca il fracking

Germania, la birra blocca il fracking

In Germania, il fracking sfida la birra. Da una parte, il Paese industriale: dall’altra, il Paese antico, fatto di regole da rispettare e di qualità a tutti i costi.

Come altri Paesi industriali e bisognosi di risorse, il Paese tedesco guarda con interesse al fracking, la frantumazione delle rocce di profondità per estrarre gas e petrolio.

Come racconta l’Observer europeo, a favore della tecnica vi è la maggioranza di
governo, sostenuta dagli industriali, affamati di energia per competere coi rivali del BRIC. Così, il Governo federale sta già valutando una bozza di legge che permetta la
tecnica, seppur in maniera controllata.

Il fronte dei contrari è guidato dalla minoranza, Spd e Verdi: dalla loro parte, l’associazione dei produttori di birra. Si tratta di un gruppo potente, con 25.000 lavoratori ed un
fatturato annuo di 8 miliardi di euro per un consumo di 90 milioni di ettolitri l’anno.

Come spiegato dal portavoce Marc-Olivier Hunholz, il fracking potrebbe inquinare l’acqua potabile, mettendo a rischio la Reinheitsgebot, l’Editto di purezza. Promulgato nel 1516 da Guglielmo IV
di Baviera, è norma di sicurezza alimentare ante litteram: pensato gestire i prezzi di frumento e segale e regolare l’offerta tra panificatori e birrai, oggi è sia garanzia per i
consumatori che strumento di marketing.

Tra i punti fondamentali dell’edito, l’uso di acqua di alta qualità: allora, sostiene Hunholz, “Temiamo che le tecniche di fracking finiscano per inquinare l’acqua dei pozzi privati, ai
quali attingono oltre la metà dei birrifici tedeschi”.

Ad oggi, i due gruppi si sono incontrati senza arrivare ad un accordo: nodo della discordia, l’impiego di solventi chimici. Perciò, non è improbabile il ricorso alla Corte
costituzionale di Karlsruhe.

Matteo Clerici

Leggi Anche
Scrivi un commento